IL PERSONAGGIO – Antonio Vacca: nella mente, il Foggia Calcio; nei ricordi, quel viaggio in Palestina…

IL PERSONAGGIO – Antonio Vacca: nella mente, il Foggia Calcio; nei ricordi, quel viaggio in Palestina…


Antonio Vacca è il braccio e la mente. Sul braccio s’impettiscono i tatuaggi divenuti icona di una rabbia che si legge nei suoi occhi. Ipnotici e telecomandati, come i palloni distribuiti con naturalezza in mezzo al campo. Nella mente s’annidano lo spirito audace dei satanelli e il ricordo vivo di una trasferta speciale.

Era giovane, un “bambino” senza barba quando indossò la fascia e scese in campo, il 12 giugno 2011. Nei territori occupati, a Dura, 11 chilometri da Hebron. Capitano della nazionale U20 di Lega Pro che affrontava la selezione olimpica palestinese in una partita storica, la prima di una rappresentativa occidentale in quel lembo di globo martirizzato dalle bombe e dall’intolleranza.

Un’esperienza stupenda, che rifarei altre mille volte”, la definì Antonio che in quel momento difendeva i colori del Benevento, non proprio una celeste corrispondenza d’amorosi sensi… e ci scuserà Ugo Foscolo se citiamo i suoi Sepolcri per rappresentare indegnamente il rapporto complicato tra Antonio e la città sannitica. Una scintilla mai scoccata nel cuore del ragazzo di Scampia, forse perché Cupido aveva in serbo per lui il grande amore della sua vita, quello con Foggia e il Foggia.

Un sentimento unico, consolidato dai guantoni sporchi dell’idolo dal ciuffo ribelle: maglia al contrario e un balzo felino sul palo di destra. Era il 31 marzo 2016 e Vacca si prese il Foggia. Da portiere, contro il Cittadella, nella finale di andata della Coppa Italia di Lega Pro. Senza paura e con una ferocia seriale, la stessa che mise in campo un paio di mesi dopo contro il Pisa, allo Zaccheria.

L’ultimo degli indomabili, l’angelo con la faccia sporca… da centrocampista, da attaccante e poi da difensore a suonare la carica quando il “silenzio” d’ordinanza già echeggiava funereo sui cieli di Capitanata. Quella mezzora a digrignare i denti in faccia alla banda Gattuso innalzarono Antonio Junior agli altari della foggianità più viscerale. Quella che ti fa sudare e lottare per la maglia anche se una schiena “ballerina” frusta la libertà dei tuoi movimenti.

Quando sta bene, Vacca gioca sempre”, ha detto di lui Giovanni Stroppa, il guru di una creatura perfetta (o quasi!). Una creatura della quale Vacca, il «5» che ammira Verratti e Busquets, è il cerebro. È il pensiero che corre. È il maestro con gli spartiti in testa, è il talento che galleggia felice e spensierato in attesa di liberare le sue emozioni più intime. “Nessuno è indispensabile”, ha dichiarato dopo Foggia-Juve Stabia del 5 marzo scorso parlando della squalifica che gli avrebbe fatto saltare Monopoli.

Ci permettiamo di dissentire, almeno su questo… Perché in fondo, un po’ “indispensabile” Antonio Vacca lo è stato. Per il Foggia, ma soprattutto per quei bambini di Betlemme con cui fece una sfida «5 contro 5» per le strade del campo profughi di Aida…



Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".

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