Foggia calcio, Grassadonia: “Mi piacerebbe che ci fosse quella compattezza che ho visto dopo il mio esonero”

Foggia calcio, Grassadonia: “Mi piacerebbe che ci fosse quella compattezza che ho visto dopo il mio esonero”

Era stato esonerato l’11 dicembre scorso dopo la sanguinosa sconfitta 1-3 di Livorno: a poco più di tre mesi di distanza, Gianluca Grassadonia tornerà domani a dirigere il Foggia nel delicatissimo match contro il Cittadella reduce da tre vittorie consecutive.

Il nuovo (vecchio) tecnico rossonero è intervenuto nel pomeriggio in sala stampa accompagnato dal presidente Fares che ha voluto dare a nome della società il benvenuto al mister salernitano: “Siamo felici di avere nuovamente con noi il mister. Con la sua determinazione e carica speriamo di ottenere il risultato della salvezza. Credo si stia facendo un bel lavoro e speriamo che tutto vada bene. L’unico modo di ottenere il risultato è quello di avere compattezza da parte di tutti.

All’indomani dell’esonero di Padalino non c’è stato il minimo dubbio nel richiamare Grassadonia che riteniamo la persona giusta per farci raggiungere il nostro traguardo. Sulla questione società c’è la scadenza del 18 marzo: stiamo lavorando, siamo fiduciosi. Occorre aspettare il 18 e poi il 19 ne parleremo, mi auguro positivamente. Sulle voci di trattative per la società al momento non c’è nulla di vero. Stiamo lavorando tra di noi”.

Esaurito l’intervento del numero uno del club, è stata la volta di Grassadonia che prima di rispondere alle domande dei cronisti ha voluto puntualizzare due cose: “La prima è che non risponderò alle domande sul passato. Nell’intervista prima di Livorno che durò 32’ c’era tutto il mio pensiero sui sei mesi passati al Foggia. La seconda è che mi piacerebbe che ci fosse e fosse mantenuta quella compattezza che da casa ho notato dopo il mio esonero. Perché – come ho già detto all’organo ufficiale del Foggia – ci vorrà compattezza per raggiungere l’obiettivo. Io sono qui per costruire”.

Poi spazio alla squadra, un po’ cambiata nel mercato di gennaio: “Mi piace pensare che trovo un Foggia forte, tutti dobbiamo credere in questa squadra, non è però giusto parlare di chi non c’è più, tutti devono dare il massimo. Rispetto alla prima esperienza cercherei di avere un maggior rapporto con la gente, di arrivare di più alla gente. Violentare il mio carattere per far capire che fuori dal campo sono diverso e che non sono quella persona arrogante e presuntuosa che posso sembrare.

Ai ragazzi ho detto: dobbiamo vincere e per vincere dobbiamo giocarci le partite. La mia idea di calcio la conoscete e la squadra è vogliosa di tornare a fare ciò che facevamo prima. In questi giorni i ragazzi si sono anche divertiti. Torneremo a giocarci le partite”.

L’obiettivo è la salvezza, che ha un coefficiente di difficoltà elevato: “È difficile salvarsi, da 1 a 10 direi 10 in questo momento. Però dobbiamo farcela. I tifosi ci devono trascinare e noi dobbiamo trascinare loro: lo Zaccheria deve tornare ad essere un catino. Me lo aspetto caldo, che ci sostenga, che ci supporti e ci sopporti: la squadra va aiutata da tutte le componenti. A partire da domani che è la prima di nove finali.

Come ho trovare il gruppo? Ho trovato giocatori vogliosi di allenarsi e tornare a giocare e riprendere da quanto interrotto tre mesi fa”. Il discorso è scivolato poi sulla questione Iemmello, il più colpito dagli avvenimenti del fine settimana scorso: “Lunedì Pietro è venuto a salutarmi e mi ha detto che si sentiva vuoto e ha chiesto se poteva tornare a casa visto che per due notti non aveva dormito. Lo capisco, sono cose che ti devastano. I giorni dopo si è però allenato con grande disponibilità. La settimana di lavoro è volata via con una buona partecipazione dei ragazzi”.

Tra questi anche i nuovi arrivati che il mister sta iniziando a conoscere: “Tutti i nuovi mi hanno fatto una buonissima impressione, ho fatto una full immersion delle partite del Foggia perché non le avevo viste: ho avuto modo di parlare con loro e mi hanno dato tutti massima disponibilità”.

Grassadonia ha chiaro quanto serve per salvarsi e lo ha espresso con precisione: “Ci vuole rabbia, determinazione, sono molto “arrabbiato in senso positivo, in me c’è voglia di rivalsa e come in me in tutti ci deve essere l’orgoglio di andarci a prendere la salvezza. Con l’aiuto di tutti perché il Foggia è di tutti.”

L’allenatore dei satanelli ha vissuto in questa stagione un’esperienza simile a quella della passata a Vercelli: “A quell’esperienza ho pensato al momento dell’esonero. Lo scorso anno siamo andati vicini all’impresa, ma lì c’era unità d’intenti e feeling con il i giocatori, non con la società. Se una delle componenti deraglia non ce la si fa. La squadra va spinta, sostenuta, appoggiata e poi sono sicuro che i calciatori daranno il loro”.

Si è poi entrati nella stretta attualità parlando di Cittadella: “È una squadra che va a mille, dovremo avere rispetto e idee chiare su quanto fare e all’inizio dovremo essere sostenuti perché l’approccio sarà fondamentale: non bisognerà abbatterci nei momenti di difficoltà che potranno esserci e spingere.

Abbiamo le idee chiare su quello che faremo domani. Loro fanno della coralità l’arma migliore, giocano insieme da anni con lo stesso allenatore. È giusto rispettarli ma dovremo farci rispettare anche noi. La salvezza? So solo che dobbiamo vincere almeno cinque partite, perché la quota è 41/42 punti”.

Un pensiero ancora allo Zaccheria e all’accoglienza che il tecnico si attende domani: “Lo Zaccheria deve accogliere il Foggia non me: io sono solo il tramite per arrivare alla salvezza. Non penso all’accoglienza per me. Devo solo ridare uno spirito che si è perso e tornare a giocare. Del resto c’è un buon gruppo di giocatori presente nel recente passato e quindi appena abbiamo toccato alcune corde queste sono subito tornare a suonare.

C’è voglia di avere un’idea di gioco, i giocatori avevano il desiderio di tornare a fare certe cose. Non abbiamo però voluto creare confusione mentale e alcune situazioni le abbiamo messe in un cassetto che riapriremo la settimana prossima durante la sosta.”

Tra i convocati non ci saranno Martinelli, Ingrosso, Busellato (fermato per due giornate dal Giudice Sportivo dopo il rosso di Lecce) e ovviamente Camporese; tutti disponibili gli altri. La tentazione è quella di tornare a occuparsi del passato ma Grassadonia ha stoppato queste velleità: “Non ha senso tornare indietro perché ci faremmo solo del male. Posso dire che ci sono state per me grandissime difficoltà da tutti i punti di vista. Magari alla fine, raggiunto l’obiettivo e con più serenità si potrà parlare. Una cosa posso dire: io sono una persona perbene che non si è mai nascosto dietro falsi alibi.

Ma essere contestato dopo una sconfitta e cinque turni con dieci punti fa capire che aria tirava. Sono sicuro di quello che faccio e sono sicuro di poter arrivare all’obiettivo. Errori, anche da parte mia, ne sono stati fatti ma adesso occorre resattare per cercare di salvare il Foggia”.

A chiosa delle parole del mister, un ultimo intervento/appello del presidente Fares, rimasto per l’intera conferenza accanto al tecnico: “La città deve accogliere il Foggia e dare il nuovo benvenuto a Grassadonia che con voglia siede su questa panchina. Venire allo stadio e tifare è quello che la città può fare.”

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".