Foggia calcio a Cosenza, in mezzo ai Lupi della Sila, tra francesi al “reggaeton” e scugnizzi strappati alla danza | Foggiasport24.com

Foggia calcio a Cosenza, in mezzo ai Lupi della Sila, tra francesi al “reggaeton” e scugnizzi strappati alla danza

Foggia calcio a Cosenza, in mezzo ai Lupi della Sila, tra francesi al “reggaeton” e scugnizzi strappati alla danza
Fu l’ultimo giorno di prigione dopo 19 interminabili anni, una condanna scontata pure nei dissestati campi della serie D: il Foggia calcio salutò la Lega Pro a Cosenza, il 7 maggio 2017, dopo la cavalcata trionfale firmata Stroppa, con un ininfluente 2-2, regalato ai posteri dall’ennesima prestazione monstre di Fabio Mazzeo.

Un anno e mezzo dopo, Satanelli e Lupi silani si ritrovano in una categoria più consona a piazze dalla grande tradizione e passione. Perché se Foggia è da “Champions”, come disse Giovannino nel torneo passato, anche Cosenza meritava di ritrovare le luci della ribalta mediatica dopo l’oscurantismo forzato causato da 15 anni di sofferenza. I rossoblù, infatti, non frequentavano la cadetteria dal 2002/03 quando furono retrocessi assieme a Catania, Genoa e Salernitana (squadre queste poi ripescate, sorte che non toccò ai Lupi per il sopraggiunto fallimento).

Erano gli ultimi fasti di una vicenda importante, che si concluse con la scomparsa dopo quasi 90 di storia. L’attuale Nuova Cosenza è stata costituita dal presidente Guarascio nel 2011 e ripartendo dalla «D» è riuscita a riemergere. L’ultimo atto è stato il successo 3-1 nella finale playoff di Lega Pro 2017/18, a Pescara, in gara secca, contro il Siena, con l’Adriatico invaso dai tifosi calabresi, che nella precedente semifinale casalinga con il Sudtirol avevano popolato il San Vito–Marulla (dedicato al mai dimenticato “9” rossoblù) con oltre 20mila persone. Roba da serie A.

Ebbene, sia in quel Cosenza-Sudtirol (“dove la palla la buttò dentro il pubblico”, avrebbe commentato poi Tutino, uno dei protagonisti dell’impresa) che nel successivo epilogo contro Marotta e soci all’Adriatico la firma d’autore fu quella di un francese di Lille, ma adottato dall’Italia e idolo assoluto ai piedi della Sila: Alain Pierre Baclet.

Alain Pierre Baclet è arrivato a Cosenza a luglio 2016

È lui, figura principale del reggaeton “O-ke-re-ke, Alé Cusè” (dal nome di un altro elemento decisivo nella scalata alla serie B) che il gruppo degli Zabatta Staile ha dedicato alla vittoria del campionato di Lega Pro, che segnò il gol liberatorio con l’Alto Adige e che santificò il 3-1 al Siena. Autore di 4 reti nel suo debutto con la maglia del Lecce nel 2009 (4-0 al Vico Equense in Coppa Italia; un record per chi ha indossato la casacca giallorossa, con cui quell’anno ottenne la promozione in serie A), Alain è balzato agli onori della cronaca nel 2015 quando condannò da francese musulmano l’attentato terroristico a Charlie Hebdo.

Baclet è tornato in condizione da qualche settimana e il tecnico Piero Braglia ha cominciato a sfruttarlo nelle porzioni finali di partita, come spesso avveniva con profitto in Lega Pro. Il transalpino sarà dunque un’opzione percorribile con il Foggia in un attacco che ha perso per infortunio l’ex Di Piazza (oltre ad avere il dubbio Maniero) ma che potrà contare sul talento cristallino di uno “scugnizzo” doc, Gennaro Tutino.

Ai tempi della Primavera del Napoli, a Tutino s’interessarono Juve, Inter, United e City

Strappato dal calcio alla danza quando aveva 11 anni, l’attaccante che mosse i primi passi nella Juve Domizia di Licola ha “sacramentato” una stagione spettacolare proprio contro il Siena a Pescara con il gol capolavoro del 2-1 parziale: discesa palla a piede e destro al fulmicotone sotto l’incrocio dei pali. Approdato a 12 anni nelle giovanili del Napoli, ha fatto tutta la trafila sino alla Primavera di Saurini con cui ha disputato, passando il turno contro Arsenal, Dortmund e Marsiglia, la Youth League, la Champions U20.

In estate finì in prestito al Carpi, ma poi chiese al DS partenopeo Giuntoli di tornare a Cosenza dove si era ritrovato dopo una serie di esperienze non positive in giro per l’Italia. Il ragazzo che sognava la B con il silani e poi la maglia del Napoli sarà uno dei punti di forza di un Cosenza sinora ancora a secco di vittorie in campionato (4 pareggi e 3 sconfitte, di cui una però a tavolino con il Verona per l’impraticabilità del Marulla) e che nell’ultimo confronto di Carpi prima della sosta era così schierato:

Saracco
D'Orazio
Idda
Dermaku
Corsi
Garritano
Bruccini
Verna
Mungo
Di Piazza
Maniero

Un 4-3-1-2 (che Braglia tramuterà con ogni probabilità in un 3-5-2 contro il Foggia) con il capitano Corsi (autore di una rete in quel 2-2 di maggio 2017) e D’Orazio a spingere sulle fasce e il colpo di mercato Garritano (cosentino cresciuto nell’Inter) ad agire come mezzala. Nel ruolo di trequartista aveva giostrato Domenico Mungo, calabrese di Capo di Isola Rizzuto, un jolly che rappresenta l’uomo in grado di proporre strappi e accelerazioni; così come l’uruguagio ex Pescara Baez, in rete – con la complicità del portiere del Carpi – proprio al Cabassi.

Il Cosenza sta pagando lo scotto del noviziato ma sarà avversario aggressivo e insidioso, con la sua voglia di riscatto e i suoi tifosi. Per il Foggia sarà quindi un prova di maturità, con un pensiero appena distratto a quel giorno in cui salutò – come una liberazione – l’inferno della Lega Pro.

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".

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