Foggia calcio, così parlò… Camporese: “Il modulo a 3 o a 4 cambia poco: l’importante è credere in ciò che si fa”

Foggia calcio, così parlò… Camporese: “Il modulo a 3 o a 4 cambia poco: l’importante è credere in ciò che si fa”

Il Foggia continua la preparazione in attesa di tornare in campo, domenica 25 sul campo dello Spezia, partita alla quale non potrà partecipare per squalifica Michele Camporese, che però ieri in conferenza stampa ha offerto diversi spunti di riflessione, a partire proprio da quello sul doppio giallo contro il Brescia che lo costringerà al turno di stop.

Con l’onestà intellettuale che lo contraddistingue, il centrale di Grassadonia si è assunto le sue responsabilità: “È stata la mia prima espulsione in carriera, sono stato poco lucido, non mi sono riconosciuto; sul primo cartellino ha ancora dei dubbi, il secondo era netto”.

Il passato però è passato, non si può cambiare. Sul futuro invece si può e si deve lavorare ed è quello che il Foggia sta facendo: “Stiamo lavorando intensamente, adesso c’è un po’ di scarico dopo un carico importante. Certo è brutto quando ti alleni ma la domenica poi non giochi. Comunque abbiamo ancora una settimana per preparare la partita con lo Spezia, bisogna tornare a fare punti, adesso bisogna vincere qualche partita”.

Sosta lunga, è tempo di un primo bilancio, considerando la classifica reale e i punti fatti sul campo: “Non sono soddisfatto”, si è espresso con lucidità Michele, “sia dal punto di vista della squadra che personale perché si deve fare sempre meglio. Analizzando le partite perse dovevamo avere quattro o cinque punti in più. Però vedendo come si allena la squadra, mi sento rassicurato per il futuro, i punti verranno, anzi devono venire, occorre farne il più possibile in questa striscia di 7 partite (che separano dalla sosta invernale nda)”.

I numeri dicono che il Foggia è la peggior difesa del torneo. Non un primato di cui andare fieri: “Ai difensori prendere gol non fa mai piacere: la realtà però è questa. Vuoi per errori, per disattenzioni, abbiamo una media di 1.8 a partita ed è troppo alta per poter fare un campionato importante. A volte eravamo in vantaggio di più gol e ne abbiamo presi due in poco tempo; già con il Carpi alla prima giornata eravamo sul 4-0 e in pochi minuti abbiamo subito due reti: sono queste disattenzioni che ti portano poi ad essere la peggior difesa. Spesso c’è l’errore del singolo e si prendono troppi gol. Sulle palle inattive ci sono aspetti in cui siamo troppo passivi invece di essere attivi e magari mettersi rapidamente nella propria zona di competenza. Se parti male, poi prendi gol. È curando i dettagli che si ottengono i risultati. Occorre anche saper leggere i momenti della partita: anche questo contribuisce tanto”.

L’argomento di discussione preferito era ed è ancora oggi il modulo. Retroguardia a tre o a quattro attorno alla quale però si originano considerazioni non banali: “Giocando con la difesa a tre ci sono dei vantaggi, con quella altri. Ma essere la migliore o la peggior difesa non dipende solo dai difensori. Se si perde palla a centrocampo e ti ritrovi tre contro quattro poi diventa dura. Abbiamo preso diversi gol su errori nostri, spesso dei singoli e poi non c’è stato nessuno in grado di «metterci una pezza». Il modulo a tre o a quattro cambia poco, per me è indifferente.

L’importante è credere in ciò che si fa. Similitudini con l’anno scorso? Il Foggia gioca un calcio di costruzione e voler costruire sempre ti porta vantaggi ma è naturale che puoi subire anche molto, perché se sei aperto per costruire e perdi palla gli altri ti ripartono. Bisogna essere bravi ed equilibrati. Maggiori responsabilità giocando da centrale a tre? Non credo, se giochi a Foggia a questo livello ti devi prendere le tue responsabilità. Da centrale mi trovo bene perché posso fare girare la squadra. Se poi si passerà a quattro, ben venga, ma cambia poco. Ciò che conta è l’attenzione. Sulla difesa a quattro stavamo lavorando già quando poi la domenica giocavamo a tre. Si prova, siamo tutti a disposizione. Siamo pronti se il mister decidesse di passare a quattro”.

Camporese ha deciso di sposare il progetto Foggia, ha allungato il contratto e vuole ritrovare la serie «A», “assaggiata” a inizio carriera, con i rossoneri: “Negli ultimi cinque anni ho sempre girato, ma a Foggia sto bene, ho avuto anche delle offerte a giugno ma ho preferito continuare in questa squadra. Ho aggiunto un anno, ho fatto quindi un triennale: ho scelto di restare per diversi aspetti, quello economico e per la piazza che ti dà tanto, ho preferito restare dove conoscevo e quindi sono qui. Quest’annata me la voglio giocare bene perché possiamo fare grandi cose. Qui vedo tante possibilità di crescita, credo nel progetto biennale verso la serie A, vorrei andarci con il Foggia. Ho 26 anni ed è un momento della carriera nel quale voglio capire se posso tornare su o meno. Ogni giocatore ha l’ambizione di giocare in «A» e io voglio tornarci”.

Una delle carte vincenti del Foggia mirando a un obiettivo importante è il sostegno della sua tifoseria, insignita nei giorni scorsi del premio di miglior pubblico della «B»: “Per noi è un motivo di orgoglio andare in campo e dare sempre di più sapendo di aver il dodicesimo uomo, che in certi momenti della partita senti molto. Questo riconoscimento è un motivo di orgoglio per la città di Foggia. Speriamo che i tifosi rivincano il premio anche quest’anno”.

Parola di Michele Camporese, uno mai banale. Uno da tenersi ben stretto se si vorrà guardare lassù dove volano… i sogni!

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".