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IL PERSONAGGIO – Luca Martinelli, il Foggia Calcio e un gol che doveva assolutamente arrivare…

IL PERSONAGGIO – Luca Martinelli, il Foggia Calcio e un gol che doveva assolutamente arrivare…


Lo sguardo si fa intenso. Brilla una scintilla che illumina quella barba da rivoluzionario. Il “comandante” Luca si schernisce e con una smorfia cerca di nascondere le sue sensazioni più intime: “Ci penso al gol, sarebbe bello, sarebbe la ciliegina sulla torta”. Parole di qualche giorno fa. La festa ancora negli occhi (“Personalmente non credo ci sia nulla di più bello che vedere le persone felici”), la scoperta di Foggia, una città differente (“Da tutte quelle dove ho giocato, a Nord come a Sud”), spasmodica nella sua virale affezione per la squadra di calcio (“Quando si dice «si vive di calcio» qui lo percepisci davvero”).

Quel gol però gli mancava: l’ultimo lo aveva realizzato, indovinate un po’, proprio al Foggia, nella disgraziata sconfitta di Messina della passata stagione. Uno stacco imperioso di testa nel cuore dell’area rossonera, popolata per l’occasione da statuite incantate. Fu la resa. L’inizio della fine dell’epopea De Zerbi. Che però ha lasciato in eredità al satanello proprio il centrale milanese, scegliendolo per una difesa che in estate aveva perso il francese Gigliotti, emigrato ad Ascoli.

Luca Martinelli, cresciuto nelle giovanili del Monza, è stato infatti il primo acquisto della stagione 2016/17 di Beppe Di Bari. Che in lui intravedeva le caratteristiche di leader della retroguardia che avrebbe dato l’assalto alla «B» dopo 19 anni. Personalità che “sobra”, che avanza. In abbondanza per la categoria. Una categoria che gli sta stretta, come al Foggia. Qualità tecniche e fisiche. Un corazziere elegante, uno che arriva lassù dove solo osano le aquile. Lassù, dove vagheggia pace il “Cacciatore di aquiloni”, dal titolo di un libro tanto caro a Luca.

Lo sentiva necessario quel gol. Per lasciarsi alle spalle definitivamente il sapore acre delle lacrime. Quelle di Melfi (“In quel periodo ho commesso alcuni errori”, ha confidato con umiltà, “errori che io essendo autocritico mi sono fatto pesare ancora di più”), asciugate dall’abbraccio intenso dei suoi compagni (“Mi hanno confermato la loro stima”) e vendicate da un girone di ritorno da fantascienza. Una mutazione genetica arrivata grazie ai consigli di Stroppa (“Gli ho detto di giocare da «6» per prendere «8»”, ha ricordato il mister tempo addietro quando le prestazioni di Luca erano già diventate impeccabili) e al carattere di un ragazzo abituato a lottare. Come un vero “libertador”.

E allora, eccolo il gol. Nel giorno della festa. Contro quel Melfi che ne aveva asfaltato l’autostima in un pomeriggio mite di dicembre. Quando si chiuse un’epoca. Da quel giorno Martinelli è cambiato: si è preso la difesa del Foggia e assieme al suo amico Coletti (“Con lui c’è un rapporto che va al di là del campo”) l’ha resa impenetrabile. Come lo sguardo del Comandante, con quella barba “un po’ così”, che Luca non ha nessuna intenzione di tagliare…



Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".

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