Foggia calcio, la rabbia di Stroppa: “Potevamo essere primi… ma non lo siamo”

Foggia calcio, la rabbia di Stroppa: “Potevamo essere primi… ma non lo siamo”


Uno Stroppa carico si è presentato in sala stampa alla vigilia del confronto di domani sera con il Parma allo stadio Zaccheria. Subito Cesena e una vittoria “sciaguratamente” mancata: “Sabato ero deluso e non ho parlato con nessuno, nessun colloquio individuale, nessuna confidenza o cose che a caldo non si riescono a considerare”, ha esordito il mister rossonero, “mi sono poi rivisto la partita e dalla delusione sono passato all’arrabbiatura. Potevamo essere primi, avere 6/8 punti in più. Potevamo uscire da Cesena con un 4-1, tutti a casa senza nulla da dire. Ma non è così: evidentemente abbiamo difetti e limiti. Il modo di essere della squadra è come il mio: arrabbiata con la delusione però oramai smaltita.

Detto questo, però, poi c’è il risvolto positivo: giochiamo a calcio, forniamo prestazioni eccellenti, sono ragazzi splendidi, facciamo calcio con un temperamento (e mi riferisco a Perugia e Cesena) che prima non c’era. Il mio pensiero è: continuare a lavorare su quello che facciamo, sulle cose positive. Lavorare a testa alta: ci manca qualcosa, ma è poco. Il campionato così com’è ci lascia l’amaro in bocca. Potevamo essere primi”.

Il tecnico è un fiume in piena: “Non ho preoccupazioni, le prestazioni e l’entusiasmo devono essere questi per continuare a credere in ciò che facciamo. Mi dispiace perché quella di Cesena era la «partita perfetta»: c’erano 4.000 tifosi al seguito, era uno scontro diretto che portavamo a casa benissimo. C’è delusione, ci spiace per la gente, l’amarezza è tripla. Ma deve esserci ancora entusiasmo dentro e fuori”.

Poi arriva uno sfogo che si trasforma in un monito: “Si cerca il capro espiatorio e non so perché o per cosa”, queste le parole dell’allenatore dei satanelli, “se abbiamo cercato di giocare a calcio, con tutti gli eventuali errori tecnici che ne conseguono, io sono il responsabile. Oggi paghiamo qualcosa: inesperienze e ingenuità. Se uno sbaglia è responsabilità mia. Con il gioco faremo i punti per conquistare tutti gli obiettivi possibili. Se abbiamo qualità per giocare, giochiamo: i risultati arriveranno. Non m’interessano i 24 gol subiti: ve l’ho già detto, togliamo i 10 gol di Avellino e Pescara. La mia squadra l’anno scorso aveva la miglior difesa, cerchiamo di lavorare nella stessa maniera della passata stagione. Avellino e Pescara erano in un momento di crescita particolare, quando quegli errori ci hanno permesso di non farne altri dopo. È vero: la media gol incassata è massacrante, ma togliamoci dalla testa la negatività. Le cose positive sono tante: non perdiamo l’entusiasmo”.

Il tiro si sposta sul Parma, ospite allo Zaccheria per l’11° turno: “Sarà una partita difficile, ha speso, ha alternative importanti. Ha ottime caratteristiche d’insieme ma noi possiamo fare male. L’affronteremo come le altre partite allo Zaccheria. Sulle palle inattive sono una delle squadre che prepara di più situazioni da palla ferma e per questo sono pericolosi. Sappiamo comunque come metterli in difficoltà e come loro possono affrontarci. Sulla questione atletica, posso dire che vedremo domani la benzina e le eventuali scorie fisiche originate dal sintetico. Nella precedente esperienza, quella del trittico Palermo, Carpi e Brescia abbiamo pagato un po’ solo a Brescia anche per il caldo, nella seconda partita – quella di Carpi – abbiamo invece mantenuto e anzi migliorato la condizione atletica. Recuperiamo Nicastro, Floriano è out ma avremo in campo la formazione migliore anche rispetto a quella che avremmo avuto se fossimo stati in 24”.

Si torna al Cesena e alla gestione del finale: “A Cesena ci sono state palle buttate in tribuna, palle non giocate. La nostra forza invece è giocare a calcio. Quando serve va bene la palla in tribuna, può essere anche uno sprone. Nelle occasioni dei gol non abbiamo gestito bene le situazioni. Però questa è anche la serie B: nell’ultimo turno ci sono state 13 reti su palla inattiva, ma molti sono arrivati su chi sbuccia, chi non arriva sulla palla, fa parte della categoria”.

A proposito di serie B, Stroppa ha risposto anche a una domanda sulle altre due neopromosse, la Cremonese e il Venezia: “La Cremonese ha mutato molto come uomini ma non ha cambiato fisionomia mantenendo il sistema di gioco. Il Venezia, invece, ha modificato la sua proposta di gioco. Io non mi sento pronto a cambiare. A noi – lo ridico – manca davvero poco: ci esprimiamo alla grande con chiunque e dovunque. Forse non è ancora arrivato il nostro momento di spiccare il volo”.

Il discorso si sposta sui singoli e il tecnico di Mulazzano torna alla carica: “Rubin ha un problema al ginocchio che si andrà a curare o dopodomani o dopo Vercelli. Non voleva lasciare la squadra. Se ha sbagliato, lo ha fatto perché io gli chiedo di giocare. Di Vacca dopo Avellino si dicevano cose negative: oggi è uno dei migliori della «B» per rendimento fisico e tecnico. Calderini è importante e lo stimo come Fedato. Del resto non è facile per chi arriva dalla provincia indossare questa maglia. Lui ha dato una mano importante in diverse partite.

Ho sentito dire che non dovrei far giocare Guarna: se Guarna esce è perché lo decide Giovanni Stroppa. Deve continuare così anche rischiando brutte figure perché gli chiedo io di prendere rischi. Non cerchiamo capri espiatori: se volete prendervela con qualcuno, prendetevela con me. Non puntiamo il dito sull’uno o sull’altro. C’è tanto da salvare. Non perdiamo l’entusiasmo: se cominciamo a dire le colpe sono di tizio o di caio sarà un disastro.

Celli non lo vedo ancora al 100% pronto per giocare, ma sta crescendo. Come Ramé, che sarebbe entrato a Cesena se non avessimo fallito il 4-1. Una partita facile per entrare. Ma vista anche l’emergenza magari lo potremo vedere come cambio. Floriano ha giocato perché Beretta aveva un problema e lui si era allenato bene. Gli infortuni muscolari possono essere dipesi anche dal cambio di superficie del campo di lavoro. Non ci sono troppe cose in comune in questi infortuni rispetto alla parte colpita, magari sono situazioni non risolte al 100% che il cambio di superficie può aver amplificato. Purtroppo sono infortuni arrivati in una settimana con tre partite e si rischia di saltarle tutte.”

Chiosa finale sulla coppia d’attacco Mazzeo-Beretta: “Con Mazzeo e Beretta si può fare tutto. Ma tutto parte dal sacrificio: Beretta gioca esterno perché dà più garanzie di esterni di ruolo. Mazzeo, nel secondo tempo di Cesena si è defilato, lui è un giocatore di sacrificio. In questo momento c’è bisogno di tutti. Avere questa duttilità e non dare punti di riferimento come è successo a Cesena può essere importante”.

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".

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