Cosa ci lascia Pochesci della sua esperienza alla Ternana? | Foggiasport24.com
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Cosa ci lascia Pochesci della sua esperienza alla Ternana?

Cosa ci lascia Pochesci della sua esperienza alla Ternana?

Dopo il pareggio acciuffato all’ultimo respiro contro la Salernitana, Sandro Pochesci parlò così ai microfoni di Sky Sport a proposito della sua Ternana: “La squadra è viva, non ci batte nessuno”.
Siccome il mondo del calcio sa essere beffardo come poche cose nella vita, tempo una decina di minuti e ad una frase così battagliera e determinata ha fatto seguito la decisione dela dirigenza delle Fere, in primis del patron Bandecchi, di esonerare Pochesci.

“Pochesci ha avuto la possibilità di realizzare la squadra, di chiedere i giocatori, di allenare come e quando voleva. Ma oggi siamo terzultimi. La partita di ieri è stata oscena per tutto il primo tempo, poi nella ripresa c’è stata una reazione dovuta alla qualità dei nostri giocatori… Doveva essere fatta una scelta, che forse avrei dovuto fare 6-7 partite fa…”. Parole più chiare di queste Stefano Bandecchi non poteva pronunciarle. Ovvio che sia dunque arrivato l’esonero: sorprende piuttosto la tempistica. Fare il mercato di riparazione, modificando la rosa non in maniera profonda ma certamente con innesti significativi su tutti Francesco Signori, e poi mandar via l’allenatore con il quale si è operato nelle ultime settimane non è il massimo della coerenza.

L’esonero di Pochesci ha fatto più rumore di un qualunque altro esonero in B. Non perché stiamo parlando di un top allenatore – Pochesci ha comunque avuto una brillante e vincente carriera nelle serie inferiori laziali, questo non va dimenticato – ma piuttosto di un personaggio istrionico che ha capito più e meglio dei suoi colleghi come muoversi nel rutilante mondo della comunicazione contemporanea.

Quando dice che Ibrahimovic faticherebbe nella Ternana…

o quando dice che per colpa degli stranieri non c’è più un italiano che mena o che una squadra di LegaPro avrebbe battuto la Svezia…

usa frasi ad effetto per ottenere due risultati: far parlare di sé – probabilmente non gli interessa ma è inevitabile che sia così – e raccogliere facile consenso con concetti elementari e per molti versi fuorvianti. Un allenatore, insomma, che non ha lasciato nessuna traccia clamorosa sul campo, tutt’altro, ma che entra nel novero degli istrionici davanti al microfono che avrebbe fatto la fortuna di Mai Dire Gol. Magari avrà altre opportunità in futuro: glielo auguro e gli consiglio, dal basso della mia esperienza, di badare più al sodo e al calcio giocato.

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