La partita del Foggia calcio nell’immagine del suo tecnico Grassadonia confinato in tribuna | Foggiasport24.com

La partita del Foggia calcio nell’immagine del suo tecnico Grassadonia confinato in tribuna

La partita del Foggia calcio nell’immagine del suo tecnico Grassadonia confinato in tribuna
Si può raccontare una sconfitta partendo da uno spicchio vuoto di stadio? Normalmente sarebbe un puro esercizio onirico, con il significato dei simboli da ricercarsi nelle oscurità esoteriche.

Quell’immagine di Gianluca Grassadonia solitario (o quasi) sui gradoni dello Scida, però, appare l’espressione di una notte fonda che, seppur temporaneamente, ha oscurato il destino luminoso del Foggia in questo avvio di stagione. Lo sguardo attento e preoccupato, la sigaretta a ricordare che le colpe vanno espiate, il silenzio di una curva riempita solo a gara iniziata. Una gestualità azzerata, un’aria da chirurgo che assiste a un intervento senza poter mettere mani al bisturi. Un’espressione concentrata ma senza il vigore della battaglia.

Quello che invece il tecnico salernitano aveva messo a profusione nel confronto con il Carpi: un inno ad ardore e spirito pugnace, un saltellare frenetico fuori dell’area tecnica con più di un piede sul terreno di gioco, come a ricostruire il film di una carriera vissuta tra le quattro linee del campo. Un modo elettrico di vivere la partita (per informazioni chiedere notizie alla panchina dei satanelli esortata con veemenza dal tecnico a distribuire bottigliette d’acqua) che gli è costata l’allontanamento e la conseguente squalifica.

L’esatto opposto di quanto avvenuto allo Scida, l’occhio diretto all’osservazione quasi accademica e alla memorizzazione di appunti virtuali, la compagnia dei pensieri mai condivisi con chi era accanto.

La “caporetto” di Crotone è figlia soprattutto di un atteggiamento errato, esattamente contrario a quello tenuto con il Carpi (al netto – ovviamente – delle differenze tra le due formazioni come cifra tecnica complessiva) e a quello auspicato dall’allenatore ex Paganese e Pro Vercelli nella conferenza della vigilia: “Voglio vedere una squadra con uno spirito importante e un’anima”, aveva detto in sala stampa, sottolineando le peculiarità di una compagine che “(…) determina la partita” e non la subisce. Come accaduto invece contro i ragazzi di Stroppa quando Mazzeo e compagni hanno molto partecipato e poco giocato.

E allora torna la foto della serata: il mister sugli spalti e non in panchina. A “subire e non determinare”, in silenzio, senza poter sbraitare o “incavolarsi”, monotematico nello sguardo e impossibilitato a dare una spinta, a suggerire, a richiamare, a governare pure i passaggi dei suoi calciatori.

Grassadonia come il suo Foggia. Ingabbiato, attore non protagonista di una pellicola che i rossoneri hanno interpretato male anche perché – forse – il loro “regista” era confinato lassù dove il campo si vede lontano e le urla si perdono nel nulla assordante di un sibilo di vento…

Contro il Palermo, dopo la sosta, il tecnico dei satanelli tornerà al suo posto. E sarà tutta un’altra musica. Dovrà esserlo. Con uno spartito che non potrà più alzare i bassi ma solo far registrare acuti negli alti di un volo da riprendere immediatamente!

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".

Potrebbero interessarti