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28 Ottobre 2021
Tanto Vale

L’orgoglio di Pino Agostinone da Candelaro all’Arechi

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Si sa, il calcio è magia, da sempre i bambini e i tifosi di tutto il mondo si innamorano del fuoriclasse: quello con il numero dieci. Genio e talento, il calciatore dotato di piedi cristallini, capace con una giocata di cambiare le sorti di una partita e di incantare il mondo, gente del calibro di Roberto Baggio, di Francesco Totti o di Cristiano Ronaldo, per dirne alcuni. Ci sono storie che partono dal basso, dai quartieri di periferia di una città di provincia. E’ la storia di Giuseppe Agostinone, per tutti Pino o ‘Pinucc’, nato a Foggia nel 1988 e cresciuto nel quartiere di Candelaro, dove già da bambino inizia a tirare calci ad un pallone insieme con i suoi coetanei in strada. Quando si trattava di comporre le squadre per quelle partite che sull’asfalto, possono durare ore, quel bambino bassino, di corporatura esile e con una vistosa acne, non era di certo la prima scelta. Di tecnica in quei piedi, c’è n’era poca, ma Pino era un motorino instancabile, correva e riempiva di calcioni ogni ragazzino che affrontava. Nessuno era pronto ad immaginare un futuro di calciatore per lui, ma ripeteva ad alta voce: “Un giorno giocherò nel Foggia”. Impegnandosi e sudando su ogni pallone, il giovane Pino, iniziò la trafila nelle giovanili del Foggia, la squadra della sua città. E’ un terzino, corre si danna ma non spicca certamente per le sue doti tecniche.

“Non è pronto” quante volte quel ragazzino cresciuto a Candelaro, ha dovuto sentire questa frase, lo urlarono in molti nel 2004, quando appena sedicenne, Agostinone esordì in prima squadra, in quella che era l’allora serie C1. Due anni ai margini della squadra titolare, il ragazzo è acerbo, colleziona quattro presenze e tanti fischi. “Non è pronto” Agostinone, così la stagione successiva, viene mandato a farsi le ossa a Martina Franca, pochi km da casa, ma anche lì non riesce a brillare: solo tre presenze. Rientra alla base nella stagione 2007/2008, il Foggia sogna la serie B e Agostinone nel ruolo di attaccante deve lottare con gente del calibro di Nunzio Di Roberto, Nicola Mancino, Mario Salgado e David Mounard . Il giovane foggiano però, non demorde, in allenamento sgomita, corre e si impegna, così Campilongo prima e Galderisi poi, decidono di dare qualche chance al ragazzino di Candelaro. E’ il 23 dicembre del 2007, mancano pochi giorni a Natale, allo Zaccheria è di scena la capolista Sassuolo, la partita è sofferta, il Foggia alla disperata ricerca di punti playoff, non riesce ad incidere. Al sesto minuto del primo tempo, Nunzio Di Roberto si fa male: è il momento di Pinuccio, dieci minuti dopo, raccoglie un assist di Colombaretti e di sinistro fredda il portiere del Sassuolo, si toglie la maglietta e corre come un disperato sotto la curva Sud, è il suo primo goal per la sua squadra del cuore. La stagione successiva, Agostinone torna ad essere utilizzato con il contagocce, 3 presenze e tanti mormorii quando entra in campo, per il pubblico foggiano il ragazzo “Non è pronto”.

Il giovane attaccante rossonero, viene ceduto in prestito alla Pro Vercelli in C2, dove trova più continuità e riesce a realizzare anche due goal. Ritorna a Foggia nell’anno del boemo Zdenek Zeman, è un sogno per Pino, cresciuto con il mito di Zemanlandia e con i ricordi della serie A. E’ il momento della verità, il tecnico di Praga è un maestro nel lanciare giovani talenti, riuscirà finalmente a valorizzare il talento del ragazzo cresciuto a Candelaro? Se lo chiedono in tanti, e il boemo pare dar fiducia al nostro Pino, schierandolo nel suo tridente ben 13 volte. Agostinone corre, verticalizza, realizza un goal e si danna come sempre, ma non convince il pubblico foggiano, che mormora e spesso lo fischia, per poi concludere come sempre che Agostinone: “non è pronto” e qualche maligno gli da anche del “raccomandato”. La stagione successiva, il Foggia lascia andare via Agostinone, ceduto al Montichiari in C2, è la fine, il ragazzo non rientra nei piani di Stringara e non è apprezzato dal pubblico, la sua stessa gente, ma del resto si sa, nessuno è profeta in patria.

E’ la turbolenta estate del 2012, il Foggia muore, Casillo non iscrive la squadra al campionato di serie C, il fallimento della sua squadra del cuore, non può lasciarlo indifferente, anche se non si è mai sentito apprezzato dai suoi concittadini. E’ come il richiamo della foresta di Jack London, alla fine il cuore ha la meglio sulla ragione, Pino ha la testa dura ed un cuore grande che pompa nelle vene sangue rossonero, accetta la chiamata alle armi della nuova dirigenza che vuole una squadra di foggiani per disputare il campionato di serie D. Mister Padalino schiera Agostinone ovunque a centrocampo: come esterno e come mediano, è un vero e proprio jolly e lui si fa sempre trovare pronto. Il pubblico che prima lo fischiava, incomincia a capire che quel ragazzo di Candelaro è disposto a tutto pur di indossare la maglia rossonera, che suda sistematicamente ad ogni partita, trascinando con 52 presenze e 5 goal in due stagioni il Foggia in Lega Pro unica.

Il resto è storia dei giorni nostri, mister De Zerbi ritiene il jolly di Candelaro elemento imprescindibile dell’11 titolare, spostandolo a terzino sinistro, ruolo che svolgeva nelle giovanili. Il brutto anatroccolo che viene dalla periferia si trasforma in un cigno, diventando di fatto uno dei migliori terzini sinistri della categoria. Raggiunge il record delle 100 presenze con la sua squadra del cuore, ma soprattutto fa breccia nel cuore dei tifosi, gli stessi che qualche anno prima mormoravano: “Entra Agostinone, questa partita la perdiamo”, oggi in un capovolgimento della realtà tipico dell’opera kafkiana esclamano: “Non gioca Agostinone, questa partita la perdiamo!”

Ecco perché la corsa di Pino Agostinone dopo il goal del Foggia all’Arechi non deve stupire, il terzino rossonero ha fatto ciò che ogni tifoso foggiano avrebbe sognato, esultare mostrando lo stemma della sua città sotto la curva dei rivali di sempre, con orgoglio, perché quando vieni dal basso ogni gesto è genuino e sincero.

VALERIO LO MUZIO

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