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Foggia
4 Dicembre 2020
Blog Cuore Rossonero

Marchionni, inizio “no” come Rubino e Zeman, attacco inconsistente

Marchionni per il momento ha eguagliato il record di Rubino e Zeman di 3 sconfitte iniziali nel 66 Inter 0-4, Bologna 0-5, Vicenza 1-3 e nel 92 Milan 0-1, Napoli 2-4 e Roma 0-3, ma almeno era serie A. Prestazione a dir poco negativa offerta dal FOGGIA contro l’Avellino. Torna in campo a una punta e mezza con Dell’Agnello in panchina e D’Andrea e Curcio lì davanti. Gentile riprende il posto a centrocampo. In difesa a 3 Gavazzi, Germinio e Agostinone.

Sulle fasce Kalombo buono in fase offensiva, nullo in fase difensiva e Di Masi volenteroso ma scarso nel rendimento. Completano il centrocampo uno spento Garofalo e Raggio Garibaldi che non vede neanche la metà dei mille sugli spalti. Diciamolo subito: è un FOGGIA inesistente in attacco, ma non può fare diversamente, vuoi perché l’avversario è uno dei 14 avversari nettamente più forti del FOGGIA in questo girone, vuoi perché da quando Marchionni ha sostituito Cau in panchina il FOGGIA ha subito una netta involuzione. Inoltre D’Andrea non può fare reparto da solo in avanti.

Per tutti è difficile agire in solitudine, figuriamoci per un giocatore di quarta serie catapultato tra i professionisti. Passano i minuti, il FOGGIA controbatte con attenzione e abnegazione, ma non costruisce nulla, non è propositivo. Si vedono più calci che calcio, anche sulla sponda biancoverde. Al 34° però Kalombo continua il sonno di Catanzaro, come se si fosse girato, sempre dormendo, dall’altro lato e l’Avellino segna. Nella ripresa il taccuino resta vuoto.

Dell’Agnello si da da fare ma è vox clamantis in deserto. Rossoneri sempre più disordinati, come se giocassero assieme per la prima volta, come se nel pomeriggio ci fossero state una quindicina di telefonate per dire “amma ì a jucà à u pallone stasere?”. Poi arriva il rigore per fallo di Germinio e i lupi raddoppiano. Entra Balde Balde a dare un po’ di brio e Tascini, che puntualmente entra in campo al posto di un più che evanescente D’Andrea.

Inutile dire che mutando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia. Vitale tenuto inspiegabilmente fuori accorcia le distanze. Potremmo dire ma ormai è tardi, con molta obiettività diciamo che se fossero stati ancora a giocare il FOGGIA non avrebbe tirato in porta. Finisce 2-1 per gli ospiti. Loro hanno un grande allenatore, Piero Braglia. E si è visto!

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