Per la serie “I Profili di Foggiasport24”…ecco i Tifosi Rossoneri, una tela dipinta d’emozioni | Foggiasport24.com

Per la serie “I Profili di Foggiasport24”…ecco i Tifosi Rossoneri, una tela dipinta d’emozioni

Per la serie “I Profili di Foggiasport24”…ecco i Tifosi Rossoneri, una tela dipinta d’emozioni
Non li conoscevo, li ricordavo appena attentare alla solidità dello Zaccheria in una drammatica battaglia con il Pescina Val Giovenco. Non ascoltavo le loro vibrazioni, li ammiravo appena per lo spettacolo di un memorabile playoff contro il Lecce. Non li comprendevo, li rimproveravo soltanto per una finale con il Pisa sfuggita di mano e divenuta un focolaio di rimpianti e di castighi…

Un po’ alla volta però ho cominciato a nutrirmi dei loro patimenti, a contare il battiti di un cuore che pulsa sangue rossonero. A “innamorarmi” di loro, dei tifosi del Foggia, l’esistenza stessa del Foggia calcio. La linfa vitale di una passione tradotta in un rapporto viscerale, torrenziale, quasi ormonale.

Un rapporto che così ho provato a descrivere – e mi perdonerete per la pubblicità gratuita – in un libro che ho scritto con lo sguardo di uno apparentemente distaccato, ma che in realtà ha imparato a volere bene a questa città e a questa squadra come fossero da sempre le sue:

“(…) Perché Foggia e il Foggia sono due entità sintetizzate in una sola identità… un amore profondo, addirittura «malsano» in alcune sue manifestazioni eccessive. (…) È qualcosa difficile da spiegare. È la voglia di sconfiggere il mondo. È la necessità di riunirsi a distanza con i propri cari, fuggiti “giù” a Nord ma orgogliosi di portare sul petto il satanello, il simbolo del Foggia calcio 1920. È la nemesi contro le vicissitudini infami dell’esistenza, (…) è un’espressione sfacciata di fede e strafottenza, un tentativo perpetuo di riscatto…

(tratto da “Il sorriso di un arcobaleno)

Non potevo, anzi non potevamo, come redazione di Foggiasport24, chiudere questa stagione senza dedicare un profilo a loro, ai protagonisti assoluti della serie B 2017/18, ovvero ai “tifosi del Foggia”, un’ondata inarrestabile di entusiasmo, un fiume in piena tracimato da Nord a Sud, da Ovest a Est. Hanno suscitato applausi e simpatia, forse anche invidia almeno da parte di chi alimentava le proprie convinzioni con preconcetti e pregiudizi, di chi si aspettava una massa invadente e boriosa e invece si è scontrato con un “dipinto di emozioni”, come una tela d’autore da esporre nei musei più importanti del mondo.

Erano in 4.000 a Parma, Cesena, Ascoli… in più di 1.500 a Novara, quando infuriava Burian e c’erano otto gradi sotto zero allo stadio Piola. Hanno contribuito a far registrare il pubblico più numeroso dell’anno, oltre che a Parma e Ascoli, anche a Bari (dove si è deciso di limitarne l’entrata al San Nicola a soli 1.400), Brescia, Carpi, Pescara, Vercelli e Venezia.

Il Foggia è stata la società di «B» ad aver portato più tifosi in trasferta (una media di 2.000 a gara), roba da Top Ten di serie A, ed ha chiuso la sua temporada allo Zaccheria con 221.196 presenze (con una partita in meno, quella contro l’Avellino giocata a porte chiuse) e un massimo di 14.343 spettatori raggiunto nel derby con il Bari, per il quale – non dimentichiamolo – anche gli abbonati hanno dovuto ricomprare il biglietto nella “giornata pro-Foggia”: solo Parma, Cesena e proprio Bari hanno fatto meglio in casa, tutte e tre peraltro con un confronto a disposizione in più.

È stata la stagione della consacrazione di Fabio Mazzeo, tornato in cadetteria con molto ritardo rispetto al suo valore, esattamente come il popolo foggiano. Che ha gridato, ha incitato, si è depresso e poi illuso. Ha pure fischiato sonoramente la sera di Foggia-Venezia, quando il castello delle certezze stava crollando.

Ma quello fu evidentemente un sentimento di purezza rabbiosa, che Nélson Rodrigues, il cantore del futebol brasiliano, avrebbe definito una “dimostrazione ferica di enorme amore”, espressione da lui usata per spiegare il perché, una volta, la torcida del Fluminense, uno dei quattro club maggiori di Rio de Janeiro, bruciò in pieno Maracanã la bandiera della sua squadra durante un derby perso 6-1 contro il Flamengo.

È dunque la sua gente il vero tesoro del Foggia, l’eredità sublime di un torneo per molti versi travagliato, la base da cui ripartire per attendere l’alba di nuovi sogni. Non esiste compagine al mondo che possa vincere senza i propri tifosi. Nel caso del Foggia calcio, però, non è una questione di successi o sconfitte. Di gioie o dolori. Si tratta più profondamente di sopravvivenza. Di non poter nemmeno respirare se manca la voce di un coro che incita l’animo dei guerrieri rossoneri scandendo le parole di un sentimento infinito:

Magico Foggia alé, canto solo per te; ovunque andrai sarem, sempre ti sosterrem

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".

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