Foggia calcio, c’è una nuova “voglia” di 4-3-3. Vediamone dunque i “Pro” e i “Contro”

Foggia calcio, c’è una nuova “voglia” di 4-3-3. Vediamone dunque i “Pro” e i “Contro”

“Italia sì Italia no, la strage impunita…” cantavano Elio e Le Storie Tese, un manifesto di graffiante ironia per un pubblico dal palato fine ma ribelle.

Come quello del Foggia calcio, tornato da Pescara con la 3ª sconfitta di fila (in 4 giornate di campionato, la 4ª in 5 partite ufficiali in stagione) e finito sotto la tagliola di una contestazione social diffusasi a macchia d’olio appena terminata la sfida dell’Adriatico.

Tra gli argomenti che hanno tenuto banco c’è stato, c’è e ci sarà (sempre!), quello sul modulo adottato. Perché nell’ultimo quarto d’ora del match contro il Delfino è stato riproposto, come in un amarcord dal sapore nostalgico, uno dei “must” della storia rossonera recente (e non solo!): il 4-3-3.

Il dogma che rese al Foggia il soprannome di Zemanlandia e allo Zaccheria la mistica di una scuola religiosa, una madrasa futbolistica nella quale insegnare solo “versetti” su tagli e sovrapposizioni. E allora si ripropone il dilemma… “4-3-3 sì, 4-3-3 no, il dubbio infinito”, parafrasando proprio la strofa genialmente ideata da Elio nella sua “Terra dei cachi”.

Un dubbio quasi amletico, risolto lo scorso anno da Giovanni Stroppa alla vigilia di uno Spezia-Foggia che avrebbe rappresentato il punto più basso del soffertissimo girone d’andata del torneo 2017/18: via la storia, dentro l’innovazione, sotto le mentite spoglie di un 3-5-2 che il mercato invernale avrebbe reso un orologio svizzero, o tedesco, visto che fu il teutonico sinistro di Olly Kragl a renderlo puntuale ed efficace.

A qualche mese di distanza si è riaperta la discussione, dopo che l’entrata di Cicerelli e lo spostamento di Galano sull’esterno hanno spalancato le porte alla passione mai sopita di molti tifosi satanelli. Cerchiamo dunque di analizzare i “pro” e i “contro” del 4-3-3 considerando la rosa attuale (attendendo notizie di Rizzo e Iemmello) a disposizione di mister Grassadonia.

4-3-3 SÌ

Con il tridente verrebbero esaltate le qualità di Galano, abituato a partire dall’esterno attendendo la sovrapposizione del laterale o accentrandosi con il piede mancino; di Mazzeo, che potrebbe ragionare da attaccante totale e regista offensivo; ed anche di Cicerelli, il più brillante in questo inizio di torneo e sacrificato in panchina anche a causa del sistema di gioco. Senza contare che Gori e Chiaretti (quest’ultimo nato trequartista ma capace di studiare da “Sarno”) potrebbero guadagnarsi un ruolo decisivo magari a partita in corso.

Uno dei più deludenti all’Adriatico è stato, a nostro avviso, Francesco Deli, la cui prestazioni più scintillanti della sua esperienza foggiana, sono arrivate da mezzala proprio nel 4-3-3, quando palla al piede inondava la metà campo avversaria (soprattutto in Lega Pro, per la verità!) creando superiorità e inserendosi per puntare la rete. È quello il Deli che aspettiamo di rivedere!

Con il rientro prossimo (già con il Padova?) di Busellato si avrebbe quell’equilibratore del centrocampo mancante, tenendo presente che il pur sempre applicato capitano Agnelli ha altre peculiarità e che Gerbo sinora non è stato troppo preso in considerazione per la mediana. Alberto che, peraltro, da interno del 4-3-3 si è sempre comportato bene.

4-3-3 NO

Una funzione decisiva nel 4-3-3 (da Zeman in poi) l’ha sempre avuta il regista centrale, il mediano capace di gestire le proposizioni offensive come di essere il fedele esecutore di una delle applicazioni più necessarie del 4-3-3, ovvero il “fallo tattico”. La domanda è: il classe ’98 Carraro, che pure ha studiato proprio all’accademia del boemo l’anno scorso a Pescara, sarebbe in grado di disimpegnarsi bene in quel ruolo? E in caso di sua assenza, chi al suo posto, visto che in rosa, a parte Ramé, non c’è nessuno che sappia impostare gioco?

La difesa è pressoché quella dell’anno scorso e forse servirebbe uno dal passo differente da affiancare all’intoccabile Camporese per formare una coppia centrale capace di supplire anche all’inevitabile deficit difensivo di Kragl che nel 4-3-3 avrebbe eguali compiti di spinta (le sue sovrapposizioni con cross sarebbero oro colato per Mazzeo) ma maggiori necessità di copertura, elemento quest’ultimo non nelle corde di Oliver (più in quelle di Zambelli).

Il portiere nel 4-3-3 dovrebbe avere una reattività che a Bizzarri forse non si può più chiedere. La lettura da dietro può risultare decisiva (l’Ajax dei “guru” Crujff e Van Gaal, ad esempio, giocava in maniera ossessiva e quasi “irritante” con l’estremo difensore), così come la capacità di essere sempre prossimi all’azione. La primissima parte di stagione dell’ex numero uno dell’Udinese non è stata sotto questi aspetti troppo convincente.

Insomma, la discussione è aperta e il modulo da schierare è argomento che stuzzica. Fermo restando che come spesso ricordano gli allenatori: “Non sono i sistemi che contano ma i principi di gioco”. Quelli che il tecnico Grassadonia, finito sulla graticola dopo questo avvio balbettante e in virtù di una penalizzazione che non aiuta ma deprime, sta cercando di trasmettere ai suoi.

Però, noi crediamo che quel quarto d’ora di 4-3-3 abbia almeno insinuato dei dubbi al mister salernitano. Del resto con quello schema a Pagani – per sua stessa ammissione – si divertì moltissimo. Quindi: “4-3-3 sì, 4-3-3 no… il dubbio infinito”, e ci scusi il maestro Elio se lo abbiamo tirato ancora in ballo.

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".