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4 Dicembre 2021
Blog Il mio calcio libero

Dal ripescaggio alla gloria: la Danimarca del 1992

DI RUGGIERO ALBOREA – Ciao a tutti! Il consueto appuntamento settimanale “A spasso nel tempo” coincide, in questa occasione, con una scialba prestazione del Foggia, che pareggia con la Casertana senza di fatto giocare il secondo tempo. Un 1-1 che accontenta entrambe le squadre, mantenendole nelle prime posizioni della classifica e avvicinando il traguardo della promozione. Il fil rouge che collega il match di domenica scorsa a una storica finale del passato è da ricercare, in questo caso, nella coincidenza che unisce Foggia e Casertana in questo campionato: entrambe avrebbero dovuto disputare la serie D e invece, grazie a un ripescaggio, occupano ora le prime posizioni della graduatoria, come peraltro il Cosenza primo in classifica. Oggi ripercorreremo il cammino della più famosa – e vincente – ripescata del calcio moderno: la Danimarca che vinse gli Europei del 1992.

Il gruppo 4 di qualificazione ai Campionati Europei di Svezia 1992 si conclude, sul campo, il 16 ottobre 1991, quando, vincendo 2-0 contro le isole Far Oer, la Jugoslavia guadagna il pass per la nona edizione dei campionati continentali. Nel frattempo, però, nei Balcani è iniziata una sanguinosa guerra: Slovenia, Croazia, Macedonia e Bosnia-Erzegovina proclamano la propria indipendenza dando vita a conflitti etnici che dureranno fino al 1995. La Jugoslavia che si era qualificata agli europei, la Jugoslavia unita, di fatto, non esiste più. Il 30 maggio 1992 l’ONU impone l’embargo commerciale alla nuova Repubblica Federale Jugoslava, vietando fra l’altro la partecipazione di suoi atleti a competizioni internazionali; il 31 maggio, a soli 10 giorni dall’inizio della manifestazione, l’UEFA è quindi costretta a “ripescare” la nazionale che si era classificata seconda in quel gruppo 4: la Danimarca allenata da Richard Møller-Nielsen.

Quando apprende che dovrà partecipare agli imminenti Europei, la federazione danese richiama in fretta i furia i suoi uomini, ormai sparpagliati in vacanza in giro per il Vecchio continente, e costituisce il gruppo dei 20 che saranno impegnati, di lì a pochi giorni, in Svezia. La maggior parte dei danesi gioca in patria, mentre solo 7 elementi militano all’estero; tra loro, le stelle: il roccioso portiere del Manchester United Peter Schmeichel, il difensore John Sivebæk (che l’anno successivo si sarebbe trasferito al Pescara), Flemming Povlsen del Borussia Dortmund e il meno famoso dei fratelli Laudrup, Brian, attaccante del Bayern Monaco. Miki Laudrup, invece, aveva abbandonato la nazionale pochi mesi prima per dissidi col tecnico, perdendo così un treno che non sarebbe mai più passato.

Nella prima fase la Danimarca pareggia con l’Inghilterra, perde contro i padroni di casa della Svezia ma riesce a qualificarsi lo stesso sconfiggendo a sorpresa, con un gol a 12 minuti dal termine, la Francia guidata in panchina da “Le Roi” Michel Platini. In semifinale l’ostacolo è uno di quelli che sembra insuperabile: l’Olanda campione in carica, col trio del Milan composto da Rijkaard, Gullit e Van Basten, l’astro nascente Dennis Bergkamp e il futuro attaccante del Foggia Bryan Roy. I danesi vanno due volte in vantaggio, sempre rimontati dagli orange; si va ai supplementari, il risultato non si schioda dal 2-2 e dunque si passa ai rigori. I 10 tiri dal dischetto, 5 per parte, finiscono tutti in rete tranne uno, quello calciato dal più forte giocatore europeo dell’anno e che a dicembre avrebbe vinto il suo terzo Pallone d’Oro: Marco Van Basten lo tira male, poco angolato alla sinistra di Schmeichel che indovina la traiettoria e riesce a respingerlo. La Danimarca è in finale!

L’ultimo atto si disputa allo stadio Ullevi di Goteborg il 26 giugno 1992. Un mese prima i nazionali danesi pensavano alle vacanze e il mister – parole sue – era alle prese con una decisione ben più difficile che decidere i 20 convocati per un Europeo: scegliere la nuova cucina di casa sua! Oggi, invece, eccoli in campo nella vicina Svezia, per disputare la finale di una competizione a cui non avrebbero nemmeno dovuto partecipare. E di fronte troveranno la nazionale campione del mondo, la Germania nuovamente unita dopo il crollo del Muro di Berlino e arricchita dunque dai talenti dell’Est. Il portiere Illgner, i difensori Kohler e Brehme, Sammer e Hassler a centrocampo, Riedle e Klinsmann in avanti: una squadra che, seppur priva dell’infortunato Lothar Matthaus, farebbe paura a chiunque. Eppure al 18′ è proprio la Danimarca a portarsi in vantaggio con una gran botta di John Jensen dal limite dell’area: un destro imparabile per Bodo Illgner. La Germania non ci sta e si catapulta in avanti: Reuter fallisce a tu per tu con Schmeichel, poi il portiere danese salva su Effenberg e Klinsmann. Nella ripresa ecco l’errore di Berti Vogts, l’allenatore tedesco: fuori il regista e cervello di centrocampo Matthias Sammer, dentro il più offensivo Thomas Doll. Pur sbilanciata in avanti, la Germania non riesce a creare come nel primo tempo e a rendersi pericolosa, se si eccettua un colpo di testa di Klinsmann miracolosamente intercettato da Schmeichel. Al 78′ Kim Vilfort mette al sicuro la vittoria danese con un sinistro che colpisce il palo e rotola in rete: per la Germania è, sportivamente, la fine; per la Danimarca il trionfo più bello ed inatteso.

Questa storia rappresenta meglio di altre il lato affascinante del calcio: puoi allenarti meticolosamente, studiare gli avversari con cura, osservare per tutto l’anno i futuri convocati e fare lunghi ritiri di preparazione, ma potrai sempre perdere, anche contro una squadra messa su in una settimana che, con la sola forza di volontà, una buona organizzazione di gioco e un pizzico di fortuna, porterà a casa la vittoria!

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