Foggia calcio, un patto con il Diablo per non andare a Picco a casa di uno Spezia dalla baby mediana

Foggia calcio, un patto con il Diablo per non andare a Picco a casa di uno Spezia dalla baby mediana


Il Foggia è andato a picco! O forse è meglio correggere il tempo verbale: “Il Foggia andrà a Picco, anzi al Picco”. E sì perché, ironia a parte, domani sera, la truppa di Stroppa sarà di scena al Picco di La Spezia, stadio intitolato ad un alpino, Alberto Picco appunto (caduto durante la Prima Guerra Mondiale), che fu il primo marcatore in assoluto della storia dello Spezia iniziata nel lontano 1906. Non occorre però tornare agli albori del ventesimo secolo per raccontare gli Aquilotti tornati in serie B a maggio 2012 e saldamente nella cadetteria oramai da cinque anni.

Il merito della rinascita è del patron Volpi e di una piazza dal palato fine. Una piazza che – proprio per questo – si è già innamorata di Matteo Pessina, un talento puro imposto dall’Atalanta al Milan come conditio sine qua non per la cessione di Andrea Conti. Brianzolo nato il 21 aprile ‘97, il mancino che s’ispira a Toni Kroos (“Come lui voglio imparare a ricoprire tutti i ruoli nel mezzo”, ha dichiarato) e che è stato svezzato in un ritiro pre-campionato con il Milan dai consigli di De Jong, ha cominciato nelle giovanili del Monza arrivando con Pea in Prima Squadra e contribuendo alla salvezza della squadra con tre gol nel playout contro il Pordenone (salvezza poi vanificata dal fallimento del club).

matteo pessina
L’agente di Pessina Giuseppe Riso lo ha definito il “futuro del calcio italiano e della Nazionale”

Il passaggio al Milan (che ha sbaragliato la concorrenza di Torino e Inter grazie alla volontà del calciatore da sempre tifoso rossonero) ha celebrato l’avvio di una serie di prestiti: poco fortunati quelli di Lecce e Catania, altamente produttivo quello della passata stagione al Como (35 presenze e 9 gol, tra cui il capolavoro al volo di sinistro di Olbia del 18 marzo scorso), dove è stato allenato da Fabio Gallo, oggi tecnico dello Spezia, il quale lo ha voluto fortemente in Liguria e dove è giunto in prestito dalla Dea. Pessina, che gioca come intermedio destro di centrocampo (“Al mister piace utilizzare mediani con i piedi «invertiti»”, ha spiegato), ha disputato il Mondiale U20 con la nazionale di Evani, raggiungendo uno storico 3° posto.

A quella trasferta in terra coreana ha invece volontariamente rinunciato l’altro enfant prodige spezzino e compagno di reparto di Pessina, il prodotto della casa Giulio Maggiore, il quale anziché partecipare alla rassegna iridata ha preferito dare gli esami di maturità per poi potersi iscrivere all’Università. Il classe ’97 ha dimostrato sin da adolescente la sua personalità: all’età di 14 anni, infatti, portato da Bianchessi nei Giovanissimi del Milan per giocare in coppia con Locatelli, dopo pochi giorni ha rinunciato all’avventura rossonera (complice anche un infortunio) per tornare in famiglia a La Spezia.

Lì ha cominciato la trafila nelle categorie di base degli Aquilotti arrivando a condurre lo Spezia sino alle semifinali del Viareggio 2016, dove perse solo ai rigori contro la Juve di Grosso che poi avrebbe vinto il torneo. Dotato di un destro illuminato (un gol per lui nel 4-0 al Pescara), è la mezzala sinistra di un centrocampo completato da Bolzoni che opera come regista basso nel 4-3-1-2 di Gallo. Lo Spezia ha incamerato sinora 20 punti (1,18 di media a partita contro l’1,05 del Foggia) con un bilancio di 5 vittorie, 5 pareggi e 7 sconfitte. I 5 successi sono arrivati tutti al Picco dove è passato solo il Carpi (alla 1ª casalinga) e dove sono cadute Entella, Novara, Bari, Perugia e Pescara. Nell’ultimo turno gli Aquilotti hanno perso a Cremona, in un confronto in cui Gallo ha schierato i suoi così:

Manfredini
Lopez
Giani
Capelli
De Col
Maggiore
Bolzoni
Pessina
Mastinu
Forte
Granoche

Al centro dell’attacco ligure è sempre in agguato una vecchia volpe della cadetteria, il goleador straniero più prolifico (con 93 reti) nella storia della «B», ovvero Pablo Granoche. “El diablo”, soprannome affibbiatogli da un giornalista di Trieste al suo arrivo in Italia proveniente dai messicani del Toluca, definiti appunto Diablos Rojos (diavoli rossi), è cresciuto a pane e pallone (il primo regalo ricevuto da bimbo) a Montevideo, dove giocava per strada cercando di imitare Batistuta (“Il miglior 9 di quando ero piccolo”, avrebbe poi raccontato Pablo) e da dove emigrò verso la provincia uruguagia per esplodere nel Miramar Misiones.

granoche
Il piatto preferito del Diablo sono le lasagne; Luis Suarez è per lui il miglior centravanti del mondo

La sua filosofia si racchiude in questa frase; “Segnare è la seconda cosa che chiedo a una partita, la prima è la vittoria della squadra; i miei gol devono servire a questo”. Un pensiero che l’ha accompagnato dalla Triestina sino allo Spezia, passando per il Chievo, il Modena e il Novara, formazione con cui realizzò il gol – a suo giudizio – più bello della carriera (una rovesciata nel 3-2 di Catania in Coppa Italia il 29/11/2011) e dove fu allenato da Tesser che lo volevo in estate a Cremona prima che il Diablo rinnovasse con gli Aquilotti sino al 2019. Granoche, grande ammiratore del connazionale Paolo Montero (“Vederlo giocare con la Celeste mi emozionava”, ha ricordato), è il pericolo numero uno per il Foggia calcio che salirà al Picco per non andare davvero a… Picco e tornare a sorridere dopo una settimana di stenti e tormenti.



Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".

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