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8 Dicembre 2021
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BLOG Foggia – Andria: Novantaquattro

Iemmello Foggia Calcio

DI CLAUDIO DE MARTINO – Novantaquattro. Lunghi, come un secondo non lo è mai stato. Interminabili, ed una singola ora ne valeva sette. Novantaquattro minuti stretto seduto sul gradone gelido di una tribuna. Il sedere freddo, le ossa tese e l’animo in subbuglio. Perchè lo spirito curvaiolo, si sa, non si doma. E allora al primo coro che parte della Sud e arriva fino al centrocampo, mi alzo in piedi e quasi in solitaria canto, mentre il Foggia sembra girare a vuoto.

Novantaquattro, come i tifosi appoggiati alla balaustra, che ti impediscono di seguire Angelo che ci prova sempre sulla destra, e Sarno che non la passa mai. Per Mara è la prima partita vista dal vivo in Italia. Per Antonio è il ritorno dopo trent’anni. Seguono la partita, come fossero a Wembley. Del tutto mimetizzati con le famiglie e i gruppi, imborghesiti, della gradinata.

Io no. Mi sento imbrigliato come una mosca in un pugno, prima della mattanza. Non la sbloccheremo mai ‘sta partita. Il tiki-taka è sterile, e quando il primo andriese cade clamorosamente in terra, fingendo un infortunio, quando la Nord invoca un “devi morire” di scoramento, penso che sia finita.
Ma a novantaquattro non è finita ancora. Sainz Maza – uno che si allenava con Messi, prima di finire nella C italiana – s’inventa un palleggio in area. Davanti a diecimila invasati, lui palleggia da manuale, come io facevo a tredici anni sotto casa, poi la tocca a Viola, che la getta in mezzo di prima, e poi Iemmello la tocca di petto, ed è gol, ed è novantaquattro.

Come gli sconosciuti che mi trovo ad abbracciare, come le volte che ho mandato a quel paese l’Andria, le mozzarelle, il Castel del Monte e la Bat provincia. Novantacinque. C’è già festa. Ed un ragazzo alla mia sinistra, boxer nero e tanta gelatina, stringe le mani della sua bella, rossa in volto e occhi di ghiaccio. “Sei bella come un gol al novantesimo”, chissà da quanto glielo voleva dire.

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