Per il Foggia calcio c’è lo scontro diretto con il Padova di capitan Trevor e di Baraye, esploso a… casa Nember

Per il Foggia calcio c’è lo scontro diretto con il Padova di capitan Trevor e di Baraye, esploso a… casa Nember

Occorre essere più realisti del… re. Il pericolo c’è: inutile nasconderlo. Però ci sono sfide che possono cambiare il corso degli eventi. Padova è una di queste. Scontro diretto, anzi direttissimo, nella lotta per la permanenza in cadetteria.

Dobbiamo salvarci, punto!”, questo il pensiero espresso ieri in conferenza da un Martinelli in versione “lider máximo”, un’idea condivisa da tutti, un’idea però che sostengono con veemenza anche dalle parti del Santo… a Padova, malgrado la compagine biancoscudata sia all’ultimo posto in classifica con 17 punti in 22 incontri e un bilancio che parla di appena 3 vittorie, 8 pareggi e ben 11 sconfitte.

Ci chiediamo, allora, che Padova aspetta il Foggia per lo “spareggio” dell’Euganeo? I biancoscudati sono profondamente cambiati rispetto al match di andata quando la risolse nel finale Cicerelli mandando in visibilio uno Zaccheria atterrito dopo il gol iniziale dei patavini (con i rossoneri che erano reduci da tre sconfitte di fila).

In panchina c’era Bisoli e oggi c’è… ancora Bisoli, ma il suo percorso non è stato continuo: dopo 11 giornate nelle quali aveva ottenuto 8 punti, infatti, l’allievo di Mazzone è stato esonerato per far posto a Foscarini, uno che nella città del Santo è di casa avendo trascorso “secoli” alla guida del Cittadella. Per lui, però, solo sei match: vittoria ad Ascoli alla prima e poi cinque stop di fila. Il presidente Bonetto, allora, è tornato indietro richiamando il mister di Porretta Terme.

Nella “versione bis”, sinora 5 turni con 6 punti, un solo ko (peraltro al 90’) nel derby con il Venezia e un evidente miglioramento difensivo: negli ultimi 4 match, infatti, tre volte il Padova non ha incassato reti. Tre clean-sheet che hanno visto protagonista Stefano Minelli, portiere titolare del Brescia per tre campionati, poi scaricato da Cellino e mandato ad allenarsi in estate con i giovani in attesa di una sistemazione, trovata solo a gennaio quando il ragazzo da 130 presenze in «B» con la Leonessa è approdato in biancoscudato.

Con lui sono arrivati anche Mbakogu, Baraye, Barisic, Longhi, Lollo, Morganella, Calvano, Cherubin e Andelkovic. Una vera “revolución” integralista portata avanti dal DS Zamuner con l’obiettivo di mettere a disposizione di Bisoli una compagine competitiva per centrare il traguardo salvezza. Un mission complicata per la quale sta spendendo scampoli di carriera il capitano dei patavini, quel Trevor Trevisan, che con il club ha avuto un rapporto travagliato, d’amore e di… contrasti.

La prima avventura di Trevisan al Padova si chiuse nel 2014 per la mancata iscrizione dei biancoscudati al campionato

Figlio di Angelo, difensore tra le altre di Udinese e Genoa negli anni ’80, il 35enne cresciuto calcisticamente in Veneto, si legò per la 1ª volta al Padova nel 2009 dopo il fallimento del Pisa e vi rimase sino al 2014. Nel 2011, dopo un gol al Portogruaro, reagì in maniera veemente contro chi lo contestava, mentre nel 2013 ebbe un diverbio con Colonnese, collaboratore dell’allora tecnico Mutti, che gli costò la fascia di capitano, affidata dalla società a Cuffa.

Trevor, che abita da 8 anni nella città del Santo e che è tornato nell’estate 2017 per “(…) un debito con la città” e “(…) per riportare lo scudo in «B»”, come disse il giorno della sua presentazione, ha ottenuto due promozione in B con Salernitana e appunto Padova. Festeggiato il ritorno in cadetteria, ha allungato il contratto sino a giugno 2019 e in questa stagione è il punto fermo della difesa a tre di Bisoli.

Ruvido quanto basta (per lui 11 gialli e un rosso nel 2017/18 e 8 gialli sinora nel 2018/19), Trevisan ha guidato i suoi nello 0-0 di Cremona dove i biancoscudati erano così schierati:

Minelli
Trevisan
Cherubin
Andelkovic
Longhi
Pulzetti
Calvano
Morganella
Capello
Bonazzoli
Mbakogu

Allo Zini è partito dalla panchina un altro dei nove acquisti di gennaio, Bertrand Yves Baraye, un… uomo di Luca Nember. E sì perché il 26enne senegalese, giunto in Italia nel 2009 all’Udinese che non credette in lui così come Chievo e Torino, esplose a 19 anni al Lumezzane che all’epoca aveva proprio l’attuale DS foggiano come responsabile dell’Area tecnica.

Fu mister Nicola a trasformarlo da mediano (fu paragonato al primo Davids e poi a Boateng) in trequartista alle spalle del coppia Gasparetto-Ferrari, un ruolo dove si trovò alla perfezione suscitando l’interesse di Genoa e Villarreal.

Baraye è cresciuto nel Marsiglia ed ha giocato anche nella Juve Stabia e nella Torres

Appena giunto dal Parma, dove ha cominciato dalla «D» sino a conquistare la «A», l’ex Torres – di fede milanista e con Zidane come idolo – ha subito un colpo alla caviglia in allenamento ma sarà disponibile (al contrario di Mbakogu, Mazzocco, Lollo, Barisic e dei lungodegenti Serena, Madonna, Capelli e Mandorlini) per la gara di domani. Che s’annuncia scontro fondamentale. “D’ora in poi per noi saranno tutte finali”, ha dichiarato Martinelli. Quella con il Padova, però, sarà… un po’ più finale delle altre!

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".