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30 Novembre 2021
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Foggia calcio a Pescara dove “ti spunta un Fiorillo in porta” e il geometra Mancuso disegna gol

[dropcap color=”#” bgcolor=”#” sradius=”0″]N[/dropcap]ella casbah di voci dissonanti che alimentano la prosa dell’assurdo, il campionato di B celebrerà (forse!!!) tre turni nei prossimi dieci giorni.

Nove succulenti punti in palio per il Foggia reduce dal destro sinistro incassato con Crotone e Palermo.

Il primo round del trittico della rinascita, o almeno così si augura il popolo rossonero il cui spirito insurrezionale già comincia a inondare le lande social, si svolgerà sul ring dell’Adriatico Cornacchia, contro quel Pescara che nella passata stagione battezzò con una cinquina sanguinosa il ritorno dei rossoneri in serie B dopo 19 anni ed espugnò lo Zaccheria agli albori del 2018.

Non è più il Delfino di Zeman, poteva essere quello di Grassadonia (un’idea concreta nei programmi della dirigenza), è invece il Pescara di Giuseppe “Bepi” Pillon, classe ’56 da Preganziol (Treviso). Chiamato al capezzale biancazzurro a marzo dopo l’esonero del boemo e i disastri della parentesi Epifani, da lui ci si attendeva la salvezza e poi i saluti.

E invece, il tecnico che diresse il Chievo nei preliminari della Champions League 2006/07 (ko nel doppio confronto con il Levski Sofia) e che ha raggiunto la finale playoff di Lega Pro con l’Alessandria a giugno, ha “sparigliato il mazzo” obbligando quasi il patron Sebastiani a confermarlo, anche per l’animus pugnandi che è riuscito a trasmettere ai suoi: in 12 partite con lui in panchina, infatti, il Delfino ha rimontato 5 volte, contro Palermo, Bari e Novara nel torneo 2017/18 e contro Cremonese e Brescia nelle prime tre giornate del campionato attuale.

Con le rondinelle è arrivato un pari per 1-1 in un confronto nel quale Brugman e soci erano così schierati:

Fiorillo
Del Grosso
Gravillon
Perrotta
M. Ciofani
Memushaj
Melegoni
Brugman
Mancuso
Cocco
Antonucci

In porta si è librato in volo il “Falco di Oregina” (dal quartiere di Genova dove è nato), l’erede designato di Buffon ai tempi della Primavera doriana (il mitico Gigi lo chiamò pure per congratularsi con lui agli esordi in A: “La più bella telefonata della mia vita”, avrebbe ricordato più tardi l’estremo difensore degli abruzzesi), il ragazzo a cui Oddo preferì Albano Bizzarri nell’ultimo infelice torneo di A del Delfino: Vincenzo Fiorillo.

Anche grazie alle prodezze di Fiorillo la Sampdoria vinse il primo scudetto Primavera della sua storia

Uno che questa estate poteva andarsene in Azerbaijan a guadagnare cifre importanti e a giocarsi la Champions e che invece ha preferito restare a Pescara dove “(…) ho tutto quello di cui ho bisogno”, perché “(…) i soldi non sono tutto!”, secondo quanto da lui stesso detto per spiegare il gran rifiuto. Vincenzo esordì “bambino” in serie A il 13 aprile 2008 a Reggio Calabria, ma indossare la maglia blucerchiata a 17 anni fu un peso enorme per lui: “Forse mi ha svantaggiato, non avevo la mentalità giusta”, avrebbe ponderato tempo dopo.

Per il portiere che regalò alla Samp il triplete Primavera (Scudetto, Coppa Italia e Supercoppa) e che finì alla Juve in cambio di Beltrame oggi l’obiettivo è riportare il Delfino in serie A, magari grazie all’aiuto di un altro legato alla Vecchia Signora, quel Leonardo Mancuso in rete contro i satanelli sia all’andata che al ritorno nel passato torneo.

Meneghino cresciuto nelle giovanili del Milan dove entrò a 9 anni, Leo trovò poco spazio con Stroppa nella Primavera del Diavolo ed emigrò in serie D, al Pizzighettone. Da lì un lungo peregrinare sino all’approdo alla Sambenedettese dove è esploso con 26 gol e 9 assist in 42 presenze in Lega Pro.

Prima di affermarsi nella Sambenedettese, Mancuso giocò con Carrarese, Cittadella e Catanzaro

Innamorato di Roby Baggio ma cultore del napoletano Callejon, il classe ’92 messo sotto contratto da Marotta e Paratici (“Per poter giocare nella Juve bisogna essere un marziano, spero di poter almeno visitare il centro sportivo di Vinovo”, ha dichiarato al momento del suo passaggio in bianconero) è un tipo sui generis: adora la chitarra (Ligabue è il suo cantante preferito) e la pesca, ha il diploma di geometra e ha tatuata una frase dell’”Isola che non c’è” di Bennato: «Se ci credi ti basta perché… poi la strada la trovi da te».

E la sua strada lo ha portato in riva all’Adriatico, dove sta sbocciando anche il talento tutto bergamasco di Filippo Melegoni, l’enfant prodige della Dea, cercato dopo gli Europei U19 dal Bayern. Regista e interno sopraffino, ha scatenato già una battaglia di mercato tra Milan, Inter e Juve e per molti sarà il volante della Nazionale del futuro. Intanto si fa le ossa in «B», a Pescara, dove domani salirà il Foggia.

Bisogna far punti”, ha affermato Deli dopo il ko con il Palermo, impresa non semplice ma alla portata. Purché si getti il cuore oltre l’ostacolo e si lotti sino al 90’. Come oramai è costume del Delfino targato Bepi Pillon…

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