Foggia calcio: la Pro non alza bandiera bianca, sperando nel granata di Morra e nel bianconero di Castiglia

Foggia calcio: la Pro non alza bandiera bianca, sperando nel granata di Morra e nel bianconero di Castiglia
“Sul ponte sventola bandiera bianca”, cantava Franco Battiato agli inizi degli anni ’80. Solo che a Vercelli, bandiera bianca ancora non l’hanno alzata. Perché il bianco è il loro universo, la tinta forte che rende limpidi i 7 scudetti conquistati quando il football era mitologia e le casacche intrise di sangue e di sudore. Perché di bianco si vestì il più grande cannoniere italiano di sempre, Silvio Piola. Perché la classifica piange ma lo spirito ruggisce. Perché le trovate dell’alchimista Grassadonia fanno sperare per il futuro, nonostante i 30 punti in 31 partite. Un bottino scarno (meno di un punto a gara), frutto di 6 vittorie, 12 pareggi e 13 sconfitte.

La Pro che scenderà allo Zaccheria… in Coena Domini, come direbbe Peppino Baldassarre, è la squadra che ha ottenuto meno successi in campionato (appunto 6) dopo la Ternana (4); i Leoni non incamerano l’intera posta da 7 turni, dal 3-2 di Cremona del 3 febbraio. Da allora 6 pareggi (di cui quattro a reti inviolate) e un ko. Attenzione, però, perché pur nella povertà di affermazioni, la Pro vanta qualche scalpo eccellente.

Come il Perugia, schiantato 5-1 al Curi, oppure l’Empoli (all’epoca peraltro non ancora la corazzata di Andreazzoli) superato 2-1 al Piola e soprattutto – per ragioni di campanile, sempre enormi in un’Italia fiorita sulle rivalità dei Comuni – il Novara, regolato a domicilio il 4 novembre scorso. Un colpo esterno che mancava da 17 anni nel derby, una vittoria strappata dalla zuccata mortifera di Claudio Morra, il primo obiettivo di “Attenti a quei due”, il blog di Foggiasport24 avvezzo a scandagliare l’anima delle avversarie dei satanelli oltre che i loro numeri.

Prima di approdare alla Pro Vercelli, Morra ha avuto due esperienze in Lega Pro con Andria e Savona

Ebbene, il ragazzo di Savignano affonda il suo sentire nella purezza della provincia di Cuneo e dopo una parentesi a 16 anni in Spagna, con le giovanili del Levante, esplode nella Primavera del Torino, sotto la guida sapiente di quel Moreno Longo (oggi al Frosinone) che poi lo chiamò alla Pro nell’estate 2016. Con Longo, Morra ha vinto un campionato Primavera annichilendo la Fiorentina in semifinale con 3 reti (in un match in cui indossò anche la fascia di capitano per l’assenza di Fissore). Era la stagione 2014/15 e i granata s’imposero in finale ai rigori sulla Lazio di Simone Inzaghi.

Un riscatto per il bomber convocato più tardi da Evani nell’U20 azzurra, perché l’anno prima – ancora in Primavera – aveva fallito un penalty decisivo nella finale persa con il Chievo. Il Toro nel cuore e Belotti come attaccante a cui ispirarsi: la storia di Claudio è impregnata dello spirito del Filadelfia, quello che lo ha portato a timbrare il suo 1° gol tra i Pro già il 26 agosto 2016 nell’1-1 con l’Ascoli. Quest’anno ha realizzato sinora 6 reti, castigando sia all’andata che al ritorno il Bari, a cui i piemontesi hanno imposto un doppio 2-2: quello del 10 marzo al San Nicola è arrivato in pieno recupero con una zampata proprio di Morra.

La rete del vantaggio dei bianchi (la sua 1ª nei Pro) era stata messa a referto da Paolo Ghiglione, uno della serie… saranno famosi. Di lui sentiremo parlare, seppure abbia già nel palmarés la promozione in «A» con la Spal e un 3° posto ai Mondiali U20 in Corea, perché il Genoa – proprietario del suo cartellino – lo sta “covando” a distanza. Paolo intanto si gode la maglia n° 18, la passione per le macchine e gli gnocchi al pesto che la mamma gli prepara dopo le partite. Ghiglione gioca da esterno destro nel 3-5-2 che Grassadonia ha impostato così nell’ultimo confronto interno con l’Avellino (finito «0-0», il 6° stagionale):

Pigliacelli
Alcibiade
Bergamelli
Gozzi
Mammarella
Castiglia
Vives
Germano
Ghiglione
Reginaldo
Morra

L’elemento che spariglia nella Pro, però, ha cucito addosso il bianconero della Juve, di cui lui (come tutta la sua famiglia) è un fan sin da piccolo: Luca Castiglia. Un amore per la Vecchia Signora ricambiato a partire dal 2005, quando – complice il fallimento del Torino dove era approdato nel 1998 – la mezzala cresciuta a Carcare in Valbormida s’impossessò dei colori della sua gioventù. Un’ascesa che – oltre a regalargli uno scudetto e un Viareggio con la Primavera – gli ha dato la possibilità di debuttare in serie A (il 27 gennaio 2008, a Livorno, con Ranieri in panchina, al posto di Nedved, uno dei suoi esempi nello spogliatoio juventino) e in Champions con il Bate Borisov (il 10 dicembre dello stesso anno).

Castiglia ama i viaggi e sogna di tornare a giocare in serie A dove vanta appena due presenze con la Juve

Innamorato di Del Piero, era in tribuna a Madrid (convocato ma fuori dalla gara) contro il Real quando tutto il Bernabeu si alzò in piedi ad applaudire Pinturicchio. Castiglia, che ha paragonato Grassadonia a Sarri (suo tecnico nell’anno della promozione dell’Empoli in «A») per la gestione del gruppo, ha segnato già 7 reti (record personale) e la statistica racconta che quando lui è andato a bersaglio la Pro non ha mai perso (4 successi e 2 pareggi). Dunque un elemento da non sottovalutare, come tutta la Pro. Che non ha nessuna intenzione, almeno per ora, di alzare bandiera bianca…

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".

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