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Sette, come le vittorie esterne del Foggia Calcio. Sette, come le Meraviglie del mondo moderno…

Sette, come le vittorie esterne del Foggia Calcio. Sette, come le Meraviglie del mondo moderno…
Sensazioni che restano scolpite nel gelo del Piola. Ancora un’affermazione, quasi un’impresa. Un’altra vittoria, siamo a sette. Calato il Settebello per un Foggia che lontano dallo Zaccheria sintetizza l’ambizione più “arrogante” della sua torcida. Siamo a sette successi esterni. Uno diverso dall’altro. Come sette meraviglie. Anzi, come le Sette Meraviglie. Una volta c’erano quelle dell’antichità, dal Faro di Alessandria al Colosso di Rodi, dai Giardini pensili di Babilonia alla statua di Zeus a Olimpia.

Poi nel 2000, in occasione delle Olimpiadi di Sidney, una società svizzera, la New Open World Corporation, lanciò un referendum via internet per stabilire quali fossero le Nuove Sette Meraviglie del mondo. La selezione fu articolata e lunga ma alla fine furono svelate in una cerimonia che si svolse, potenza della numerologia, in data 7/7/’07. A loro ci ispiriamo per raccontare le sette meraviglie del Foggia di Stroppa, in un esercizio di presuntuoso e per alcuni irriverente accostamento.

Perché la prima, quella di Carpi, il 19 settembre, noi la associamo al sito archeologico di Petra in Giordania che ha un ingresso orientale da cui attraversando una fessura profonda tra le rocce si apre la visuale sul cosiddetto “Tesoro del Faraone”, un monumento sulla cui sommità c’è un’urna che secondo i Beduini raccoglieva proprio un Tesoro. Come quello cercato disperatamente dal popolo rossonero a digiuno da secoli: la vittoria in serie B. Al Cabassi fu un’esplosione di gioia. Quasi di liberazione, perché il satanello era rimasto ingabbiato nella sua anemia da tre punti per chilometrici 19 anni più quattro incontri (quelli d’inizio stagione con Pescara, Entella, Avellino e Palermo).

Da quel giorno passò poi oltre un mese, un’eternità… Un viaggio a Vercelli, interminabile come l’orizzonte che separa Petra dal Cristo Redentore di Rio de Janeiro. Una statua alta 38 metri, inaugurata nel 1931 e simbolo eterno della cidade maravilhosa, con le sue braccia spalancate ad accogliere le gioie e i dolori di una nazione eccezionale. Come eccezionale fu il bottino del Foggia a Vercelli: quattro reti. Una raccolta mai più vista in campionato, una voglia portentosa di scalare la montagna dell’azzardo, la stessa che spinge i sognatori a salire 222 gradini per immergersi nella magia del Corcovado.

Da Vercelli ad Ascoli, dal Corcovado al Colosseo di Roma, il più grande Anfiteatro del mondo, con i suoi 50mila spettatori. Un numero enorme, che proporzionato a dimensioni sportive e contemporanee ricorda le migrazioni dei supporters foggiani in giro per l’Italia. Il 12 novembre erano oltre 3.000 al Del Duca per il 3° successo in trasferta dei rossoneri. In campo c’erano undici “gladiatori”, come quelli che saziavano la fame di divertimento del popolo romano. Finì 2-0, con la tranquillità che pareva lì a un passo. Era l’ora di spiccare il volo. E invece la corsa si arrestò, con il brivido della crisi che attraversava il satanello incupito: un pareggio, 4 sconfitte e ancora un miracoloso 2-2 con il Venezia.

La vittoria? Solo un ricordo. E allora sgaurdo proteso verso un’altra «lezione» della storia: torniamo in Sudamerica, in Perù, a Machu Picchu, la residenza estiva dell’imperatore Inca Pachucutec. È conosciuta come la “Città perduta”, come perduta era la vittoria del Foggia. Ma poi il 21 dicembre ecco Floriano scardinare la difesa della Salernitana e griffare un 3-0 che restituisce il sorriso alla truppa di Stroppa.

Anno nuovo, vittoria nuova: la 5ª lontano dalle mura amiche. A Chiavari, con l’Entella. Dove il teutonico sinistro di Kragl apre le danze, chiuse poi dal morso letale del “serpente” Mazzeo. Un’immagine questa che ci trasporta con la fantasia nello Yucatan, tra i misteri di Chichén Itzà: un complesso archeologico del periodo Maya, che significa “alla bocca del pozzo degli Itza”, gruppo etnico il cui nome vuol dire “stregoni dell’acqua”. La costruzione più nota del sito messicano è la Piramide di Kukulcan, dove in epoche cicliche precise le luci del tramonto proiettano lungo l’ombra di un serpente piumato, identificato proprio in Kukulcan.

Leggende e splendori che trascinano il cuore verso la 6ª perla rossonera, quella di Palermo, che paragoniamo al monumento di Taj Machal in India. Fu fatto erigere dall’imperatore per la moglie preferita, come il 2-1 del Barbera è stato il successo più amato tra i tifosi rossoneri. Taj Machal, i cui marmi donano una cromaticità differente a seconda delle ore della giornata, è di una bellezza talmente luminosa che si racconta che lo stesso imperatore, al compimento dei lavori di costruzione, decise di tagliare le mani agli operai e di decapitare il progettista per evitare che si potesse riprodurre da altra parte un simile splendore. Il Foggia, dal canto suo, ci proverà a regalare ancora l’estasi palermitana, ma per maestosità nessun’altra affermazione sinora è stata simile a quella firmata Duhamel e Kragl.

Eccoci allora arrivati all’ultima delle sette meraviglie dei satanelli, la più fresca, anzi la più ghiacciata. L’1-0 di Novara è giunto con fatica e sudore, ergendo una barriera invalicabile di fronte alle folate, leggere per la verità, degli azzurri sabaudi. Come allora non pensare alla Grande Muraglia cinese, realizzata per fronteggiare le invasioni mongole ed estesa per quasi 9.000 km. Un lavoro di edificazione enorme, una vera e propria impresa. Come quella di giocare 70’ minuti in dieci e non concedere agli avversari nemmeno lo straccio di una palla gol.

Sette vittorie dunque. Come Sette sono le Meraviglie. L’ottava, ad honorem, è la Grande Piramide di Cheope a Giza. Per il Foggia, il prossimo viaggio è verso Perugia, contro l’unica squadra superata allo Zaccheria nel girone di andata. Chissà che dopo il Curi non saremo qui a parlare degli Egizi e delle loro magnifiche ed inspiegabili tombe…

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".

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