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18 Ottobre 2021
Serie B

La crisi della governance della Lega Pro

La Lega Pro è in subbuglio e l’assemblea di lunedì per l’approvazione del bilancio si annuncia letteralmente infuocata. La crisi della governance della Lega si è aperta: più del 60% delle società sembrano pronte a manifestare il loro dissenso, innanzitutto a proposito dei ricavi che si sono via via assottigliati. A fronte della riduzione delle squadre da 90 a 60, i ricavi sono passati dai 46 milioni di due anni fa ai 40 dell’anno passato fino ai 35 di quest’anno. E per il prossimo anno saranno invece solo trenta, poiché il contributo della Federazione per il 2015 non arriverà (sono venuti meno i contributi del Coni). Il dissenso dei club si manifesta anche sull’incapacità della Lega di trovare ricavi alternativi, che possano mantenere e sostenere i club. Peraltro i club della Lega Pro stanno anche vivendo una situazione paradossale: la Lega Pro infatti è stata determinante in estate per l’elezione del presidente federale e il suo presidente è stato eletto vicepresidente federale. Ma nella stessa Lega Pro, ecco il paradosso, nonostante il gran lavoro, sono rimasti… a mani vuote.
La pentola si sta scoperchiando, i problemi si ingigantiscono. Nessuno, tra l’altro, ha dimenticato che già l’anno passato la Lega Pro poteva fallire: nella controversia giuridica instaurata contro la Lega di B per la definizione della quota spettante per i diritti tv (la governance della Lega Pro era convinta di poter arrivare ad una cifra ben superiore ai 23 stabiliti dalla legge Melandri) alla fine l’accordo fu trovato solo grazie alla benevolenza del presidente della Lega di B Abodi, considerato che il perito incaricato dal tribunale aveva previsto che invece il contributo avrebbe dovuto essere tra i tre e i dieci milioni. Una somma che avrebbe portato al fallimento. Fra le altre cose pare che tale accordo sia stato fatto senza prevedere un’indicizzazione sui maggiori proventi che nei prossimi anni dovessero arrivare dalla vendita dei diritti tv.
Tornando all’assemblea di lunedì (voteranno le società in organico l’anno passato), pare che il bilancio possa chiudere con una grave perdita. Se non verrà approvato, il rischio è quello di un commissariamento, con conseguente nuova assemblea ed elezioni in tempi brevissimi.

fonte: tuttomercatoweb

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