Per i Profili di Foggiasport24, ecco Luca Ranieri, il ragazzo che rispetta tutti ma non ha paura di nessuno!

Per i Profili di Foggiasport24, ecco Luca Ranieri, il ragazzo che rispetta tutti ma non ha paura di nessuno!

Era il suo stadio. Quello che da piccolino frequentava con la sciarpa bianconera al collo. Un aquilotto che papà Massimo accompagnava al Picco e che poi spiccò il volo verso l’alba di nuovi sogni.

Quella di domenica è stata la sua partita, la partita di Luca Ranieri, spezzino doc, allevato al centro sportivo di via Fossitermi, uno spicchio di Giraffa al centro della città. Un ragazzino di talento, un prodigio scovato e catturato da mister Fiorino per il suo Canaletto, una società che forma uomini prima che atleti.

È cresciuto sotto la guida di Paolo Rossi, non il Pablito «mundial» ma il tecnico dei Giovanissimi dell’USD che così definì il suo pupillo: “Elegante e pulito nei movimenti, sempre a testa alta. In piccolo ricordava Maldini. Ovunque lo mettevo faceva la differenza”. Luca si è oramai conquistato i galloni di titolare nel Foggia di Grassadonia e non importa il modulo: dal 3-5-2 al 4-3-1-2, il mancino che nelle giovanili della Fiorentina (dove giunse a 14 anni) consideravano l’erede naturale di Pasqual è diventato elemento imprescindibile di una retroguardia che a La Spezia per la 1ª volta in stagione non ha incassato reti.

Grazie anche alla prova maiuscola dell’ex Primavera viola (due finali di campionato perse contro l’Inter di Vecchi che lo indicò come uno dei prospetti ’99 più interessanti d’Italia) approdato in Capitanata per l’esordio nel calcio dei «grandi»: “La differenza tra la Primavera e la «B» o la «C» è abissale”, ha detto Luca in una conferenza stampa di inizio ottobre, “a partire dal clima che si respira. Devi crescere mentalmente perché ci sono più pressioni”.

Mica poche quelle che l’esterno convocato in 1ª squadra da Paulo Sousa nel 2016/17 ha dovuto sopportare prima del derby con il Lecce, il suo debutto da titolare in campionato: “Sono arrivato abbastanza tranquillo anche se ho saputo di giocare appena due ore prima della partita, me la sono giocata e per fortuna – o per bravura – è andata abbastanza bene”, è stato il suo commento qualche giorno dopo il confronto con i salentini.

Un editto di serenità, affisso però col piglio di un guerriero dal volto di bambino, pulito ed educato ma fermo e deciso ogni volta che mette piede in campo: “Quando gioco non posso avere paura o non avere coraggio”, confidò dopo il 3-1 di Benevento quando Grassadonia lo lanciò nella mischia al 63’ al posto di Kragl per bloccare Letizia con cui ebbe anche un piccolo battibecco, “porto rispetto a tutti ma non ho paura di nessuno”. Fiero e orgoglioso, come chi trova linfa e origine nel suggestivo Golfo dei Poeti.

Probabilmente a giugno la Fiorentina se lo riprenderà (a Pioli uno così farebbe comodo!), intanto però il popolo rossonero si gode il suo “golden boy”, il ragazzino cresciuto “(…) lavorando sodo”, il quale – con spiccata umiltà (quella che trasforma un buon giocatore in un top player) e spirito di dedizione – spera semplicemente di “(…) essere all’altezza di questa squadra e di aiutare il Foggia ad arrivare il più in alto possibile”.

Prima di riprendere, da buon aquilotto, il suo volo verso la gloria…

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".