Duhamel: Non sono un bad-boy. Semplicemente non amo perdere. “Foggia Calcio, tanto entusiasmo per il mio arrivo…”

Duhamel: Non sono un bad-boy. Semplicemente non amo perdere. “Foggia Calcio, tanto entusiasmo per il mio arrivo…”

Duhamel: “Non sono un bad-boy. Semplicemente non amo perdere. Foggia Calcio, tanto entusiasmo per il mio arrivo…”

Intervistato dall’emittente radio France Bleu Normandie, il calciatore Mathieu Duhamel, recentemente acquistato dal Foggia Calcio, avrebbe rispedito al mittente le voci che lo avevano disegnato come “Bad Boy” del calcio transalpino e accusato di essere un “piantagrane” all’interno dello spogliatoio del Quevilly, squadra di League 2 nella quale ha militato fino a qualche settimana fa. Questo uno stralcio della sua intervista tradotta grazie all’ausilio di internet, quindi con possibili imperfezioni delle quali ci scusiamo.

LA SCELTA“Ho accettato principalmente per il progetto. Poi, l’Italia è sempre stata un paese che mi ha attratto. Mi è sempre stato detto che il mio profilo sarebbe stato ideale per questo campionato. Chi ha reso possibile l’operazione è stato il loro direttore sportivo. Prima era a Chievo Verone, io, invece, ero a Caen. E lui mi voleva già”.

CHIUSURA CARRIERA A FOGGIA?Non lo so (ride). In questo momento mi dico di sì. Ma è sufficiente che io abbia successo sul posto e che possa restare a lungo. Quindi non lo so”.

NUOVO CONTRATTOIl club mi aveva offerto un anno e mezzo. Ma ho preferito un contratto di sei mesi e un’opzione di un anno. Scoprirò un campionato che non conosco e una nuova cultura. È gratificante per me e la mia famiglia”.

ACCOGLIENZALe persone sono veramente gentili. Non mi era mai capitato. Non sono mai stato così importante per un club”.

NEMMENO AL CAEN?A Caen, ero un giocatore come tutti gli altri. Qui, c’è grande entusiasmo per il mio arrivo. E quando vedi l’atmosfera nel loro stadio,  ti mette le ali”.

TANTI GOL (8) E CRITICHE IN FRANCIADopo anni in questo ambiente, ho capito che le persone avrebbero avuto sempre qualcosa da criticare. Anche i migliori del mondo sono criticati spesso. Oggi, si dice che sono un “mercenario”. Penso innanzitutto alla mia carriera e alla mia famiglia. Il resto non mi interessa. Non ho lasciato il Quevilly perchè le cose andavano male. Ho semplicemente visto che fisicamente mi sentivo bene e che c’erano alcune opportunità: diversi club italiani e francesi, progetti più interessanti. Alla mia età, mi sono detto: perché non provare?”.

TENSIONI NELLO SPOGLIATOIO DEL QUEVILLYPer me, le allusioni del presidente di Quevilly sono inaccettabili. Ha lasciato intendere che la mia partenza avrebbe calmato lo spogliatoio, come se questo dipendesse da me. Ma se prendiamo i giocatori individualmente, il 90% degli spogliatoi dirà che non ci sono problemi con me. Il restante 10% sono quelli che erano al club in CFA (Championnat de France Amateur). Perché? Perché sono professionale e non accetto che questi giocatori riportino bottiglie di whisky alla fine della partita, non accetto di veder fumare e uscire in discoteca dopo le sconfitte. Un vero professionista, odia la sconfitta. È un vero lavoratore in allenamento. E ancora, il 90% degli spogliatoi ha votato per me come capitano. Questi hanno detto all’allenatore che vorrebbero essere come me: sia in termini di ciò che faccio sul campo che del mio comportamento. Se a qualcuno dice che sono un piantagrane, il 90% dello spogliatoio non la pensa così”.

PROBLEMI CON UNA MINORANZA DELLO SPOGLIATOIOSì, una piccola minoranza. Sono gli uomini dell’allenatore, a cui ha dato le chiavi dello spogliatoio. Ma sono esemplari? No. Questi sono quelli che si allenano meno. Non sono irreprensibili. Hanno un comportamento amatoriale in un mondo professionistico. Come si può andare avanti Oltre a questa, c’è una storia: quella della fascia da braccio. Ma non sono io che ho gestito male la cosa, ma i dirigenti. Ci sono stati attacchi di gelosia. Ma non è un mio problema. Oggi, si dice che Mathieu Duhamel sia un piantagrane. Ma non ho chiesto niente a nessuno”.

GIOCATORE DI CARATTERECerto che ho un carattere forte, per fortuna! Senza quello, non avrei raggiunto i miei obiettivi perché nulla mi è stato dato, niente è stato facile. Quindi sì, ho un caratteraccio in campo, perché odio la sconfitta, odio perdere, anche in allenamento. Sono un vero agonista. Sono un viscerale e a volte eccedo. La mia esperienza al Le Havre la metto da parte. Era diversa. Ho avuto altri problemi Quattro allenatori in due anni, per me non era possibile. Non si va avanti così. In breve, è facile mettere un’etichetta su qualcuno. Prendi Benzema, è il miglior attaccante in Francia e non sta giocando per la Francia, perché alcuni dicono cattiverie su di lui. Sono amico di alcune persone che erano in squadra in quel periodo e mi dicono il contrario. Dicono che è un bravo ragazzo. Le persone fanno credere quello che vogliono. Ci sono persone, non si adattano agli schemi, quindi cercano di escluderle. D’altra parte, ci sono giocatori che non si fanno vedere sul campo, ma sono sempre ben visti. Io per esempio, e non ho nulla contro di lui, ma se il mio nome fosse Nolan Roux con un padre che era un professionista, forse non avrei fatto la stessa carriera. Nolan Roux ha forse segnato 10 gol in Ligue 1 in una stagione? No. Mathieu Duhamel, li ha messi nelle sue prime due stagioni (Mathieu ha raggiunto tre volte la barra di 10 gol su una stagione, con Metz poi con Caen, in Ligue 1 nda), con due squadre che hanno giocato per la salvezza. E con due mesi e mezzo di infortunio. Ma quello nessuno lo vede”.

REPUTAZIONE E REALTA’Tutte le persone che mi conoscono mi dicono: “Francamente, non  avevo una buona opinione di te, ma avevo davvero torto”. L’immagine di piantagrane che mi hai dato non è quella giusta. Non sono un piantagrane. Non mi paragono a loro, perché è un altro calcio e sono molto onesto con me stesso, ma se prendiamo i migliori attaccanti del mondo -Benzema, Cavani, Ibrahimovic, Suarez, Balotelli – hanno tutti un carattere forte. È così. I migliori attaccanti del mondo sono dei duri2.

ETICHETTA DOLOROSAÈ pesante. Sono molto felice di fare il mio lavoro, ma è così estenuante che il giorno in cui mi fermerò, questa roba non mancherà. Perché per me, non è corretta. Ci sono volte in cui avrei potuto fare meglio. Sì, a volte non avrei dovuto innervosirmi quando perdevo durante gli allenamenti. Dire ‘: “mi fa incazzare”. In effetti, ero forse troppo perfezionista. Ma non ho fatto un centro di formazione, mi sono fatto da solo. Quindi sì, ho fatto degli errori. Ma chi non li fà? D’altra parte, non ho mai rovinato uno spogliatoio o altro. E’ follia questa!”.

 

Biografia Autore

Domenico Carella

Direttore di Foggiasport24.com - Giornalista del Corriere del Mezzogiorno (dorso del Corriere della Sera) e conduttore della trasmissione social "4 Amici al bar", in onda tutti i lunedì su youtube e i maggiori social network. Autore dei libri "Diavolo di un satanello", "E il diavolo ci mise la coda", "GI4NNI PIR4ZZINI, una vita da capitano" e "Foggia - Inter 3-2, 31 gennaio 1965, l'impresa degli eroi di Pugliese".

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