Bucchi, tecnico del Benevento: “Abbiamo giocato meglio in 11 contro 11. Non mi sembrava ci fosse il rigore”

Bucchi, tecnico del Benevento: “Abbiamo giocato meglio in 11 contro 11. Non mi sembrava ci fosse il rigore”

Il tecnico del Benevento Bucchi si è così espresso sulla gara contro il Foggia: “C’è rammarico soprattutto perché abbiamo giocato molto meglio quando eravamo 11 contro 11. Avevamo il dominio del gioco, avevamo trovato il modo giusto per affrontare la partita. In superiorità numerica loro si sono messi dietro aspettandoci e lasciandoci il palleggio.

La difficoltà a quel punto poteva essere quella di sbloccarla. Una volta fatto questo, dovevamo controllare meglio e provare a chiuderla. Poi però è arrivato il gol avversario che mi è dispiaciuto perché l’azione è nata da una rimessa laterale vicino alla nostra panchina dove eravamo in controllo. Dispiace, però dobbiamo dire che – come noi – anche gli altri hanno giocatori bravi e Kragl ha fatto un gran gol. Dunque non facciamola pesare troppo.

Come tutte le squadre, abbiamo pregi e difetti. Noi difettiamo in fase realizzativa. Ci manca il guizzo e la zampata vincente. Ho messo Asensio per riempire l’area. Contro le squadre che ci aspettano facciamo più fatica. Loro sono stati bravi a farci avere il predominio ma a farci tirare poco. Sugli episodi posso dire che a me il primo non sembrava rigore, prima prende la palla.

Sul fallo di mano, ci sono azioni molto concitate che è difficile giudicarle. Antei e Volta non erano al 100% e ho preferito non rischiarli. Letizia ha avuto una settimana con un po’ di acciacchi e gli ho fatto tirare un po’ il fiato. Costa ha fatto bene, considerando che non giocava da tanto. La difesa ha fatto bene: solo non dovevamo lasciare al Foggia la possibilità di ripartire”.

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".