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26 Settembre 2020
Foggia Calcio Storia

Foggia Calcio 100 – La storia del centenario: “Il treno allagato, Toneatto infuriato” (di Domenico Carella)

Foggia Calcio 100 – La storia del centenario: “Il treno allagato, Toneatto infuriato” (di Domenico Carella)

La storia dei cento anni del Foggia Calcio raccontata attraverso i libri di Domenico Carella. Oggi tocca al ritorno in treno da Reggio Calabria nel 1973…

[dropcap color=”#” bgcolor=”#” sradius=”0″]S[/dropcap]iamo nella stagione 1972-1973- Il Foggia Calcio gioca in Serie B e viaggia a vele spiegate verso la promozione. Il tutto in un’atmosfera da un lato severa, voluta dal tecnico Toneatto, dall’altra goliardica, per lo spirito coeso del gruppo. Il campionato di allora era profondamente diverso da quello che conosciamo oggi.

«All’epoca, in sede di preparazione dei calendari, la Lega Calcio predisponeva due trasferte lunghe consecutive (al Nord ed al Sud) – ricorda Lino Rabbaglietti -, in modo da dimezzare i costi dei viaggi alle società, predisponendo lunghi ritiri. Il Foggia, ad esempio, era solito prendere il giovedì il treno per Milano, per poi rimanere in ritiro per una successiva trasferta. Stesso discorso per gli spostamenti al Sud». Orbene, l’11 febbraio 1973 il Foggia si impose sulla Reggina per due a uno. Il viaggio di ritorno in treno da Reggio Calabria si trasformò in una vera e propria festa. L’entusiasmo e l’energia della squadra era a dir poco incontenibile.

Tutti furono coinvolti, anche il dirigente Peppino Affatato: «Ero l’addetto alla divisione delle camere dei vagoni letto. Nella confusione dovuta all’euforia di un campionato che andava sempre più verso la promozione, dimenticai di trovare una sistemazione al tecnico Toneatto. Lauro andò su tutte le furie e decise di spostarsi da solo in prima classe». La lontananza del “sergente di ferro” sciolse le “briglie” di calciatori e dirigenti, ebbri di felicità per la vittoria. La festa si accese tra gli scompartimenti del vagone letto riservato al Foggia.

All’epoca quel tipo di convoglio aveva in dotazione un piccolo lavabo ed un vasino per la notte. Un aggeggio in ceramica con un beccuccio molto lungo, utile nel cuore della notte per i bisogni. L’oggetto giusto, per l’utilizzo sbagliato, al momento sbagliato. «Morrone diede il via alle ostilità – sorride Lino Rabbaglietti -. Riempì il coccio di acqua per poi buttarlo verso i compagni di squadra che si coprivano con le coperte del letto. Qualcuno aveva creato con i cuscini un vero e proprio fortino dal quale scagliare i gavettoni. Si scatenò la guerra, volava acqua come se piovesse. Tra i più divertiti c’erano anche i dirigenti Affatato e Colangelo, che non persero occasione per dare il loro apporto alla battaglia. In breve tempo tutta la carrozza si ritrovò allagata».

Un fiume di acqua sul pavimento, urla che provenivano da ogni singolo scompartimento, porte che sbattevano e calciatori che correvano per i corridoi. La baraonda richiamò il capotreno che, quasi spaventato dalla scena apocalittica, corse a chiamare il tecnico Toneatto, fino a quel momento tranquillamente seduto in prima classe. Lontano dalla squadra e indispettito per non essere stato contato nei posti letto. Lui era l’unico in grado di ristabilire in poco tempo l’ordine e la disciplina. Era…il “sergente di ferro”.

Si alzò dalla sua cuccetta, con passo svelto si avviò verso il vagone dei calciatori, seguito dal capotreno, ostentando l’aria determinata di chi deve intervenire perentoriamente per porre fine a una gazzarra. «Ma non appena aprì la porta, il povero Lauro si prese un gavettone che lo bagnò dalla testa ai piedi – conclude Rabbaglietti -. Una secchiata spaventosa. Qualche secondo di gelo, con Toneatto immobile a grondare acqua. Poi un gesto di sommessa disperazione. Scosse la testa, si voltò verso il capotreno e disse: “se la sbrighi da solo…”».

TRATTO DA: Diavolo di un satanello, Il Castello Edizioni, 2010. AUTORE: Domenico Carella

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