Foggia calcio: c’è l’Ascoli di Serse, il tecnico “house”, e di Tano, l’emigrante che giocò con il «Tigre» Falcao | Foggiasport24.com
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Foggia calcio: c’è l’Ascoli di Serse, il tecnico “house”, e di Tano, l’emigrante che giocò con il «Tigre» Falcao

Foggia calcio: c’è l’Ascoli di Serse, il tecnico “house”, e di Tano, l’emigrante che giocò con il «Tigre» Falcao

“Il mio unico pensiero è quello di proporre una squadra che sia in grado di poter identificarsi nella gente che va allo stadio”. Carismatico come pochi. Schietto come forse nessuno: “Non mi reputo inferiore all’80% degli allenatori di serie A e non credo di urtare la suscettibilità dei miei colleghi perché si sentiranno tutti nell’altro 20%”.

Serse Cosmi è l’Ascoli e l’Ascoli è Serse Cosmi. “Mi nutro di sensazioni… finita una rivoluzione se ne fa un’altra”. Quella marchigiana è ancora in corso. Nuda e cruda, come la voce inconfondibile del vate di Ponte San Giovanni, in provincia di Perugia, da dove partì l’avventura in panchina (in 5 stagioni il Pontevecchio fu trascinato dalla 1ª Categoria all’Interregionale) di Serse, nome inconfondibile messogli dal papà – grande appassionato di ciclismo – in onore di Serse Coppi, fratello del Campionissimo Fausto, il quale fece recapitare in casa Cosmi un biglietto di ringraziamento proprio per la scelta del nome di battesimo del futuro allenatore.

Cosmi ha allenato l’Udinese nella prima Champions League della storia friulana

Non si può parlare dell’Ascoli che domani alle ore 19 sfiderà il Foggia allo Zaccheria senza focalizzare l’attenzione sul suo tecnico. Istrionico e pragmatico: con lui il Picchio è tornato a credere in una salvezza che il 6 dicembre, giorno della sua presentazione (in cui sciorinò le frasi riportate a inizio di questo articolo), pareva impossibile.

La coppia Maresca-Fiorin aveva viaggiato, in coabitazione o in solitaria, infatti, al ritmo di 0,82 punti di media a partita (14 totali in 17 match) con 3 vittorie, 5 pareggi e 9 sconfitte (tra cui quella incassata al Del Duca contro il Foggia), mentre Serse ha aumentato i giri arrivando a 22 punti – sempre in 17 giornate – con una media di 1.30 a incontro frutto di 6 successi, 4 pari e 7 ko.

A Vercelli (0-2 il 27 gennaio) lo stop più indigesto al tecnico che condusse il Perugia di Gaucci in Coppa Uefa e il Trapani a un passo dalla 1ª storica promozione in «A»: “Non ci sto a perdere così”, sbottò a fine gara, “mi assumo le responsabilità per le scelte, ma ora i miei calciatori dovranno vomitare prima che li faccia giocare”. Parole durissime, senza peli sulla lingua, come costume di un personaggio viscerale, uno che uscendo dall’Olimpico espulso nel convulso finale di un Lazio-Perugia 3-1 gridò verso la tribuna biancoceleste che lo scherniva: “Forza Roma”.

Il suo Ascoli è rock, anzi “house”, la passione musicale di Serse, che sceglie la compilation per gli allenamenti in palestra e che quando guidava il Trapani curava la playlist delle canzoni da ascoltare allo stadio Provinciale prima delle partite dei granata. Proprio in terra siciliana, l’allenatore protagonista di una storica imitazione di Maurizio Crozza a «Mai dire gol», ha vissuto l’esaltazione di Trapani (periodo al quale appartiene anche una sua sentita lettera di commiato a Sodinha che lasciava il calcio) e la delusione di Palermo: due mesi con Zamparini che lo licenziò dopo uno 0-4 nel derby con il Catania del “Cholo” Simeone.

L’Ascoli dal peggior attacco di «B» con 33 reti (il 2° peggiore in trasferta con 13) ma reduce da 3 vittorie e un pari negli ultimi 4 turni è impastato del “karma” del suo mister: ecco perché Serse Cosmi è il primo obiettivo di “Attenti a quei due”, il blog di Foggiasport24 sempre a caccia di romanzi particolari da raccontare.

Alla presentazione con il Picchio Monachello ha dichiarato: “Quando mi lego a una maglia è come fosse la mia fidanzata, la difendo alla morte. Darò tutto per l’Ascoli”

Come quello di Gaetano Monachello da Montechiaro di Agrigento, il ragazzo che giocò nel Monaco con Radamel Falcao quando il “Tigre” era «el mejor nueve del mundo»; l’emigrante più cool del football italiano: dall’Ucraina (dove lo portò il suo manager Seluk, lo stesso di Yayà Touré), a Cipro; dalla Grecia al Belgio per poi tornare nel Belpaese, a Lanciano e Bergamo.

E poi ancora a Bari, Terni e Palermo, ultima tappa di una carriera che a gennaio l’ha dirottato verso Ascoli, dove il “Kun” (soprannome affibbiatogli in U21 per il modello degli scarpini indossati) si è ambientato subito segnando 4 reti, tre delle quali hanno portato in dote 9 punti. Gaetano, cresciuto nel Gattopardo ma approdato a 12 anni all’Inter (il suo idolo era Ronaldo il Fenomeno), ha scelto la maglia n° 45 in omaggio alla data di nascita del nonno ed è il centravanti titolare del Picchio, che nell’ultimo confronto casalingo con il Carpi, si è schierato così:

Agazzi
Gigliotti
Mengoni
Padella
Pinto
D'Urso
Addae
Buzzegoli
Mogos
Lores Varela
Monachello

Oltre agli ex Agazzi (in Capitanata nel 2007/08), arrivato a gennaio dall’Alessandria, e Gigliotti, occhio anche a Padella (due promozioni di fila con il Benevento), a Buzzegoli (anche lui nel Sannio l’anno scorso e autore sinora di tre reti), alla giovane mezzala di scuola Roma D’Urso, il migliore contro gli emiliani sabato scorso, e a Lores Varela, l’uruguagio che con il Pisa di Gattuso sconfisse il Foggia nella finale playoff 2015/16.

Non il Barça o il Real certo (o forse dovremmo dire la Roma o la Juve), ma una compagine solida che ha succhiato il nettare della battaglia dal carattere esplosivo del suo condottiero. Di Serse Cosmi: da lui abbiamo cominciato e con lui terminiamo. Noblesse oblige

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".

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