IL PERSONAGGIO – Cristian Agnelli, il capitano del Foggia Calcio. O più semplicemente, il Foggia Calcio

IL PERSONAGGIO – Cristian Agnelli, il capitano del Foggia Calcio. O più semplicemente, il Foggia Calcio


C’è un’immagine nitida che fotografa l’empatia di un gruppo con la “sorgente” del suo spirito. La Coppa è stata alzata, l’annuncio è arrivato ovunque. Un altro trofeo in una stagione epica.

Lo sguardo però è catturato da un cancello. Antico come le rughe di uno stadio, il Penzo di Venezia, scolpito nella storia (solo il Ferraris di Genova è più anziano di lui) e battuto dai venti di Laguna. La truppa si avvia verso quel cancello, la festa non può essere completa senza aver omaggiato l’altare della “purezza” foggiana. La maglia bianca è sporca, il satanello s’inorgoglisce sul petto dei ragazzi che l’hanno onorato con il sudore della battaglia. Con un occhio – peraltro – sempre rivolto alla tribuna, dove sedeva il loro capitano, costretto in borghese dalla scure del Giudice Sportivo.

È lì che l’ha scovato Antonio Vacca per dedicargli il gol del 2-0. È lì, in un anfratto di cemento del vetusto impianto veneto, che l’hanno raggiunto tutti i compagni per fargli sollevare la Supercoppa e incontrarlo in un abbraccio quasi devoto. Perché Cristian Agnelli non è semplicemente il capitano del Foggia Calcio, è piuttosto l’icona del Foggia Calcio. O meglio, Cristian Agnelli è il Foggia Calcio.

È il sangue rossonero che scorre inarrestabile di padre in figlio: da papà Gerardo, morto quando Cristian era bambino, al figlio Gerardo che dal nonno ha ereditato il nome. È l’amore per Foggia (“La nostra forza tangibile è la città”, disse in conferenza stampa a novembre) e per il Foggia (“Non deve mai mancare l’attaccamento alla maglia”) che si estende dai Cavalli Stalloni sino allo stadio Zaccheria, il luogo più adatto per trasmettere ai nuovi la “(…) consapevolezza di dove stiamo giocando”.

Il tempio dei sogni, quelli che si possono raggiungere solo con “entusiasmo e positività”, due doni che la bimba di Cristian ha chiesto a Babbo Natale in un video girato dal club rossonero e divenuto un fenomeno virale sul web. Cristian è uno al quale intestare “(…) una via, una piazza o qualcosa in città”, secondo il pensiero del suo tecnico Stroppa; è colui grazie al quale “abbiamo affrontato i momenti difficili nella maniera giusta”, colui “senza il quale forse non ci saremmo ripresi” (parole di Luca Martinelli, che in questo ruolo di collante lo ha associato a un altro foggiano verace, Marcello Quinto).

Cristian ha tirato i primi calci al pallone nei pulcini della scuola di Gianni Pirazzini, il “capitano” per eccellenza della storia dei satanelli, e come Gianni – che da Foggia è stato adottato – ha sviluppato un affetto viscerale per i colori rossoneri. Perché per Cristian Agnelli giocare nella propria città è come “essere in nazionale” e trionfare qui è come “vincere un Mondiale”.

Esagerato? Forse sì, per chi giudica Foggia senza conoscerne le emozioni. Assolutamente no, per chi sa che a Foggia le speranze di riscatto corrono impazzite come un pallone calciato nel piazzale di fronte allo Zaccheria, lo stadio dei sogni, soprattutto quelli di Cristian…



Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".

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