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21 Aprile 2021
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Foggia, c’è l’Akragas. Il Gigante cresciuto a Pane e Sala…ndria contro cui Martì non perse la cappa

[dropcap color=”#” bgcolor=”#” sradius=”0″]P[/dropcap]er un punto Martìn perse la cappa, per un tiro Martí divenne re di Foggia. Almeno per una notte. Martí è il nome di battesimo di Riverola, ex canterano del Barça dal calcio infido e suggestivo. Un pintura disegnata dal destro che pulisce le ragnatele dell’angolino alto di Vono, quasi la crasi di Bono Vox, il rockettaro più famoso del mondo, il leader degli U2 che un dì decise di spendere tremila dollari per far volare il suo cappello in prima classe.

Più prosaicamente, Vono era il portiere di un’Akragas arrivata allo Zaccheria come “peccatrice” riportata sulla retta via dal profeta Rigoli, dopo il quadrimestre “dissoluto” del mistico Legrottaglie. La punizione di Sainz Maza e il rigore di Madonia avevano lapidato il risultato sull’1-1. Con buona pace delle residue speranze rossonere di tenere la scia del Benevento. È a quel punto che Martí fece un patto con il diavolo, anzi con il satanello, producendo una traiettoria da studio balistico e riportando l’estasi in uno stadio che già manifestava sintomi acuti di depressione.

La gloria di Martí non si esaurì quel lunedì di speranza: si sarebbe guadagnato il titolo d’imperatore appena qualche settimana dopo, sacramentando la semifinale playoff con il Lecce con un siluro impossibile da vedere – se non negli highlights post partita – per il numero uno giallorosso Perucchini.

Era un Riverola diverso quello, così lo erano gli agrigentini. A distanza di qualche mese, infatti, di quel Gigante (così come viene chiamata l’Akragas, il cui nome deriva dalla città greca che sorgeva nell’attuale territorio di Agrigento) non restano che i Telamoni dello splendido stemma. Pino Rigoli ha puntato la fiche carriera sul Catania, i vari Di Piazza (pallino di RDZ, un obiettivo agostano dei satanelli), Madonia e Di Grazia sono sbarcati in altri porti. Si è ripartiti innanzitutto da Lello Di Napoli. Lui conosce il Foggia, Foggia forse non si ricorda di lui. Sei mesi come vice di Campilongo, meglio eclissare i commenti. Troppo poco, comunque, per meritare una citazione nel grande libro del cuore rossonero.

Di Napoli, però, ai satanelli ha fatto già male: era lui, infatti, che guidava il Messina nel funesto, per il popolo foggiano, 2-3 di marzo 2016. In quella formazione, militavano (o almeno erano in rosa) Russo, Addario, Salvemini, Cocuzza e Zanini, oggi tutti vestiti di biancazzurro. Ci siamo: transumanza succosa dallo Stretto e fattore Messina sotto la lente d’ingrandimento di “Attenti a quei due”!

Zanini
Zanini con il presidente Alessi alla presentazione

In particolare, occhio al terzino dal gol facile: Matteo Zanini. Con il rossonero nei sogni (non il Foggia però, ma il Milan nelle cui giovanili è cresciuto!) e la brutta abitudine di avanzare, cercare lo spiraglio e battere. Quattro centri sinora: uno al Siracusa in Coppa Italia; tre a Lecce, Francavilla e Catania in campionato. In particolare, il ragazzo di Lodi è entrato nella storia dell’Akragas con il fendente che ha sancito l’impresa del Massimino: 1-0 al 93° e Catania sconfitto in casa in un derby siciliano dopo nove anni. In quel match Di Napoli ha schierato i suoi così…

Pane
Russo
Marino
Carillo
Scrugli
Carrotta
Salandria
Pezzella
Zanini
Gomez
Cocuzza

con Zanini esterno alto d’attacco in un 4-3-3 solo virtuale. Del resto nel credo del mister di Fuorigrotta c’è l’eclettismo e il saper cambiare all’occorrenza, così come lo studio preventivo degli avversari. Per il bel gioco, prego ripassare. Ne sa qualcosa il patron Giavarini il quale ha tuonato contro i suoi per la scialba prestazione con il Catanzaro nell’ultimo turno casalingo.Uno 0-0 che ha annoiato il maggior azionista in virtù di un gioco senza “bollicine”.

Niente caviale, dunque, solo pane e salame, anzi Pane e Sala…ndria (Ciccio, uno dei quattro reduci dalla passata stagione assieme a Marino, Thiago Cazé e Scrugli). E sì perché se l’Akragas è reduce da sette punti in tre incontri lo deve soprattutto al suo portiere, Pasquale Pane, autore di parate importanti a Catania e di un autentico miracolo con il Catanzaro (botta a colpo sicuro di Giovinco, il fratello della pulce atomica emigrata in Canada).

Pane
Il portiere dell’Akragas Pasquale Pane

Arrivato in estate dal Mantova, non ha fatto rimpiangere il duo Maurantonio (oggi al Taranto) – Vono (finito al Livorno), che governava la grande area siciliana l’anno scorso. Anzi, il classe ’90 è oggi – insieme a Zanini e ai centrali Carillo e Marino – il punto di forza della compagine agrigentina. Che verrà allo Zaccheria per non perdere, come tutte le squadre del resto!, e che si affiderà a Pane e Zanini per firmare un’altra impresa. Un’impresa, stavolta, da vero… Gigante!

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