Foggia calcio, Zambelli: “Chi è stato un anno nella tempesta non può aver paura di lottare sino alla fine”

Foggia calcio, Zambelli: “Chi è stato un anno nella tempesta non può aver paura di lottare sino alla fine”

Sarà la prima volta per lui… la prima da avversario al Rigamonti, là dove ha trascorso 15 anni della sua vita (con 299 presenze tra i Pro).

Per Marco Zambelli la partita contro il Brescia non sarà, e non potrebbe essere, un incontro come gli altri: “Sarà la mia prima volta da avversario”, ha detto in conferenza l’ex capitano della Leonessa, “ci sarà tanta emozione, quella è stata la mia casa per quasi la metà della mia vita, tante sensazioni e ricordi tornano in mente. Sarà comunque bello, un’esperienza nuova, emozionante, di quelle che ti lasciano il segno. Torno però da avversario con il Foggia e il Foggia ha bisogno di punti a prescindere da quella che è stata la mia storia personale. Se dovessi segnare? Non fare esultanze plateali, non fanno parte delle mie abitudini: a Brescia ho dato e ricevuto tanto in 15 anni, ma non ho debiti né crediti”.

Match amarcord, ma soprattutto confronto contro la prima della classe: “A livello emotivo”, ha spiegato Marco, “siamo nella situazione opposta, loro sono in testa alla classifica e hanno grande entusiasmo, noi vogliamo uscire dalla bassa classifica. Noi però sappiamo benissimo di non essere quella squadra che si barrica dietro e spera nel pari, non fa parte della nostra filosofia e non è la gara che stiamo preparando. Viste le forze in campo posso dire che sarà una bella partita, giocata da entrambe a viso aperto.

Il Brescia è una squadra forte, che ha anche vinto tante partite nel finale, il che è sinonimo di essere squadra, di crederci sino alla fine e di avere un grande organico non solo negli undici ma anche in chi subentra che sa fare la differenza. Però troverà un Foggia «fastidioso».”

E dunque si è entrati nel capitolo rossonero: “Credo che per noi sia stato un anno in mezzo alla tempesta per tutto quanto ci è successo. E chi è stato ed è nella tempesta non può aver timore di giocare e lottare sino alla fine. Penso che la nostra squadra sia combattiva, con un ambiente combattivo che ci supporta sempre. Dalla partita con il Cittadella ho avuto sensazioni positive, quelle di una squadra viva e questo mi fa ben sperare. Non è tempo di avere paura ma di mettere dentro quello che abbiamo con più di coraggio.

È facile dire che le otto partite che restano saranno otto finali, ma le otto finali si costruiscono partita dopo partita, allenamento dopo allenamento, non possiamo più lasciare per strada occasioni, al di là di chi è l’avversario.

Una vittoria potrebbe darci lo slancio per le successive partite: noi abbiamo bisogno di punti, in un modo o nell’altro dobbiamo farli, cercando sempre però di giocarcela a viso aperto, come abbiamo fatto ad esempio con il Brescia all’andata. La nostra prerogativa resta quella di giocare e giocando fare i punti che ci servono per la salvezza. Il 3-5-2 è tra i diversi moduli provati quello che ci ha dato più risultati e solidità, e in questo momento dobbiamo in qualche modo aggrapparci a qualche certezza e questa del sistema lo è per le ultime partite.”

Il Foggia è arrivato a giocarsi la salvezza in un’annata caratterizzata da tanti problemi che l’esterno di Grassadonia valuta così: “C’è molto di nostra responsabilità: abbiamo perso punti per piccolezze, sfumature, per situazioni che potevano gestire meglio. Per mia “forma mentis” non metto altre cose al primo posto per non creare eventuali alibi.

Le difficoltà oggettive, come la penalizzazione che quella più visibile, ci sono state, ma la parte di nostra responsabilità l’abbiamo. È giusto farsi un esame di coscienza: non siamo mai stati, tranne poche gare (mi ricordo Perugia), inferiori alle altre, quindi è giusto mettere in cima le nostre responsabilità. Siamo forti ma non lo abbiamo dimostrato con continuità.

La penalizzazione è stata pesante inutile negarlo, malgrado siamo riusciti ad annullarla presto, ma è stato comunque un fardello pesante. Riuscire nell’impresa di salvarci darebbe uno slancio per gli anni futuri. Sarebbe una spinta e una propulsione per tutti: c’è da migliorare per fare sempre meglio, ma salvarci sarebbe un motore per gli anni a venire. Fare l’impresa, perché d’impresa si tratta, sarebbe uno slancio per il movimento calcio a Foggia.”

Dunque vitale sarà salvarsi, con quale speranza di riuscirci? “La mia speranza è non pensare di essere davanti a una montagna da scalare, perché altrimenti si guarda quanto è alta e impervia. Non è questo il mio pensiero e il mio sentimento. Ci prendiamo una partita alla volta che è il modo migliore per non dire che è impossibile.

Non serve negatività, perché la negatività porta altra negatività. Non sono i miei e non sono i pensieri della squadra. Perché se fossero questi i nostri pensieri, beh saremmo già spacciati. Tutti gli scontri da qui alla fine sono decisivi: infatti, anche se non fossimo forti come in realtà dovremmo affrontare ogni partita con la convinzione di farcela.

L’impressione è che siamo più vivi, concentrati, consapevoli e maturi. La sensazione oggi è questa e non lo dico per gettare fumo negli occhi. In base anche alla mia esperienza dico che questa percezione di essere così vivi non l’avevo mai avuta quest’anno. Non siamo riusciti a dare continuità: a volte eravamo squadra anche nei momenti di svolta come con la Cremonese, poi magari vai a Perugia e fai quella partita pessima.

In alcuni momenti c‘eravamo, poi dopo ci scioglievamo. E questo è dipeso da noi. Anche il fatto di esserci spesso sentiti dire che eravamo forti, ma essere forti poi lo si dimostra in campo e magari qualche volta siamo andati in campo con presunzione. Però oramai quello che è stato è stato. Oggi dico che la squadra è presente e consapevole del momento. Ora ci siamo solo noi e questa partita: ecco la nostra realtà.”

Infine una sguardo più personale su uno Zambelli che solo a tratti è stato quello che ha conquistato tutti in quindici anni di Brescia: “Quando sei in una squadra per tanti anni”, ha ponderato il terzino di Gavardo, “quando cresci nelle giovanili e poi giochi tante partite e diventi capitano, sei in un ambiente protetto, è più facile rispetto all’essere uno dei tanti. La prima difficoltà di quando ho lasciato Brescia è stata proprio questa, ovvero quella di mettermi in discussione in altre realtà dove non sei conosciuto e riconosciuto. Mai però rinnegherò queste scelte perché l’essere andato via mi ha aiutato a crescere.

Chiaro che ho trovato più concorrenza, qui sono stato penalizzato dagli infortuni che mi hanno tolto continuità. Del resto più giochi e più trovi la forma fisica e mentale. Mi dispiace che voi abbiate visto il vero Marco solo in poche partite, ma è anche vero che chi ha giocato al mio posto è stato sempre all’altezza. Spero – come già disse al mio arrivo qui – di riuscire a dare il mio contributo pur con tutti i miei limiti.”

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".