Appunti “disordinati” su un’amichevole di mezza estate del Foggia calcio

Appunti “disordinati” su un’amichevole di mezza estate del Foggia calcio

Curiosità (nemmeno troppa) al fischio d’avvio. Distrazione (un pochina) nel primo tempo. Attenzione (forse di più) nel secondo.

L’amichevole contro il Parma di ieri ha suscitato sensazioni differenti e generato alcune riflessioni.

Non ci si poteva e doveva aspettare troppo da questo test. Pochi giorni di preparazione, un contesto generale i cui benefici di una sentenza liberatoria si percepiranno solo quando il mercato esploderà, un avversario vagamente stordito da vicende “extra campo”, una squadra che scopriva poche carte, con molti volti noti e non troppi inediti.

Lo sguardo, almeno nella frazione iniziale, non è stato catturato da elementi particolari. La personalità nel palleggio si è confermata la specialità della casa rossonera, con la zavorra peraltro di gambe e cervello annebbiati. Era l’esordio vero di due ragazzini, uno di 40 anni e uno di 19. Da Bizzarri un’istantanea di sicurezza e una risposta reattiva (mica facile!) a un sinistro deviato di Siligardi. Ci sarà tempo per giudicare, ma Albano c’è.

Dell’altro, l’attaccante Gori in viaggio verso la maturazione con i grandi, parleremo dopo. Intanto accenni d’intesa con Mazzeo. In linea, vicinissimi l’uno all’altro, con Fabio che dovrà mettere in campo tutta la sua intelligenza calcistica per integrarsi con il bomberino della Fiesole. Poi, tra qualche sbadiglio e diverse imprecisioni, la cosa migliore del primo tempo: l’appoggio geniale proprio di Fabio ad Agnelli che libera Deli al tiro. Una considerazione d’istinto: quell’azione è stata chiusa a sinistra dalla mezzala rossonera, non da Kragl come avveniva l’anno passato. Solo un caso? Appena un ritardo di condizione del panzer tedesco? Oppure un preciso piano tattico? Vedremo più avanti.

Poco altro nel complesso: Parma compassato ma cinico; retroguardia dei satanelli già vista (con i tre difensori particolarmente stretti tra loro) con i suoi pregi e i suoi difetti. Borsino dell’interesse, però, che cresce rapidamente nella ripresa. Quel Loiacono piazzato al centro in luogo di Camporese è esperimento tutto «grassadoniano». Impegno solito, dubbi sulla fluidità di piede di Beppe, che però accetta la sfida e rilancia. Come sempre! A proposito di “piede”, arriva quello elegante di Carraro, l’ultimo acquisto rossonero in termini di tempo: fuori Ramé, che ha avuto qualche idea… ma lì dopo Greco serve altro. Campione d’Italia con l’Inter Primavera, un’esperienza al Pescara di Zeman e 5 milioni di quotazione nel passaggio all’Atalanta, Carraro ha dato segnali incoraggianti su tocco, visione e struttura; meno sulla velocità (una cavalcata centrale di Da Cruz ne ha evidenziato il passo «sudamericano»).

Per il resto, da censura il gol del raddoppio gialloblù con il lancio di Stulac per Ceravolo alle spalle delle linea a tre, ma è un difetto che con il tempo potrà essere eliminato, a patto che si ragioni sempre da reparto. Al contrario, dovrà restare così il senso del gol di Gabriele Gori. Il “bambino” ha un “gps” per la porta: si gira e la trova con estrema facilità. Prerogativa assoluta dei cannonieri. Che dire ancora: il più in palla è parso Ciccio Deli (naturale, vista la conformazione atletica); lontano dagli standard soliti Olly Kragl: normale anche questo.

L’impressione è che manchino ancora peso e centimetri: nella passata stagione il Foggia patì molto la fisicità e i chilogrammi altrui; in questa dovrà attrezzarsi per non ripetere gli errori già commessi. Il tempo gioca comunque a favore di Grassadonia e Nember, pronto a scatenarsi per rendere la squadra ancora più competitiva. La nota finale non può che essere per i tifosi del Foggia. Anche a Pergine Valsugana, semplicemente fantastici!

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".