Foggia calcio, la chiave di volta: finalmente “arrabbiati” e con cinque cartellini di cui “vantarsi”!

Foggia calcio, la chiave di volta: finalmente “arrabbiati” e con cinque cartellini di cui “vantarsi”!


Corre il 65’ della sfida con il Perugia, il Foggia perde palla sulla trequarti e si innesca la ripartenza dei biancorossi umbri. “Il gol di domenica è arrivato per mancanza di cattiveria, doveva essere fatto fallo e non è stato fatto”, aveva detto Giovanni Stroppa il giorno prima in conferenza stampa, riferendosi alla rete subita contro l’Empoli nel confronto del Castellani. Un fiume in piena: “I tre schiaffi di Empoli ci possono aiutare”, aveva spiegato, “essere padroni del campo significa pure non lasciare le giocate all’avversario. Ci dobbiamo mettere carattere”. Foggiasport24.com

Era un manifesto di consapevole “stroppismo”, la grinta del vincente seriale, cresciuto in un club d’invincibili come il Milan, che sa perfettamente che “(…) se uniamo sciabola e fioretto faremo bene”, come avrebbe poi dichiarato la sera dopo. Ed eccolo allora quel minuto 65: scappa il Perugia, Agazzi schiuma rabbia e falcia l’avversario da dietro. E quando si rialza, è semplicemente “inc…”. Come la squadra che il mister aveva visto in allenamento prima dello scontro con il Grifo di Giunti. Davide Agazzi, l’immagine di questo Foggia new styleCLICCA QUI

“Abbiamo fatto una partita forse differente rispetto al nostro solito percorso, ma c’è stato grande carattere. Non abbiamo avuto paura di vincere ma c’è stata la sofferenza di portare a casa ogni contrasto. E questo è ciò che mettiamo stasera nel nostro già ricco bagaglio”, ha raccontato con soddisfazione il tecnico rossonero nel dopo gara.Foggiasport24.com

Ai microfoni di Sky ha parlato di “cazzimma”, in onore forse della “napoletanità” di Antonio Vacca, capitano in assenza di Agnelli infortunato (ma presente comunque in campo a guidare i suoi sotto le due curve prima del match). Antonio ha lottato, ha avuto “(…) un’applicazione difensiva feroce, si è proposto di gamba, ha avuto dinamicità”, secondo le parole proprio di Stroppa, che si è speso anche per un altro guerriero in rossonero, quel Giacomo Jack Beretta chiamato a gran voce nell’undici titolare e autore di una prestazione “(…) devastante anche come esterno, di sacrificio, venendo ad accorciare e poi riproponendosi”, uno che “(…) ha trasmesso forza e carattere agli altri”!CLICCA QUI

Agazzi, Vacca e Beretta, tre protagonisti contro il Perugia, tre dei cinque ammoniti dall’arbitro Di Paolo. Tutto torna, anche l’orgoglio di vedere finalmente la truppa davvero “imbufalita” e incapace di accettare i soprusi atletici di avversari smaliziati ed esperti. I numeri non mentono: nelle prime 8 giornate, i rossoneri avevano rimediato 13 cartellini gialli (e nessun rosso), con una media di 1.62 a incontro. Di queste 13 ammonizioni, però, 4 erano arrivate ad Avellino, nel giorno della partita sbagliata, quella che era andata così, senza una logica nella genesi e nello sviluppo. Al Partenio c’era stata più frustrazione che grinta, più masochismo che sana cattiveria.Foggiasport24.com

Quindi, al netto del confronto irpino, nelle altre 7 esibizioni, i “satanelli” avevano collezionato appena 9 gialli con una media di 1.28 a match. Un’inezia per un torneo ruvido come la serie B. Mancava soprattutto questo: una salutare dose di aggressività che contro il Perugia è stata invece scritta a caratteri cubitali nel referto dell’arbitro. Coletti e soci sanno usare magistralmente il fioretto ma stavolta hanno infierito con la sciabola. “Oggi abbiamo messo dentro quel «pepe» di non volere perdere”, ha chiosato in conferenza Stroppa che ai suoi aveva chiesto appena di essere “inc…”. “Io non lo sono”, aveva sorriso contraddicendo l’affermazione di un giornalista, “Io non sono arrabbiato… quasi”!CLICCA QUI

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Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".

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