A mente fredda e con un “pizzico” di equilibrio…

A mente fredda e con un “pizzico” di equilibrio…

Avanti con moderazione, senza incendiare sentimenti d’eccessivo ottimismo. Sull’ottovolante del gradimento si sale appena un po’ verso la soddisfazione, com’è ovvio che sia dopo un successo.

Perché se la passione si nutre di sentimenti, la classifica si alimenta di punti. Contro l’Agropoli ne sono arrivati tre, i primi di un torneo che si annuncia tosto. La più banale delle notizie racchiude l’essenza della domenica rossonera.

Tre punti… e si riparte. Del resto, nelle parole dei protagonisti e nei fatti la via è tracciata: conta solo vincere. Magari non prendendo gol. L’apoteosi della machiavellica filosofia “mentalizzata” dal nuovo Foggia. Da questo punto di vista, tudo bem. L’avversario transitato allo Zaccheria era modesto certo, ma nascondeva insidie ereditate dal pomeriggio nero di Fasano. Alle spalle dei difensori foggiani, infatti, potevano infilarsi i frizzanti esterni di Ferazzoli imitando le scorribande di Corvino e Forbes al Curlo. È accaduto solo una volta dopo 12’, per una leggerezza di Anelli.

Poi hanno prevalso applicazione, concentrazione e studio dell’avversario. Semplicità ed efficacia. Nessuna retorica della “guerra”, solo sacrificio e abnegazione. E muscoli: quelli di Francesco Viscomi, il nuovo “sceriffo” della retroguardia rossonera, che ha spazzato via i levitanti attaccanti campani con una dose massiccia di fisicità.

La stessa, monolitica, di Pasquale Iadaresta. Senza di lui, i satanelli sarebbero evaporati nel “vorrei ma non posso” che li ha governati per 70’. Di testa la prende sempre. E la domanda, allora, sorge spontanea: “Perché non rifornirlo dal fondo piuttosto che cercare solo la spizzata reiterata per il nulla «cosmico»?”

Il tempo darà la risposta, così come si pronuncerà meglio su Emmanuele Salines: con l’Agropoli semplicemente sontuoso. Alla vigilia del match era stato lui la causa dell’afonia in conferenza stampa di Corda che lo aveva ripreso (per utilizzare un eufemismo) in allenamento. Durante la partita ha sbuffato e mulinato, chiudendo la contesa con il passaggio açucarado (zuccherato, secondo il lessico dei cronisti brasiliani) per Gentile.

Standing ovation per lui. Chi vivrà vedrà, intanto c’è stoffa, e che stoffa!, per cucire il vestito. Che sta ancora un po’ stretto invece alla mediana, espressione di un football che non distilla idee ma indugia in solenne aggressività. Su questo si lavorerà, testa bassa e pedalare usando una locuzione tipica del vocabolario pallonaro, l’impressione è però che per gli esteti del fraseggio e del gioco questa non sarà la stagione del riscatto

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".