IL BLOG DEL MISTER – Il Foggia Calcio è in versione 2.0. Il solito “Lupin” Mazzeo. E vi spiego il segreto di Kragl…

IL BLOG DEL MISTER – Il Foggia Calcio è in versione 2.0. Il solito “Lupin” Mazzeo. E vi spiego il segreto di Kragl…

IL BLOG DEL MISTER – Il Foggia Calcio è in versione 2.0. Il solito “Lupin” Mazzeo. E vi spiego il segreto di Kragl…

Sembra passato un secolo ma il Foggia versione 2.0, come l’Araba Fenice, è risorto dalle proprie ceneri grazie alle sapienti scelte dell’area tecnica, capace di rivoltare la rosa come un calzino, trasformando il rospo nel Principe azzurro. Andiamo ad analizzare i considerevoli passi in avanti della formazione guidata dal tecnico Giovanni Stroppa, non senza qualche errore da correggere. Ma la strada intrapresa è decisamente in discesa dopo l’Everest del girone di andata. Ecco il dettaglio dei miei rilievi per Foggiasport24.com.

DIAGONALE DI PASSAGGIO – Nestorovski recupera palla dopo pressione su Greco, per poi impostare il contropiede. Ma a differenza del passato, la linea di difesa del Foggia sembra coordinarsi meglio, con Tonucci che esce sul portatore di palla ai venticinque metri, costringendo l’attaccante macedone a rinunciare alla conclusione e ad optare per un filtrante in verticale per Moreo, sul quale Gerbo sembra essere in ritardo nella chiusura della diagonale di passaggio. Il filtrante stesso risulterà troppo lungo per lo scatto del possente attaccante ex Venezia. Una giusta lettura della difesa del Foggia in situazione di emergenza, anche se va evitato l’errore di Gerbo. Ci vuole maggiore rapidità nella chiusura delle diagonali.

ATTRATTI DAL PALLONE – Sugli sviluppi di un corner nel primo tempo, Loiacono marca a uomo Nestorovski. Il contatto fisico c’è, e questo è un passo avanti rispetto al passato, però manca uno dei principi fondamentali della marcatura. Il centrale vede la porta, la palla, ma non l’avversario. Anche in questa occasione si lascia attrarre dal pallone nel tentativo di colpirlo per respingerlo e l’attaccante Macedone lo sovrasta per poi colpire di testa. La palla finirà sulla parte alta della traversa.

GERBO SU GNAHORE’, DAVIDE CONTRO GOLIA – Sugli sviluppi di un corner nel secondo tempo il Foggia marca a uomo. Ma su Gnahorè, uno degli uomini più prestanti atleticamente, c’è Gerbo in marcatura. Non è un difensore di ruolo e non ha la stessa stazza dell’avversario che con lo slancio lo sovrasta per poi andare a impattare il pallone e spedirlo di poco a lato del palo. Non era Gerbo a dover marcare Gnahoré.

FASE QUATTRO/DUE NON RISPETTATA – Coronado porta palla sulla trequarti offensiva e inventa un filtrante per Nestorovski. Il Foggia si trova in ripiegamento ma non rispetta il principio del 4-2 in fase di non possesso, ovvero la presenza di quattro difensori e almeno due centrocampisti a copertura della porta, che rimane il vertice alto di un ipotetico triangolo. La difesa conta solo tre uomini: Tonucci, Camporese e Loiacono. Sulla conclusione del macedone Loiacono toccherà palla con la mano e causerà il calcio di rigore del vantaggio palermitano. Da rivedere la postura del corpo del centrale barese non del tutto naturale.

BENVENUTO DUHAMEL, MA CHE BRAVO MAZZEO… – Il gol del pareggio del Foggia viene costruito sulla forza della nuova guardia, o quasi. Cross al centro di Scaglia e perfetta lettura di “Lupin” Mazzeo che, con la solita superlativa postura del corpo, appoggia di faccia al compagno meglio piazzato Duhamel il quale, con un tiro secco e preciso, non lascia scampo a Posavec. Da quando il Foggia ha iniziato a calciare da fuori area, con risultati positivi, sono arrivati per sei punti tra Chiavari e Palermo.

KRAGL ED IL SEGRETO DI QUEL SINISTRO – Accennavo nel passaggio precedente, dell’importanza di aver finalmente ritrovato la pericolosità nel tiro da fuori. Il Foggia prima versione, infatti, pagava dazio anche da questo punto di vista, con una percentuale bassa di conclusioni dalla distanza. Nell’azione del due a uno, Scaglia è bravo a toccare per Kragl che, erroneamente indisturbato, lascia partire un sinistro che non lascia scampo a Posavec. Il segreto? La postura del corpo. Precisa, impeccabile, con il piede d’appoggio perfettamente parallelo al pallone e con le braccia poste in maniera tale da garantire il giusto equilibrio al corpo.

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