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16 Maggio 2021
Blog Mi Ronza in mente

Iniesta l’emblema di un Barca in versione “sporca”

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DI DARIO RONZULLI – Sulla strada di ritorno da Berlino provo a mettere ordine tra i mille pensieri di questi giorni a dir poco intensi. La mia prima finale Champions da inviato resterà una grande esperienza lavorativa e umana, una delle tante che ha rafforzato l’idea che il mio sia un lavoro privilegiato e come tale vada fatto sempre al massimo. Il confronto con giornalisti di altri paesi (a proposito: chissà se il collega argentino l’ha poi mandata in onda l’intervista con me in spagnolo…) apre la mente, poco da fare. Per non parlare delle chiacchierate con colleghi che delle finali Champions viste hanno perso il conto. E poi in tutto questo la partita. Con la Juve che pronti via si distrae, perde Iniesta e viene punita da quello splendido e sottovalutato giocatore che è Rakitic. Subentra la paura di sbagliare ancora, di subire ancora. Ci vuole un Buffon in odore di santità calcistica per tenere in piedi il tutto. Il Barça è padrone ma non affonda e fa male: perché il grande pregio della Juventus europea 14-15 è quello di non scomporsi, di rimanere in piedi nonostante i cazzotti ricevuti. E infatti l’inizio della ripresa è di tutt’altro livello: come a Madrid i bianconeri attaccano con lucidità, pressano più alto, sbagliano meno passaggi e trovano il gol (tacco di Marchisio da vedere e rivedere). Come a Madrid segna Morata, di gran lunga il migliore dei suoi tra i giocatori di movimento. Ora la partita è equilibrata, la Juve è sul pezzo ma il problema è che lo è anche il Barça in una versione più “sporca”: il man of the march Iniesta si sacrifica tantissimo, Rakitic idem, Messi si abbassa per non lasciare i compagni in inferiorità. E qui accade quello che la Vecchia Signora non avrebbe mai dovuto permettere che accaddesse: subire il contropiede in situazione di equilibrio. Messi scappa, Barzagli non riesce a fermarlo, Lichsteiner è indeciso tra chiudere sulla Pulce o allargare su Neymar, Messi ha la palla sul sinistro e da quella posizione sei certo che la porta la trovi, Buffon fa quel che può, Evra si ritrova uno contro due e Suarez non può sbagliare. Altro cazzotto pesantissimo ma la Juve si rialza seppur traballante. Nonostante Pirlo che sbaglia tanto, Tevez che va ad intermittenza e Allegri che non rischia prima le tre punte, la Juve non lascia tranquillo Ter Stegen. Ma poi al 97′ Neymar chiude tutto e la Champions va in Catalogna. Si chiude così, con la sesta finale persa, la campagna europea della Juve. Una campagna ottima in una stagione da 9, con una crescita costante, con colpi di fortuna sfruttati benissimo, con giocatori che hanno alzato la loro credibilità internazionale. Inutile ribadire come Allegri si sia preso mille rivincite. Ora viene il bello: è quasi un obbligo per la Juventus fare di tutto per rimanere a questi livelli evitando bruschi passi indietro. Chiusura doverosa sullo scambio di tweet nel post tra i profili ufficiali delle società: rispetto non di facciata tra avversari, il lato più bello del fare sport.

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