Tutto Di Bari: presente, passato e futuro. Stroppa e mercato: «Non smantellare ma migliorare»



Tutto Di Bari: presente, passato e futuro. Stroppa e mercato: «Non smantellare ma migliorare»

Parla Beppe Di Bari, direttore sportivo del Foggia Calcio, che ai microfoni di Foggiasport24.com svela programmi e ambizioni future

Tra i protagonisti della risalita dalla serie D alla B c’è il ds Beppe Di Bari. Nel 2012 arrivò al Foggia in nome del progetto-foggianità che doveva caratterizzare la rinascita della squadra cittadina. In cinque anni di lavoro i risultati gli hanno dato ragione con un ripescaggio (2013) e due promozioni (2014 e 2017). A pochi giorni dal ritorno tra i cadetti, Foggiasport24.com ha intervistato il ds per parlare di presente, passato e soprattutto futuro.

Direttore cosa è successo domenica a Fondi?
«E’ accaduto qualcosa che aspettavamo da 19 anni: siamo tornati in Serie B. Una gratificazione per tutti, per la società, per me, i calciatori e la gente di Foggia. Ma anche per tutti coloro i quali hanno partecipato a questa avventura difficile, insidiosa. Uscire dalla Lega Pro non è mai semplice. Ci abbiamo provato 19 anni e finalmente ci siamo riusciti. Ora viene il bello! Anche se questa frase la ripetiamo ogni anno. Si diceva… “La C2 non è come la D”. Poi “la C1 non è come la C2” e adesso che “la Serie B non sarà come la Lega Pro”. Sicuramente è così ma … work in progress».

Cinque anni tre promozioni. Dalla Serie D alla B. Se pensi al 2012 cosa le viene in mente?
«Che in alcuni momenti ho dovuto fare quasi il magazziniere o l’autista. E’ stata una vera e propria palestra da direttore sportivo. In certi momenti bisognava fare di necessità virtù, ma oggi stiamo crescendo e quello che abbiamo vissuto in passato può solo dare ulteriore forza per il futuro».

Cosa ha contribuito maggiormente alla scalata?
«La voglia da parte di tutti di riuscirvi. Nel 2012 siamo ripartiti mettendo in primo piano la foggianità e il senso di appartenenza. Qualità che ci siamo portati dietro. Oggi abbiamo uno spogliatoio forte e chiunque vi entra riesce a dare il meglio di se».

Abbiamo parlato del passato. Torniamo a parlare del presente. Questa stagione ha qualcosa di assurdo se si pensa a come è iniziata: nubifragio e terremoto in ritiro, poi l’esonero di De Zerbi a Ferragosto.
«Forse in quelle situazioni abbiamo acquisito più forza e spirito di rivalsa. Quello che è successo non se l’aspettava nessuno ma ha dato a tutti noi la forza di reagire ed oggi siamo qui a festeggiare».

Dopo l’esonero di De Zerbi lei è stato il bersaglio di molte critiche.
«E’ normale. Sono il più esposto perché costruisco la squadra. E basta un errore o una scelta giusta per passare dalle stelle alle stalle e viceversa con una velocità incredibile. Ma quest’anno ci sono state delle persone che hanno condiviso con me quest’avventura. Si è creata una squadra di lavoro con il patron Sannella e Beppe Colucci. Hanno condiviso con me questi momenti negativi e gli attacchi al sottoscritto, anche se forse sono un buon incassatore. L’ho fatto per cinque anni qui a Foggia e per due anni a Manfredonia. Incassare mi da la forza di reagire. Ma non c’è voglia di rivalsa, non devo togliermi sassolini dalla scarpa. Sono felice per tutti, anche per quelli che mi hanno criticato. Mi hanno spinto a dare qualcosa in più».

Padalino, De Zerbi e poi Stroppa. Cosa ti ha portato a scegliere l’ex numero dieci di zemanlandia come allenatore?
«Ho scelto sempre miei ex compagni di squadra perché so che sono stati grandi calciatori e soprattutto grandi uomini. Ma non li ho scelti solo perché mi piacevano come persone, ma anche e soprattutto perché conoscevo il loro modo di lavorare. Tutti hanno fatto un percorso di crescita importante. La scelta che mi ha portato a Stroppa? La maturavo da qualche tempo, fin da quando De Zerbi rappresentava una grande scommessa e Giovanni era l’alternativa sicura, una certezza».

Cosa ha detto a Stroppa nella prima chiamata?
«Gli ho detto: “mister, sei pronto a questa non semplice avventura? Lui è rimasto un po’ interdetto per qualche momento, poi ha detto: “partiamo”».

Dallo scetticismo dei primi giorni alla venerazione nei confronti di Stroppa. Qual è il merito più grande del tecnico?
«Ha dato tranquillità alla squadra. Ha trasmesso concetti importanti e ha battuto tanti record dando la possibilità a tutti di potersi esprimere. Stroppa è riuscito a mettere tutti i calciatori sullo stesso piano. A livello di meritocrazia è stato il più equilibrato: se c’era da far giocare chi stava meglio lui lo faceva».

Stroppa oggi sembra intoccabile. Eppure se si torna indietro alla prima settimana di dicembre,con la sconfitta interna con il Fondi e la trasferta di Melfi… Ecco, Stroppa ha mai rischiato l’esonero?
«Devo essere sincero. Personalmente no. Era un momento in cui la gente si portava dietro le scorie del passato, perché era legata al vecchio allenatore e tutti aspettavano il momento negativo dell’allenatore e del direttore sportivo. Da parte nostra c’è sempre stata piena fiducia e siamo sempre stati molto uniti. E quando c’è l’unione di intenti i risultati arrivano».

Sliding doors. E se De Vena avesse realizzato quel rigore nella gara di Melfi?
«Rispondo come direbbe il mio amico Beppe Colucci: il Dio pallone ha deciso così. Era destino che lui sbagliasse e che le cose girassero positivamente per noi. Tutte quelle critiche che sono piovute addosso hanno trasformato la situazione in maniera positiva. Ed è diventato un campionato straordinario».

Due gare al termine del campionato, poi la supercoppa. Il Venezia punta al triplete.
«Ogni squadra vuole fare bene. Il Venezia dopo aver vinto campionato e coppa Italia vuole vincere la supercoppa ma troverà un Foggia che non si tirerà indietro. Proveremo a vincere».

Poi sarà già Serie B. Quali saranno le linee guida del suo lavoro?
«Sarà il solito approccio. Questa squadra ha una grande intelaiatura e il mio intento è quello di non stravolgere, ma di apportare delle migliorie attraverso il confronto con l’allenatore. A breve ci siederemo con Stroppa a tavolino per dare continuità a questo progetto. Ma non avremo l’assillo di dover riformare la squadra. Solo pochi miglioramenti, lì dove la Serie B ti porta a dover operare».

Indirettamente sta confermando Giovanni Stroppa…
«Sarebbe stupido non continuare con un allenatore che ha fatto bene e non dare continuità al lavoro. Per me ci sono tutti i presupposti per continuare e vivere con la giusta serenità il campionato di Serie B, una categoria che non vediamo da tanto tempo ma al quale arriviamo con grande entusiasmo. E non è cosa da poco».

Qual è la situazione della rosa del Foggia dal punto di vista contrattuale?
«Non abbiamo calciatori in scadenza. Sei giocatori rientreranno dal prestito. Si tratta di Letizia (Cosenza), Narciso (Teramo), Floriano (Carrarese), Tito (Andria) e Lodesani (Melfi). Tutti di proprietà del foggia. Faremo delle valutazioni ma sono giocatori che hanno mercato. Poi ci sono i contratti di Martino, Lauriola, Tarolli e Sansone, che sono in prestito con contratto di addestramento in Serie D e dovremo decidere se trasformarli in contratti o meno. Ad Adamo (Herculaneum nda) potrebbe essere fatto contratto di addestramento tecnico».

La situazione dei prestiti, invece?
«C’è Agazzi in prestito dall’Atalanta con diritto di riscatto e controriscatto per i bergamaschi. Noi ci muoveremo per riscattarlo ma siamo sicuri che farà lo stesso l’Atalanta. Valuteremo il da farsi con il tecnico. Guarna, invece, aveva l’obbligo di riscatto in caso di promozione in Serie B e sarà riscattato. Poi ci sono Deli e Faber. Per Deli il prestito era su base biennale e il riscatto potrà essere valutato nel 2018, quindi resterà con noi. Ha fatto un girone di ritorno straordinario».

Intanto categoria che vai, norme che trovi. Cosa cambia rispetto alla Lega Pro? Quali saranno le norme per l’allestimento dell’organico?
«Esistono le liste chiuse. Bisogna tesserare un massimo di 18 calciatori senior, a cui aggiungere due calciatori bandiera, dei quali uno con 4 anni in rossonero e l’altro con 3. Poi infiniti calciatori under, classe ’96 o più giovani. Ma siamo in attesa di decisioni ufficiali».

Quali e quanti sono gli under per la Serie B in organico al momento?
«Abbiamo due ’96, Faber e Dinielli e un ’97, Martino».

Di Bari ha giocato in Serie A, B, C1 e C2 con il Foggia. Di cui è stato direttore sportivo in Serie D, C2, C1 e adesso B. Cosa manca per completare il percorso?
«Manca quel qualcosa che ho vissuto sulla mia pelle qualche ano fa. Oggi è un sogno, proprio come lo era la serie B non più di qualche settimana fa».

Però in città, forse con un pizzico di follia, in molti pensano alla Serie A, lasciandosi trasportare dalla splendida cavalcata della Spal. Lei cosa pensa?
«Che è necessario tenere i piedi ben salti a terra. La Serie B è difficile ma noi cercheremo di sfruttare la base di lavoro che abbiamo costruito e la forza della società, senza doversi svenare o buttare via soldi. Proveremo a fare buone cose ma senza fretta, per gradi, perché è giusto che sia cosi»

Salvezza, Zona tranquillità, Playoff, promozione. Ci dica, quale sarà l’obiettivo del Foggia nella prossima stagione?
«Una buona salvezza con la voglia di mettere le basi per qualcosa di importante».

Tradotto, un anno non di transizione ma di costruzione e consolidamento?
«Perfetto».

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Biografia Autore

Domenico Carella

Direttore di Foggiasport24.com - Giornalista del Corriere del Mezzogiorno (dorso del Corriere della Sera) e conduttore della trasmissione social "4 Amici al bar", in onda tutti i lunedì su youtube e i maggiori social network. Autore dei libri "Diavolo di un satanello", "E il diavolo ci mise la coda", "GI4NNI PIR4ZZINI, una vita da capitano" e "Foggia - Inter 3-2, 31 gennaio 1965, l'impresa degli eroi di Pugliese".

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