Oggi compie 50 anni Beppe Signori, il “bomber” che ha fatto gol nel cuore di tifosi e amanti del calcio | Foggiasport24.com

Oggi compie 50 anni Beppe Signori, il “bomber” che ha fatto gol nel cuore di tifosi e amanti del calcio

Oggi compie 50 anni Beppe Signori, il “bomber” che ha fatto gol nel cuore di tifosi e amanti del calcio
C’era stato il precedente di Baggio. Maggio del ’90: Firenze in rivolta per la cessione del “divin codino” alla Juve. Ma lì c’era la frustrazione di sentire sulla pelle il godimento degli odiati rivali, che dopo la Coppa Uefa strappavano alla Viola anche l’idolo più amato, il simbolo della resurrezione. Cinque anni più tardi, vibrava solo l’immortalità di un sentimento d’amore.

Fu per questo che, come in un “instant flash mob”, d’improvviso il centro di Roma si popolò di un nugolo di bandiere. Striscioni che inneggiavano alla battaglia. Quella per difendere un simbolo. Un “Re” incoronato dal cuore della gente. In un istante, in 5.000 o forse più … o forse meno. Poco importa. Tutti a intasare la nobiltà della Città Eterna per un biondino dalla faccia sveglia e dal sinistro chirurgico. Giù le mani dal più grande cannoniere dell’era moderna.

Giù le mani da Beppe Signori. Si piegò anche Sergio Cragnotti, il quale con quei 22 miliardi ottenuti dal Parma per la vendita del suo capitano voleva portare a Roma Maldini e Romário, il difensore più longevo della storia italiana e il Baixinho “Tetracampeão” del Mondo con il Brasile nel ’94. Come Campione del Mondo ’94 era Claudio Taffarel che tre stagioni prima sarebbe entrato nella sua storia. La storia di Giuseppe Signori, che oggi compie 50 anni!

Era il 29 settembre 1991, allo stadio Zaccheria: si giocava Foggia-Parma e si viaggiava a velocità supersonica sullo 0-0. Sino al 70’, quando il prodigio di Alzano Lombardo dribblò proprio Taffarel e realizzò la rete del momentaneo vantaggio rossonero (sarebbe toccato poi a Melli sigillare la parità della contesa), iscrivendo a referto il 1° dei suoi 188 centri in serie A. Una cifra sontuosa, resa leggendaria dal rapporto con le partite giocate: “appena” 344, alla spaventosa media di 0,54 gol a incontro.

Per comprenderne la grandezza basta fare un raffronto con Francesco Totti, avversario in tanti derby capitolini: 250 reti in 619 presenze nella massima serie. Media 0.40! Eppure, il “biondino” non aveva avuto troppa confidenza con la porta in gioventù: silurato dalle giovanili dell’Inter, che in lui non aveva creduto a causa di un fisico troppo minuto (era accaduto anni prima anche con un certo Marco Tardelli!) si era ritagliato il suo spazio nell’operosa provincia padana.

Sino al Piacenza, da dove – con un blitz miliardario di Peppino Pavone (contro la volontà di Casillo sempre propenso alla modica spesa) – lo aveva prelevato il Foggia di Zeman, la figura chiave nella carriera di Beppe gol. Perché quando arrivò in ritiro, reduce da un campionato con sole cinque reti di cui tre su rigore, il boemo lo salutò chiamandolo “bomber”. Il “profeta” di Praga ci aveva visto lungo e lo inventò cecchino in un tridente fantastico.

La deontologia professionale imporrebbe di raccontare di Beppe a suon di numeri e cifre, le sue 100 presenze con i satanelli, i 36 gol distribuiti attorno alla magica promozione in «A» del ‘90/91, i tre titoli di capocannonniere di «A» con la Lazio, le 14 reti nelle Coppa Europee con il Bologna che “non più tremare il mondo faceva”. Ma sarebbe come inaridire una fonte inesauribile di sensazioni profonde. Quelle che Beppe ha regalato a tutti noi.

Le sue corse sfrenate, quel delirio di onnipotenza che catturava i tifosi quando caricava il suo mancino e umiliava le regole della balistica per inventare prodigi vergati nella mitologia. Come quella volta che ne fece tre su punizione al povero Pinato dell’Atalanta con la maglia della Lazio. O quando il flipper di Zemanlandia accese gli “special” al San Paolo di Napoli con una stilettata che ferì mortalmente Giovanni Galli.

Un giocatore straordinario e un ragazzo fantastico”, lo ha definito ieri Stroppa, suo compagno ai tempi della Lazio e in Nazionale, uno con la “cara”, la faccia, del Foggia calcio! Come Beppe, altro simbolo del riscatto rossonero. Perché Zemanlandia fu un fenomeno culturale. Esattamente alla stregua dei 30mila di piazza Cavour che ad aprile scorso hanno “santificato” Giovannino per la cadetteria riconquistata dopo 19 anni.

Chi apprezza Beppe gli vuole bene anche nei suoi errori. Chi conosce Beppe cita le sue lacrime il giorno dell’addio al Bologna, dove aveva sostituito nell’animo della torcida rossoblù Roberto Baggio. L’unico, insieme proprio a Signori, per il quale una tifoseria intera sia scesa in piazza. E allora tanti auguri bomber. Quel giorno di maggio del ’95, per le afose strade di Roma, c’eravamo tutti. Idealmente. Per sventolare la bandiera dei sentimenti e difendere le emozioni di un pallone che la legge del business ha rischiato di fermare sulla linea di porta!

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".

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