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21 Settembre 2020
Foggia Calcio

TCP – Stadi di Puglia, l’impianto di proprietà conviene a tutti. Anche alle piccole

TCP – Stadi di Puglia, l’impianto di proprietà conviene a tutti. Anche alle piccole

Quanto costa uno stadio di proprietà? A livello economico può essere conveniente per una società?

TUTTOcalcioPUGLIA.com ha provato a fare un’analisi, molto superficiale, sui club pugliesi.

Innanzitutto bisogna partire da un presupposto: per l’economia di una società è preferibile avere uno stadio meno grande ma più “pieno”, piuttosto che uno stadio con una capienza maggiore ed una percentuale di riempimento minore. È certamente un grosso investimento, ma è sempre conveniente: la spesa iniziale andrebbe ad appianarsi da sola pian piano, senza dimenticare le numerose tipologie di ricavi ottenibili: gli incassi dei biglietti, i “naming rights” ovvero i diritti sul nome dell’impianto (ad esempio l’Allianz Stadium di Torino), ma anche i servizi commerciali che sorgerebbero nell’area dello stadio, i musei delle società, i ristoranti, gli store ufficiali, gli altri servizi complementari.

BARI. Il capoluogo pugliese ha un rapporto “strano” con il suo “San Nicola” (costruito per i mondiali del 1990): la moderna “astronave”, dall’indiscussa qualità architettonica, è reputata da molti come una “cattedrale nel deserto”. Molti tifosi biancorossi tra l’altro hanno maldigerito il trasloco dal “della Vittoria”. L’impianto progettato da Renzo Piano ha una capienza di 58.270 posti, raramente occupati negli ultimi anni per via delle recenti disavventure dei biancorossi: il Bari ha una delle percentuali di riempimento più basse della Puglia, soltanto il 26%. Costruire uno stadio di proprietà per le esigenze dei galletti potrebbe essere, almeno al momento, un’operazione infattibile: l’attuale impianto – tra l’altro in fase di ristrutturazione – è relativamente giovane. Tenendo conto le precedenti considerazioni relative alla percentuale di riempimento, per lo stadio biancorosso sarebbe adeguata una capienza iniziale di 35.000 spettatori. E nonostante il bacino barese sia il più ampio della regione, mettere su un nuovo stadio da tali requisiti chiederebbe un investimento iniziale dai 70 ai 90 milioni di euro (basti pensare che il Cagliari ha speso 55 milioni per edificare un impianto – in costruzione – da 25.000 posti). Certamente i ricavi sarebbero considerevoli: tra “naming rights”, incassi, assenza di spese di affitto, servizi commerciali e servizi complementari (museo della squadra, alberghi, ecc.) si stimano almeno 7 milioni d’euro l’anno, destinati ad aumentare nel corso del tempo. Ad oggi conviene? Uno stadio di proprietà è sempre conveniente, per ogni società. Ma al momento i galletti sono soltanto in Serie C e in questo caso bisognerebbe andarci molto cauti. È sicuramente un’ipotesi da valutare quantomeno nei prossimi anni.

FOGGIA. Foggia ha una situazione particolare: il “Pino Zaccheria” ha una delle percentuali di riempimento più alte d’Italia (62%, abbassatasi di ben otto punti dopo la ripartenza di quest’estate in Serie D). Gli attuali 15.000 posti dello stadio (in realtà sarebbero 25.000 non omologati) sono un equilibrio perfetto: spostarli in un impianto di proprietà richiederebbe un costo massimo di 30 milioni di euro, con una possibilità per la società di guadagnare dai 3 milioni all’anno in su. Ad oggi conviene? No, ma soltanto per la posizione del club nella piramide calcistica italiana. Non è un investimento per un club di quarta serie, ma anni fa sarebbe andato benissimo. Con un serio progetto a lungo termine, tra qualche anno la società potrebbe pensarci. Ma attenzione, una soluzione alternativa e meno onerosa per il Foggia può essere quella di uno stadio modulare (i dettagli verranno spiegati nei prossimi paragrafi): questi impianti, economicamente più sostenibili e molto più facili da edificare, arrivano fino a 15.000-20.000 posti. Una soluzione di questo tipo graverebbe sulle casse del club per un totale di 15 milioni di euro, con un ricavo iniziale di 700.000 euro destinato ad incrementarsi fino a 3 milioni dopo dieci anni.

LECCE. Il Lecce viene da un momento d’oro: la doppia promozione dalla alla ha portato alle casse giallorosse importanti benefici economici. Il “Via del Mare” ha una capienza di 31.533 posti, con una percentuale di riempimento negli ultimi cinque anni del 42%: da questo punto di vista Lecce ha degli ottimi requisiti preliminari per poter costruire uno stadio di proprietà. Il club salentino, tenendo in considerazione tutte le leggi sulla domanda e sull’offerta, potrebbe edificare – sulla scia dei risultati ottenuti negli ultimi anni – un impianto da 25.000 posti per un costo massimo di 50 milioni di euro. Quanti ricavi sarebbero destinati al Lecce? Circa 4 milioni di euro all’anno, che crescerebbero con il tempo. Ad oggi conviene? È un’ipotesi che i giallorossi dovrebbero considerare, considerando in particolar modo l’attuale permanenza del club in massima serie. Andando oltre all’aspetto del costo e dei ricavi – puramente derivanti dallo stadio di proprietà -, è necessario specificare che la società ne guadagnerebbe in prestigio, oltreché a livello economico per il business che gira intorno.

TARANTO. Tra le big four del calcio pugliese manca il Taranto, che tuttavia ha una situazione difficile da analizzare: il capoluogo ionico ha circa 200.000 abitanti, ma uno stadio di 12.154 posti quasi sempre vuoto per via degli ultimi anni di crisi della squadra.

ALTRI CLUB. Anche le squadre con seguito minore comunque possono permettersi uno stadio di proprietà: la soluzione, lo dicevamo prima, è quella degli stadi modulari (quelli in legno lamellare stanno prepotentemente prendendo piede nel resto d’Europa). E così Monopoli potrebbe avere un impianto da 2.500 posti (costo iniziale di 2 milioni di euro); Francavilla Fontana uno da 2.000 (costo iniziale di 1,5 milioni). Ad oggi conviene? Tantissimo per i club “minori”. Un piccolo stadio modulare, una “bomboniera”, in termini relativi, nel breve termine può portare alle casse dei club benefici maggiori rispetto ai grandi impianti.

In ogni caso l’uguaglianza è sempre la stessa: stadio di proprietà = prestigio + ricavi = possibilità di capitalizzare e di creare una squadra competitiva. Un investimento che per le grandi società porta benefici, ma perlopiù a lungo termine. Per i piccoli club i risultati potrebbero iniziarsi a vedere anche subito. Ma è comunque difficile incastrare tali concetti nella “mentalità italiana”: al momento nella nostra nazione soltanto cinque squadre hanno uno stadio di proprietà. Di queste l’unico club minore – e che ha avuto il coraggio di mettersi in gioco – è il Frosinone. E i risultati per i ciociari sono già arrivati, con lo stadio che al primo anno di vita ha visto subito la conquista della Serie A. E per il resto? Ai posteri l’ardua sentenza.

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