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La “vipera” che ammutolì i fischietti di Cava: «Che brividi quel gol. Tifo per il Foggia Calcio, prenditi la B»

La “vipera” che ammutolì i fischietti di Cava: «Che brividi quel gol. Tifo per il Foggia Calcio, prenditi la B»


La “vipera” che ammutolì i fischietti di Cava: «Che brividi quel gol. Tifo per il Foggia Calcio, prenditi la B»

Parla Salvatore Mastronunzio, eroe della semifinale playoff di Cava dei Tirreni. Sfiorò la B nel 2007 con la maglia del Foggia Calcio. Intervista di Foggiasport24.com

Una scheggia impazzita di gioia. Una corsa sfrenata da una porta all’altra, schivando le sagome di uomini in maglia blufoncè sparse per il campo. Impietrite. Attonite. Rimaste di sale dopo il suo gol al 95′ di quel Cavese – Foggia, semifinale playoff del 2007. L’esultanza di Salvatore Mastronunzio fende il silenzio ovattato di uno stadio che fino a un istante prima aveva riempito l’aria di fischi. Incessanti. Stordenti.

Il Foggia Calcio aveva appena conquistato la finale per la promozione in Serie B e lui era diventato eroe. «La vipera» era tornata a mordere dopo sei mesi non facili. Era arrivato nel mercato di gennaio dal Frosinone (Serie B), dove aveva trovato poco spazio. Trovare la condizione fisica ottimale non fu cosa facile, ma il fiuto del gol rende merito al suo soprannome. Il suo tiro aveva il veleno. Il suo morso era spesso letale.

Chiedete un parere ai 16.000 del Simonetta Lamberti di Cava dei Tirreni, sicuramente non avranno dimenticato quel momento. «E non lo dimentico neanche io», dice il bomber. «Mi capita spesso di andare a rivedere quel filmato e nel momento in cui improvvisamente si spengono i fischi mi vengono ancora i brividi. Rischiavamo di essere eliminati dai playoff, dopo aver subito immeritatamente tre gol nel ritorno del doppio confronto con la Cavese. Quando calciai quel pallone e lo vidi entrare in porta, pensai immediatamente che quel gol ci avrebbe regalato la finale. E lo interpretai come un segno del destino. Pensavo che la sorte fosse dalla nostra parte e che ci avrebbe aiutato anche in finale. Invece…».

Invece la spuntò l’Avellino. Era la finale di Rivaldo Gonzales Kiese. Era il 17 giugno del 2007. «Anche in quella partita meritavamo di passare noi. L’avevamo preparata bene e tutto stava filando per il verso giusto. Massacrammo l’Avellino tanto all’andata quanto al ritorno. Poi perdemmo tutto per un tiro dai trenta metri di Rivaldo. Un jolly indovinato e fortunato. Ed è stata dura digerire quella sconfitta. Mi rimarrà nel cuore la delusione cocente per il risultato e l’accoglienza della città. Migliaia di persone ci attesero al ritorno da Avellino e ci tributarono un applauso. Sapevano che avevamo dato tutto. Questo è uno di quei momenti che porterò sempre con me e che fanno capire quanto sia grande una piazza come Foggia».

Un doppio smacco per «la vipera», tanto come protagonista dell’undici di D’Adderio, quanto come tifoso rossonero. Già, perché pochi lo sanno, ma Mastronunzio ha origini foggiane. I genitori sono nativi di Apricena, «ed io ho tifato per il Foggia sin da piccolo», racconta il bomber. «Giocare con quella maglia è stato come coronare un piccolo sogno. Proprio per questo sarebbe stato bello vincere a Foggia. Quella sconfitta ad Avellino rimarrà il rammarico più grande della mia carriera, al pari della mia mancata conferma nella stagione successiva. Tenevo molto alla mia permanenza allo Zaccheria e credevo fosse cosa fatta. Poi le cose cambiarono, ma non voglio dare colpe a nessuno».

Nel 2007 Mastronunzio è arrivato a trenta secondi dal sogno. Oggi c’è un Foggia che in qualche modo può riprendersi quello che era sfuggito con il sinistro del paraguayano Rivaldo Gonzales Kiese. Nonostante il suo impegno con il Crevalcore (Promozione Emiliana), Mastonunzio, da buon tifoso, è aggiornatissimo sulle vicende del Foggia. «So bene che manca un solo punto alla mtematica promozione. Conoscevo la forza della squadra per averla affrontata l’anno scorso in Coppa Italia Lega Pro, ma credo che quest’anno abbiano addirittura fatto un ulteriore passo avanti. A dire il vero pensavo potesse salire già lo scorso anno nella finale contro il Pisa. Mi dispiacque tantissimo vedere la tristezza dello Zaccheria, pieno in ogni ordine di posto. Immaginavo quello che i tifosi stessero provando. Poi, però, la società è stata brava a rinforzare la squadra, anche perdendo il bomber Iemmello. Hanno ingaggiato Stroppa, un tecnico preparata e credo che già domenica possa essere il giorno buono per la festa. Lo merita la città e lo merita la squadra. E lo merita Gerbo, un ragazzo che ho conosciuto ad Ancona e Gubbio, a cui sono rimasto legato».

Ma dove l’ha vinto il campionato il Foggia Calcio? La risposta è netta: «Dopo la sconfitta di Taranto. Il due a zero poteva essere pesante più di un macigno invece la squadra ha reagito alla grande con dieci vittorie consecutive. Quelle sconfitte a volte sono salutari, permettono di unire il gruppo e chiudere il cerchio. Poi c’è la componente del carattere. Nel momento fondamentale della stagione la squadra ha tirato fuori tutto ciò che aveva. I risultati li conoscete».

E se dovesse essere festa già domenica? La vipera immagina quello che può succedere in città: «La gente si riverserà in strada fino a tarda notte. Aspetteranno la squadra al ritorno e la porteranno in trionfo da eroi, come meritano. Confesso che vorrei godermi anche io la festa. Domenica non riuscirò ad essere lì, ma spero di venire allo Zaccheria contro il Melfi, per gustarmi il momento».



Biografia Autore

Domenico Carella

Direttore di Foggiasport24.com - Giornalista del Corriere del Mezzogiorno (dorso del Corriere della Sera) e conduttore della trasmissione social "4 Amici al bar", in onda tutti i lunedì su youtube e i maggiori social network. Autore dei libri "Diavolo di un satanello", "E il diavolo ci mise la coda", "GI4NNI PIR4ZZINI, una vita da capitano" e "Foggia - Inter 3-2, 31 gennaio 1965, l'impresa degli eroi di Pugliese".

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