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Foggia calcio, allo Zaccheria arriva un Avellino incerottato che si affida al suo… Angelo per non cadere

Foggia calcio, allo Zaccheria arriva un Avellino incerottato che si affida al suo… Angelo per non cadere
Diciamolo subito: contro l’Avellino ci sarà l’occasione della vita. Quella che non puoi farti sfuggire. Vincere due partite di fila è evento che a Foggia non conoscono dalla magica stagione scorsa. Tutta un’altra storia. Capitolo chiuso di un romanzo che ha visto giorno dopo giorno scomparire tutti i suoi protagonisti. Esattamente come settimana dopo settimana, l’Avellino ha perso gran parte degli eroi del 5-1 del Partenio Lombardi.

Era la 3ª di andata: Stroppa buttò là un 3-5-2 inedito, diverso dal pane quotidiano odierno. Non ci fu partita. Spaesati i satanelli (“Una partitaccia”, l’ha definita in conferenza stampa Camporese, che quel giorno esordì con la maglia rossonera), devastanti i Lupi. Nel tabellino dei marcatori s’iscrissero Ardemagni, Morosini (per entrambi una doppietta) e Castaldo, ma chi falcidiò l’improvvisata (nella circostanza) retroguardia pugliese fu Bidaoui.

Ebbene, nessuno dei quattro scenderà in campo allo Zaccheria domani (mancherà anche un’altra pedina fondamentale come Gavazzi): il “Moro” è fermo da ottobre per la rottura del crociato, Ardemagni soffre di pubalgia, Castaldo ha un problema muscolare e Bidaoui ha riportato una frattura al quinto metatarso del piede destro in uno scontro con l’ex Arini della Cremonese, nell’ultimo match di campionato finito 0-0, nel quale Novellino ha schierato i suoi così:

Radu
Marchizza
Migliorini
Ngawa
Laverone
Bidaoui
Di Tacchio
De Risio
Gavazzi
D'Angelo
Castaldo

Il mercato ha portato in dote, oltre al centrale argentino ex Juve Stabia Morero, al mediano De Risio e all’acquisto dell’ultimo minuto Vajushi, anche il talentuoso esterno sinistro ecuadoregno Bryan Cabezas (in prestito dall’Atalanta), un classe ‘97 che con la maglia del piccolo Independiente del Valle giunse sino alla finale di Coppa Libertadores 2016, facendo impazzire le difese di River e Boca e andando in rete nella semifinale con gli xeneizes (l’ex squadra di Maradona che era in tribuna nel confronto di ritorno della Bombonera) sia a Sangolquí sia a Baires.

La curiosità sul mancino che spopolò nel Sudamericano U20 del 2017 realizzando 5 reti e che l’Atalanta portò in Italia ad agosto 2016 è legata alle vicende di gennaio: praticamente ufficializzato dall’Avellino quindici giorni orsono, aveva cambiato idea accordandosi con gli argentini dell’Independiente di Avellaneda (7 Libertadores in bacheca).

Il contratto però inviato dal club Rojo ai nerazzurri era privo della firma del tesoriere e soprattutto il cognome del giocatore era stato tradotto in inglese (alla stregua di ogni altra parte redatta): Bryan Cabezas (“teste” in spagnolo) era dunque diventato Bryan Heads (“teste” in inglese). Non essendoci il tempo di inviare il testo corretto, l’accordo è saltato e Cabezas è approdato ai verdi d’Irpinia.

Difficilmente però il ragazzo giocherà dal 1° minuto allo Zaccheria (per problemi fisici e per un’assenza dai campi di un mese e mezzo), motivo per cui “Monzon” si ritroverà in attacco con i soli Molina (di ritorno da un turno di squalifica) e Asencio, il baby spagnolo arrivato dal Genoa, il 1° obiettivo di “Attenti a quei due”. All’anagrafe è registrato come Raúl José Asencio Moraes, nato il 20 maggio 1998 a Villarreal.

Asencio ha realizzato sinora due gol (da 6 punti) contro Ternana e Pro Vercelli

Cresciuto nel Burriana, scuola calcio della Comunità Valenciana, il centravanti ammirato da Stroppa, ha origini brasiliane e secondo il suo agente Battistini assomiglia al primo Fernando Torres. Approdato nel 2014 al Genoa (che superò la concorrenza di Juve e Valencia) dopo le ottime esibizioni con il Vicenza in alcuni tornei giovanili, nell’ultima stagione con la Primavera rossoblù ha segnato 18 reti in 21 incontri.

Sarà lui a guidare il reparto avanzato dell’Avellino, supportato in un 4-4-1-1 che si trasforma rapidamente in 4-1-4-1 dal capitano Angelo D’Angelo, il leader degli irpini, l’unico giocatore nella storia dei Lupi ad aver indossato la casacca verde in 4 categorie diverse (dalla serie D alla «B»).

Anche D’Angelo – come Asencio – ha segnato in campionato due reti (a Venezia ed Empoli)

Il 33enne centrocampista di Ascea, 95 km da Salerno, si è formato nel Cosenza di Gigi Marulla e dopo il fallimento della società calabrese è approdato al Voghera di Gabetto, oggi nello staff di Max Allegri, il mister della Juve che allenò D’Angelo nella Spal in C1 regalandogli la gioia di scendere in campo al San Paolo contro il Napoli. E a proposito di Vecchia Signora, il mediano di Novellino aveva come idolo l’olandese Davids e come esempio Marchisio (“il più forte contro cui ho giocato”, per sua stessa ammissione).

In Irpinia dal 2009, è partito dai Lupi in serie D e li ha trascinati sino alla «B», che aveva sfiorato già a 16 anni con il Cosenza. A segno due volte in stagione, sarà il maggiore dei pericoli di un Avellino “incerottato” contro cui il Foggia cercherà di ottenere il 2° successo di fila dopo Chiavari. Un’impresa se si vedono i numeri dello Zaccheria. Un’opportunità unica se si dà un’occhiata all’affollata infermeria ospite.

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".

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