Foggia calcio, trasferta in Laguna con il Venezia del Vicario… di Audero e dell’allievo di Candreva

Foggia calcio, trasferta in Laguna con il Venezia del Vicario… di Audero e dell’allievo di Candreva

La mistica che s’inceppa. Minuti che si consumano come una candela di speranze svanite. Sino alla zampata che rinfocola gli ardori perduti. Serviva un gol, una vittoria.

Sono arrivati in un tumulto di emozioni esplosive. In una corsa sotto la Curva dedicata a Franco Mancini. Uno che non si arrendeva facilmente. Come il Foggia: 1-0 e tutti proiettati al turno successivo. Alla seconda delle 4 vittorie che l’aritmetica impone per salvarsi. Lo Spezia rappresenta già il passato, con episodi stavolta benevoli, con il pathos di un “domani” senza… domani.

Ora il domani è tornato a bussare alla porta del futuro e si chiama Venezia, il Leone sprofondato nell’incubo serie C dopo l’utopia garibaldina dello scorso torneo. Quello firmato Pippo Inzaghi ed Emil Audero, il portiere fenomeno di proprietà della Vecchia Signora, che oggi si sta dilettando alla Samp e che ieri guidava una truppa di guerrieri marinari e proteggeva un “porto”, il Penzo, per lunghi tratti “inatt(r)accabile”.

In questa stagione, al suo posto, c’è uno che da Emil ha imparato molto l’anno passato, ne ha carpito lo stile Juve che si traduce nella feroce professionalità in allenamento e nella mentalità vincente in partita. La stessa che aveva Gigi Buffon, il mentore di Audero e l’idolo assoluto di Guglielmo Vicario, che per lui ha pure pianto condividendo le lacrime del capitano azzurro nell’infausta serata di Italia-Svezia. La notte dell’oscurità, del dileggio a una storia illuminata da quattro Coppe del Mondo…

Aveva dieci anni Guglielmo quando Gigi conquistava l’ultima di queste in Germania nel 2006; ne ha adesso 23 e si guadagna titoli sui giornali difendendo i pali del Venezia calcio. Un mare in perenne burrasca. Perché il 2018/19 dei Tacopina boys è stato una regata nei tumulti della «buriana» cadetta. Prima Stefano Vecchi (4 punti in 6 incontri), poi Walter Zenga (22 in 19 partite), infine Serse Cosmi (dal 5 marzo) che ha collezionato 4 pareggi e una sconfitta in 5 panchine con gli arancioneroverdi.

Tutti, o quasi, ad affidarsi agli interventi di Vicario, svezzato ad Ancona, proiettato nei Pro dall’Udinese (nella cui Primavera divideva i guantoni con Meret e Scuffet) e diventato lagunare d’adozione (“Venezia la sento mia”, ha dichiarato recentemente). Il classe ’96 che adora il pesce ed è appassionato di play e serie TV è nipote d’arte (di Alessandro Bais, fantasista che distribuiva genialità e discontinuità negli anni ’80) ed è rimasto in Veneto malgrado le avance del Bologna del suo ex tecnico Inzaghi.

Vicario è tifoso dell’Udinese, la squadra della sua città, ed è approdato al Venezia già in serie D.

Tempo addietro si descriveva così: “Sono bravo a presidiare l’area e a leggere le situazioni, me la cavo discretamente anche sulle palle basse, ma devo salire di livello con i piedi”; oggi è sicuramente un portiere completo, una delle chiavi di una difesa che sta mantenendo la barca in linea di galleggiamento, considerando il contributo minimo della fase offensiva (gli arancioneroverdi – disastrosi nel ritorno con 9 punti incamerati – hanno il peggior attacco del torneo con 27 reti all’attivo e con soli 8 elementi in gol; il bomber è Di Mariano con 6 centri) e la conseguente incapacità di ottenere vittorie (appena 6 i successi – l’ultimo il 27 gennaio con il Padova – e 12 i pareggi, tutti per «1-1», compreso quello dello Zaccheria all’andata).

Guglielmo è stato il migliore a Brescia, dove il Venezia ha incassato il 12° ko del torneo, in un confronto in cui Cosmi ha schierato i suoi così:

Vicario
Domizzi
Modolo
Bruscagin
Garofalo
Suciu
Schiavone
Segre
Lombardi
Di Mariano
Bocalon

In campo, c’erano due dei sette giocatori arrivati a gennaio, in un mercato fatto per cercare di risollevare le sorti del Leone impelagato nella lotta salvezza. Tra i nuovi elementi, uno si è impossessato della fascia destra nel 3-5-2 adottato dell’ex mister dell’Ascoli, in un ruolo che provocò la sua separazione momentanea dalla Lazio, la squadra che detiene ancora il suo cartellino, ovvero Cristiano Lombardi.

E sì perché il pupillo di Simone Inzaghi nella Primavera biancoceleste (con cui ha conquistato scudetto, Coppa Italia e Supercoppa), fu ceduto in prestito proprio quando l’attuale trainer laziale passò al 3-5-2: “Con questo modulo, il mister non mi vedeva pronto a fare il quinto”, ha raccontato il giovane cresciuto nel Calcio Tuscia di Viterbo e arrivato nella Capitale dopo un passaggio al Siena. Lombardi ha debuttato con gol in serie A il 21 agosto 2016 nel 4-3 esterno della Lazio all’Atalanta, ed è in prestito in Laguna sino al 2020.

Lombardi era nella rosa della Lazio che vinse la Supercoppa 2017. Lo scorso anno è andato in prestito al Benevento

Allievo a Roma di Candreva (“Mi piaceva guardarlo giocare e quando mi allenavo in prima squadra mi dava tanti consigli”, ha ricordato), con Cosmi sta trovando quella continuità che gli è mancata nell’ultimo biennio. Sarà anche la sua voglia di riscatto uno dei fattori da cui si dovrà guardare il Foggia nella trasferta lagunare.

Alla quale si presenterà sospinta dall’urlo dello Zaccheria. Quello che ha cambiato il corso di una partita, forse di un intero campionato… e riacceso un sentimento chiamato “speranza”!

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".