Foggia Calcio 100 – La storia del centenario: “Valadé, scendi da quel treno”

Foggia Calcio 100 – La storia del centenario: “Valadé, scendi da quel treno”

Foggia Calcio 100 – La storia del centenario: “Valadé, scendi da quel treno”

I cento anni del Foggia Calcio raccontati attraverso episodi e pagine dei libri di Domenico Carella. Oggi tocca al Foggia di Maestrelli e di Valadé, terzino protagonista suo malgrado di uno scherzo storico

Il Foggia del ‘68-‘69 era una squadra che giocava un gran bel calcio, piacevole da vedere, capace di rispecchiarsi completamente nella sua guida: Tommaso Maestrelli. Il tecnico era un fine psicologo, riusciva a percepire in anticipo gli umori dei suoi ragazzi, da esperto gestore di gruppo qual era. Spesso sobillava e convinceva i “senatori” dello spogliatoio ad inventare degli scherzi per rialzare il morale, finito sotto i tacchi dopo una sconfitta.

«Maestrelli aveva un rapporto straordinario con Pirazzini – asserisce Rabbaglietti-. Nei momenti più bui della stagione lo chiamava in disparte per pianificare assieme qualche tiro mancino». Spesso ne venivano fuori beffe degne degli attori più consumati. E’ il caso dello scherzo ad Ambrogio Valadè, storico difensore del Foggia della prima promozione in serie A. La scintilla si accese durante il ritiro di Arona, nei pressi di Novara, alla vigilia del match contro il Como del 3 Novembre 1968 (1-1 il risultato finale). In quel periodo era aperta la campagna di mercato suppletiva. Le squadre cercavano gli ultimi ritocchi per completare le rose.

Ambrogio ripeteva in continuazione di aspettare una chiamata che gli permettesse di tornare dalle sue parti. Una tiritera che lo iniziava a rendere monotono alle orecchie esauste dei compagni. Il suo desiderio più grande era quello di tornare al Nord per riavvicinarsi a casa. Maestrelli colse la palla al balzo ed architettò con il fido Pirazzini lo scherzo perfetto. «Eravamo a tavola in un ristorante – sorride il capitano – Maestrelli prese in disparte me e Teneggi e ci disse: ragazzi, facciamo uno scherzo ad Ambrogio, gli diremo che è stato ceduto alla Sampdoria. Organizziamo nei dettagli la sua cessione: Teneggi sarà trasferito con lui, quindi dovrà reggere il gioco».

I due “ceduti” da Maestrelli

I calciatori accolsero subito la richiesta del tecnico. Lo straordinario rapporto che Maestrelli aveva instaurato con Pirazzini era sotto gli occhi di tutti. «Per comprenderlo al meglio – puntualizza lo storico capitano – basta pensare che i miei colleghi spesso ci chiamavano “il babbo ed il figlio”, per sottolineare l’intesa che regnava tra noi. Bigon parlando con me di Tommaso diceva sempre: “il tu babbo”». Forti di questo rapporto i due misero in scena lo scherzo perfetto.

«A fine pranzo – racconta Rabbaglietti – Maestrelli si alzò in piedi e chiese a Valadè e a Teneggi di poter parlare in privato. Siete stati ceduti alla Sampdoria, sospirò il tecnico ai due con fare da attore consumato». Valadè abboccò allo scherzo. C’era da capirlo, non vedeva l’ora di avvicinarsi ai luoghi dell’infanzia per vivere con maggior attenzione gli affetti della famiglia. «Noi, naturalmente, rincarammo la dose – sorride Pirazzini -. Quando arrivò al tavolo per annunciarci la bella notizia lo riempimmo di complimenti. “Adesso puoi comprarti una bella villetta a Nervi per te e la tua signora”, gli dicevamo. Finalmente hai la possibilità di finire la carriera in serie A… insomma, il povero Valadè cominciò a sognare a occhi aperti».

C’era davvero di tutto per dare il via ad una festa, un salto di categoria, l’approdo nella massima serie nazionale, il riavvicinamento ai luoghi d’origine e alla famiglia. Tutte queste coincidenze avrebbero potuto risvegliare in lui dei legittimi sospetti, ma i “discoli” diretti da Maestrelli organizzarono tutto nei minimi dettagli. «Per rendere la storia ancora più credibile – dice Rabbaglietti – finsero l’arrivo direttamente da Genova di un telegramma indirizzato al “sig. Valadè Ambrogio”. Poche righe asettiche ed austere sul foglio di carta, proprio come si confaceva al calcio di quei tempi: “Il calciatore Valadè Ambrogio è convocato presso la sede dell’Unione Calcio Sampdoria giorno…”. A quel punto era davvero difficile non crederci».

Valadè era il ritratto della gioia. Sospinto dal finto entusiasmo dei compagni salì i gradini che lo portavano alla sua camera d’albergo per preparare la valigia. La stessa cosa fece Teneggi che, al contrario, preparò il bagaglio senza riempirlo. La carovana si avviò verso la stazione. Saluti, abbracci, baci e calorose pacche sulle spalle con tanto di lacrimoni agli occhi. «Ricordo che ci guardò dalla scaletta – dice Pirazzini – poi ci salutò dicendo: ragazzi prima non ho potuto, andavo di fretta, ma in albergo troverete torta, pasticcini e champagne, è un mio regalo per voi. Festeggiate pure».

Una foto del’interno della stazione di Arona

Ma il meglio doveva ancora arrivare. Ad una manciata di secondi dalla partenza ecco giungere trafelato Peppino Affatato. Il dirigente portava con se una triste notizia. A distanza di anni lo stesso Affatato ci racconta l’evento: «Mi dispiace Ambrogio, devi scendere – gli dissi con fare serioso-. E’ arrivato un contrordine dalla società. Il Foggia non vuole più cederti».
«No, io sono stato ceduto alla Sampdoria. Devo andare alla Sampdoria», replicava il calciatore che non ne voleva sapere di scendere da quel treno, che tra l’altro stava per partire, quindi bisognava farglielo capire alla svelta. L’opera di convincimento ebbe effetto grazie alla recitazione dei compagni che, mentre Valadè scendeva mestamente dal treno,partirono in quarta: «Ambrogio, non è giusto! Ti devi far dare i soldi, hai trentatré anni, ti stroncano la carriera se fanno così, avresti potuto giocare in serie A».

Tutti continuarono imperterriti lo scherzo. I calciatori rientrarono in albergo con Valadè evidentemente dispiaciuto. Anzi, proprio inc…. Aveva già avvisato la famiglia del suo arrivo e la moglie lo aspettava alla stazione di Genova. Data notizia del contrordine anche ai parenti, il gruppo si riunì nella hall. C’era una torta ed una bottiglia di champagne già pagato da consumare. «Dopo aver preso il dolce Maestrelli aprì la bottiglia per il brindisi – ricorda Pirazzini – dicendo a voce alta: “adesso lo scherzo è finito, la cessione era una burla. Grazie a lui per lo spumante”. Ambrogio si innervosì molto, ma la sua collera durò poco, lui in fondo era un bonaccione. Per capire quanto fosse buono basta pensare che il giorno successivo ricevette uno scherzo molto simile al primo. Maestrelli si recò a Varese con un dirigente del Foggia per comprare alcune valige. Valadè lo cercava per parlargli e noi cogliemmo l’occasione al volo: guarda, è a Varese perché ti sta cedendo ai biancorossi. Ci cascò nuovamente».

TRATTO DA: Diavolo di un satanello, Il Castello Edizioni, 2010. AUTORE: Domenico Carella

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