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1 Dicembre 2020
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Peppino Comei, il “Direttissimo”. L’uomo che contribuì alla nascita e gloria del Foggia Calcio

Pioniere, primo capitano dello Sporting Club Foggia e “uomo promozione”. Portò i rossoneri in massima serie nel 1923 e nel 1925. A lui i tifosi dedicarono il primo coro della storia. L’approfondimento storico del direttore Domenico Carella

«Arriva Comeone, il direttissimo del pallone». Mette quasi i brividi sapere che questo è stato uno dei primi cori (se non proprio il primo) intonato dei tifosi del Foggia, distinti signori e ragazzi di inizio secolo che si radunavano con cravatta al collo e cappello sulle ventitré, attorno alle corde che delimitavano il primissimo campo da calcio cittadino, chiamato “Pila e Croce”, o che si stringevano attorno alla recinzione appena eretta dello stadio che oggi conosciamo come “Pino Zaccheria”, ma che nei suoi primi giorni di vita non aveva più di una tribuna dalla quale poter assistere alle partite.

UN COSENTINO A FOGGIA – Siamo nei lontanissimi anni Venti e quel coro, o ritornello ritmato, era dedicato a uno dei calciatori più rappresentativi di quel periodo, Giuseppe “Peppino” Comei, ala di sopraffina tecnica e dal gol decisivo, capace di svegliare l’entusiasmo della folla. Un uomo distinto, con dei baffi curati sotto il naso e l’ambizione di contribuire a far nascere il calcio a Foggia, in quella che per lui, cosentino di nascita (7 aprile 1985), è stata la città di adozione. La città nella quale è cresciuto, ha giocato a calcio, lavorato e messo su una splendida famiglia. In Capitanata arrivò per lavoro tantissimi anni fa. Era cancelliere e dopo aver fatto tappa a Bari (dove aveva conosciuto la sua futura moglie, Camarca Lucia) e a Firenze, si era spostato al centro del Tavoliere. di Domenico Carella

Il pronao della Villa Comunale nel 1925

LA VITA DI PEPPINO COMEI

SCUOLA FIORENTINA – La storia di Peppino Comei è strettamente legata a quella del Foggia Calcio, anzi, sembra intrecciarsi per diversi anni fino a diventare una sola. Sin da quando, dal 1909 al 1920, si susseguirono incessanti i tentativi di costruire un club nel quale potesse identificarsi tutta la città. I primi sodalizi, fatta eccezione per quello più che amatoriale della “Daunia Football” (1909), portarono i nomi di U.S. Sardegna e U.S. Calciatori (o Sporting Club in alcune fonti). Il primo, costituito dal sardo Marinucci (che ne era presidente e calciatore), contava, tra le altre, su una figura autorevole come quella di Roberto Fini (che avrebbe scritto parte della storia dello sport di Foggia). Proprio in questo club confluì anche Peppino Comei, di ritorno da Firenze, dove aveva appreso la tecnica calcistica poi espressa con profitto in Puglia.

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CALCIATORE… MODERNO – Di lui, l’illustre giornalista Gustavo Cammeo (La Gazzetta dello Sport), scrisse in un testo: «Trattamento funambolesco della palla, velocità da leprotto, dribbling stile sudamericano, tiro a rete potente e fulmineo». Una descrizione particolareggiata e lusinghiera, che tratteggia il prototipo del calciatore moderno dei nostri giorni… ma negli anni Venti. Nell’U.S. Calciatori, invece, confluirono i fratelli Tiberini, di ritorno da Milano. di Domenico Carella

«Trattamento funambolesco della palla, velocità da leprotto, dribbling stile sudamericano, tiro a rete potente e fulmineo»

Gustavo Cammeo (La Gazzetta dello Sport)

PIONIERE – La rivalità tra i due club cittadini si concluse con la fusione nell’U.S. Atleta (una polisportiva che aveva nel calcio uno sport quasi minoritario rispetto ad atletica, pugilato e ciclismo), con Comei e soci che disputavano le loro partite sul vecchio campo di periferia, antistante la zona dove insisteva l’Orto Botanico, per poi trasferirsi sul campo Pila e Croce, lì dove adesso c’è il deposito dei cosiddetti “Cavalli stalloni”. La sede sociale era un pianterreno adiacente il pronao della Villa Comunale (poi demolito in favore del Palazzetto dell’Arte). La scena era meravigliosa, forse poetica o romanzesca. I calciatori si spogliavano in quel locale, che fungeva da spogliatoi, poi raggiungeva il campo, distante circa quattrocento metri, di corsetta.

Una delle prime formazioni del Foggia Calcio. Comei è il secondo da sinistra

IL CONTRIBUTO ALLA CREAZIONE DELLO SPORTING CLUB FOGGIA

COSTRUENDO IL FOGGIA – La triste Prima Guerra Mondiale spense le ambizioni degli sportivi, che ripresero timidamente solo nel 1919, ma senza più una sede sociale sulla quale poter fare affidamento. Al punto che i pionieri, tra i quali Peppino Comei e la famiglia Sarti (riminesi di nascita ma foggiani d’adozione, che portarono in rossonero tre calciatori: Renato, Sandrino e Giovanni), si riunivano alla luce di un lampione a gas, dinanzi al vecchio convitto liceale. Convitto diventato con il tempo sede del Tribunale e poi dell’Università. Li chiameremmo pionieri o forse sognatori. E’ in quel periodo che vengono scelti i colori rossoneri (per la passione per il Milan dei fratelli Tiberini), ma la storia si sarebbe compiuta nella sua interezza solo qualche tempo dopo. Più precisamente all’indomani dell’imprevista scissione dell’U.S.Atleta, con i praticanti calciatori della stessa che costituirono il “Maciste” e dalla successiva fusione di quest’ultima con la neonata “Pro Foggia”. di Domenico Carella

NASCE LA STORIA – Una fusione dalla quale nacque lo storico “Sporting Club Foggia”, primo club identificativo dell’intera città. Siamo nel 1920. Il 12 maggio 1920, per la precisione. Sotto la guida del presidente Carlo Giglietto (Gigliotti in altre fonti) si radunano i migliori calciatori della città e naturalmente nel gruppo c’è anche “il direttissimo” Comei. Nelle foto dell’epoca spicca il suo volto con i baffi, spesso con una fascia sulla testa o un filo a contenere i ciuffi dei capelli. In rossonero Comei resterà dal 1923 al 1927, diventandone per i primi anni anche capitano e dirigente. Ala sinistra dai piedi buoni e dalla visione di gioco fuori dal comune, conquisterà in breve tempo l’affetto dei tifosi, che oltre a dedicargli quel coro riportato in apertura di questo articolo, cominciarono a definirlo “L’artista della sfera di cuoio”.

CAMPIONE AMATO DALLA CITTA’

STELLA DEL FOGGIA CALCIO – Quel Foggia era neonato ma già vantava un seguito di tifosi pazzesco (per i tempi) e campioni di grande levatura. Tra questi, oltre a Comei, c’era sicuramente Renato Sarti, portiere dalle qualità indiscusse, al punto da suscitare l’interesse dei C.T. della Nazionale Augusto Rangone (che venne in seguito ad osservarlo nel derby con il Bari del 1927) e Carlo Carcano (che lo invitò con la sua Alessandria per sostenere una Tournée in Svizzera). In difesa brillava la stella di Camero (terzino duro e concreto) mentre in attacco (dal 1926 al 1928) si ergeva imponente la struttura fisica di Giosuè Poli. di Domenico Carella

«Arriva Comeone, il direttissimo del pallone»

Il primo Foggia impegnato in un campionato. Comei è l’uomo con la fascia sui capelli

UOMO PROMOZIONE – Il Foggia di capitan Comei conquistò nel 1923, al suo primo anno in un campionato Federale (Seconda Divisione Lega Sud Pugliese), la promozione in Prima Divisione, progenitrice della nostra Serie A. Il primo gol del “Direttissimo” arrivò il 30 settembre del 1923, nella trasferta con il Garibaldino Taranto. Quella rete, siglata al 33′, valse una preziosa vittoria per la promozione. La doppietta casalinga con l’Enotria Tarano (2-1 finale) certificò il passaggio nella massima categoria. Sarà lui l’uomo della prima storica promozione, così come lo sarà anche nel 1924-1925, quando nello spareggio contro il Lecce (giocato sul campo neutro di Bari) il Foggia vinse 2-1 con doppietta del “direttissimo”.

I NUMERI – Alla fine della sua carriera Comei conterà 24 presenze e 8 gol in campionato, ma non si contano le tante partite giocate prima dell’iscrizione alla Federazione. E non si considera neanche l’atipicità di quei campionati, che spesso prevedevano gironi con tre o addirittura due squadre, con un numero di partite evidentemente ristretto. Impossibile, però, dimenticare l’apporto prezioso che ha dato al calcio foggiano in qualità di appassionato, calciatore, dirigente e ancor più di pioniere. di Domenico Carella

Peppino Comei

TRASFERTE A CARICO DEI CALCIATORI – Un’attività preziosa e disinteressata, in tempi in cui i calciatori, per giocare, si pagavano autonomamente le trasferte autotassandosi. Nell’ultimo periodo, complice un negozio aperto e poi fallito, i tifosi sovvenzionarono le trasferte di Comei, nella speranza di veder vincere la squadra della propria città grazie alle sue gesta. Foggia è la città che ha amato e che lo ha fortemente amato. E’ la città in cui è vissuto fino alla sua morte (oggi riposa nel cimitero cittadino), avvenuta il 10 aprile 1961, a soli 66 anni, appena compiuti. In quell’occasione il club rossonero decise di apporre manifesti funebri a lui dedicati nel centro cittadino. Il testo di questi parla da solo e regala a Comei l’immortalità nello sport della città e nel cuore degli appassionati. Ancor di più nell’anno del centenario:

«E’ morto Peppino Comei. Egli che, giovanissimo, si allineò tra le file del nascente “Foggia”; autentico pioniere del calcio foggiano insieme con un nucleo di dirigenti e di atleti meravigliosi, in quel leggendario periodo in cui lo sport era solo abnegazione, sacrificio e prissimo spirito di bandiera. Fu giocatore di vaglio e le sue gesta fra le file dei “satanelli”, attraverso innumerevoli episodi entusiasmanti, rimarranno scolpite nel cuore di chi ebbe la ventura di vederle. Il suo nome è un simbolo e rimarrà segnato, indelebilmente, nel libro dei ricordi del calcio rossoneri, per essere additato alle giovani leve calcistiche di Foggia perché si mostri degno con l’imitarne le virtù, del generoso atleta loro precursore. Alcuni sportivi, amici ed ammiratori di Peppino Comei, del quale conobbero, da vicino, le splendide imprese; rattristati per la sua dipartita, lo ricordano con viva commozione alla cittadinanza».

RINGRAZIAMENTI – Domenico Carella, autore di questo articolo e direttore di Foggiasport24.com, ringrazia per la preziosissima collaborazione e per la disponibilità la famiglia di Peppino Comei. In particolare la pronipote Eva. Fiero di aver avuto la possibilità di raccontare alla città la storia del primo vero campione del Foggia Calcio, nell’anno del suo centenario. di Domenico Carella

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