Foggia calcio, Padalino: “Prima di tutto vengono gruppo, maglia e città. Spirito e carattere devono esserci sempre”

Foggia calcio, Padalino: “Prima di tutto vengono gruppo, maglia e città. Spirito e carattere devono esserci sempre”

Vigilia di Foggia-Pescara con la rifinitura a porte aperte. La presenza dei tifosi dà lo spunto al tecnico rossonero Pasquale Padalino, in conferenza stampa, per una considerazione di base: “I tifosi avrebbero potuto scegliere di fare una passeggiata, di lavorare, di andare alla Villa e invece era lì ad incitarci, come a dire: «Al di là di tutto noi ci siamo». E tocca a noi ora essere bravi a recepire questo messaggio. La squadra deve andare oltre: prima di tutto vengono gruppo, maglia e città. Lo sempre detto: abbiamo bisogno di tutti. Bisogna avere solidità per arrivare all’obiettivo”.

Un concetto chiaro a ventiquattr’ore da un match importante per il quale non saranno disponibili Ngawa (“Ha ripreso fase riabilitativa, sarà disponibile dalla prossima settimana), Zambelli (“Ha ancora qualche fastidio”), Tonucci e Chiaretti (“Ha avuto la febbre e non dovrebbe essere convocato”). Noppert, secondo quanto comunicato dal mister, ha avuto un lutto in famiglia e rientra in giornata. “Abbiamo però una rosa che ci permette di sopperire alle assenze”, è stata la chiosa di Padalino sull’argomento.

Prima di proiettarci al Pescara, uno sguardo al Palermo con focus sulla posizione di Kragl: “Ha giocato nella stessa posizione dove ha sempre giocato. Il binario è sempre quello di sinistra. A volte, anche in passato, si era creato qualche equivoco perché si era accentrato ma non era una cosa che gli era stata richiesta. Con il Verona aveva fatto la stessa cosa e si era soddisfatti. Anzi, in altri tempi si discuteva se non fosse stato impiegato troppo dietro, stavolta si discute se era troppo avanti.

Questa squadra è figlia di soluzioni e letture tecnico-tattiche diverse. Per me non è stato un esperimento, perché in realtà la funzione è quella. Peraltro le posizioni a volte si definiscono anche in base agli avversari e alle letture personali: la migliore espressione di Kragl è avere la metà campo di fronte libera. È una questione comunque da rivedere. Fondamentalmente, Kragl esterno, ala o punta esterno sono la stessa cosa: nella sostanza non cambia nulla. A Palermo è stato sì un po’ fuori dal gioco perché più a vicino ai difensori e più le difficoltà aumentano. Lui ha tra le sue caratteristiche il cross e il tiro e se è più fermo le difficoltà crescono. Nelle nostre intenzioni dovevamo dargli la possibilità di ricevere palla e accompagnare la fase offensiva. I 100 mt di fascia sinistra sono sempre gli stessi, la sua posizione però alle volte dipende anche dagli avversari. Del resto c’è bisogno di trovare un equilibrio perché se accontenti lui magari scontenti altri. Lui è un intermedio: non troppo avanti né troppo dietro. Stiamo comunque cercando di collocarlo per farlo rendere al massimo.

Sulla prestazione in generale è giusto dire che ci sono stati spirito e carattere, ma anche l’aspetto tecnico dopo i primi 25’ è stato in crescendo. Spirito e carattere del resto devono esserci sempre (insieme a una buona organizzazione che secondo me è fondamentale) perché solo con la tattica e la tecnica non si può vincere”.

Chiusa la lunga parentesi sul passato prossimo, eccoci alla partita con il Pescara: “Ho fatto passare anche alla squadra il messaggio che il nostro percorso deve essere un continuo migliorarsi, un crescendo. Non possiamo avere discontinuità nelle prestazioni e nel carattere. A volte si vince anche essendo pratici. Stiamo provando a fare il salto di qualità ma occorre del tempo: la certezza è che bisogna partire da quanto di buono fatto a Palermo. Da lì si riparte per affrontare una squadra che ha qualità (non lo scopro certo io) e che sta attraversando un momento di non continuità nei risultati ma non nei comportamenti.

Avranno delle assenze che però non considero (così come faranno loro con le nostre): ha qualità importanti sia individuali che nel collettivo. Ma noi come sempre dobbiamo guardare in casa nostra con la fiducia necessaria per interpretare al massimo le partite, cosicché possiamo fare prestazioni importanti a livello caratteriale per cercare di fare risultato. Occorre avere questo tipo di mentalità”.

Padalino ha fatto poi un punto più generale sui miglioramenti e sulla filosofia di gioco: “Vedo certamente dei miglioramenti sia nella partecipazione, sia nella voglia di fare ciò che proponiamo, nella velocità e nell’assemblaggio del gruppo. Poi di lavoro ce n’è tanto da fare, sulle palle inattive, sulla gestione della palla, nel palleggio, cose che anche i primi venti minuti con il Palermo ci hanno fatto vedere. Però in quei 20’ il Foggia non voleva essere attendista, solo che ci sono anche gli avversari e quello di lunedì era forte, inutile ricordarlo. È del resto una costante del calcio: in alcuni momenti si gestisce la partita, in altri la gestiscono gli avversari, poi ci sono tempi intermedi. Nel secondo tempo siamo stati più pericolosi ma nella mentalità siamo stati gli stessi.

La nostra idea resta sempre quella di fare la partita per portare a casa i risultati in un modo o nell’altro. Poi ci sono accorgimenti che si utilizzano in base agli avversari che si adottano però solo per diminuire le loro potenzialità e non per modificare la nostra mentalità. La mentalità deve essere sempre uguale, poi la lettura può cambiare. Stiamo cercando di dare un’idea di calcio e una continuità e mi piacerebbe mantenere uno zoccolo duro nel modulo, perché credo che occorra lavorare su qualche certezza cavalcando l’onda di queste certezze. Poi ci saranno partite diverse ma l’idea resta quella di dare cose precise per trovare quella forza che ci faccia arrivare a dove vogliamo arrivare”.

Alcune batture l’allenatore dei satanelli le riserve anche ad alcuni singoli: “Dopo la gara di Palermo a Galano ho detto che finalmente si era presentato davanti al portiere, ma poi lo sa anche lui che si poteva fare meglio. Se lui ritrova lo spirito che lo ha caratterizzato nelle altre squadre può darci tanto. Ha il tempo e lo spazio per ristabilire i suoi parametri all’interno di un gruppo che ha bisogno di Galano come di tutti gli altri.

Deli ha qualità che altri non hanno nel centrocampo: è uno che strappa con la palla o senza. Però quando siamo arrivati era infortunato e quindi il suo ingresso è stato un po’ posticipato. Ha pagato il cambiamento di lavoro e una condizione generale (di classifica ecc…) che non aiutava. In altre condizione avrebbe accelerato la sua posizione. Lui è disponibile, parla, sa che deve fare le cose semplici, è un ragazzo che mi piace allenare e lo recupereremo senz’altro”.

La presenza di tanti singoli importanti impone delle scelte non facili: “La scelta è un problema, mi pare chiaro: sta però a noi provare a minimizzare questo problema. Come dicevo, questa è una squadra figlia di interpretazioni tecniche e tattiche ampie. Entro nel concreto: se hai Zeman come allenatore, hai dei parametri ben precisi: Signori fa l’esterno sinistro, Rambaudi il destro e Baiano il centravanti. Questa squadra invece ti lascia più spazio per disporla in maniera differente. Per creare il vestito più adatto per tutti devi scontentare qualcuno. Ma i giocatori hanno capito che il gruppo viene prima delle proprie esigenze. Ci deve essere una prese di coscienza di questo”.

Infine una battuta sulla paura evocata da Busellato come chiave per arrivare alla salvezza: “La paura è un’emozione che può aiutare, a patto però che poi la si trasformi in coraggio”.

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".