Borghetti & Torcinelli, Emilio Cavelli, Nonno Ciccio: tutto quello che il Lecce troverà a Foggia

Borghetti & Torcinelli, Emilio Cavelli, Nonno Ciccio: tutto quello che il Lecce troverà a Foggia


Nel mio cuore c’è il Foggia, nel mio cuore c’è il Foggia, che non lascerò mai….” E’ il ritornello dell’inno che rimbomba tra le mura dello Zaccheria. Un inno, sì. Ma quasi una vero e proprio diktat morale per chi questi colori li porta nel cuore. Foggia è senz’altro una piazza diversa delle altre: una città innamorata della propria squadra e con una squadra innamorata di questa che diventa la città di chi ci gioca. Tanto ti dà, tanto pretende, come se fosse una fidanzata gelosa che ritorna dopo una litigata. C’è nostalgia a Foggia, visto che la Serie B da queste parti manca praticamente da 20 anni. Sembrerebbe essere più vicina quest’anno, ma sullo sfondo sta arrivando l’ostacolo più duro: è il Lecce, secondo classifica a solo un punto di distanza. Giallorossi allenati – guarda caso – da un foggiano, Pasquale Padalino, che da queste parti è ovviamente ben voluto. Un pò come tutti quelli che hanno messo su quell’incredibile circo calcistico, verso gli inizi degli anni 90′, chiamato Zemanlandia. L’artefice di quel circo di non si chiama Orfei o Togni, ma risponde al nome di Zdenek Zeman, che da queste parti è diventa una vera e propria icona.

All’epoca non si navigava esattamente nell’oro. Il Foggia in Serie A ci era arrivato praticamente con le proprie gambe, anche se poi qualcosa mancava. Per esempio non c’era una vera e propria struttura dove potersi allenarsi. A volte lo si faceva sui gradoni dello stadio, a volte addirittura fuori. Anche se, il quartiere generale di Zeman era spesso il campo della Chiesa di San Ciro, situato in uno dei quartieri più caldi della città, a due passi dallo stadio: non c’era erba, ma solo terra e fango. Le reti delle porte non esistevano e le recinzioni erano praticamente nulle. A volte bisognava scavalcare i cancelli per recuperare i palloni, sotto gli occhi indiscreti dei tifosi del Foggia.

Sono circa 150mila i tifosi rossoneri, un paio probabilmente i più famosi di tutti: uno di questi si chiama Emilio Cavelli. Bizzarro, ma simpaticissimo modi di fare. Ricorda Joker, ma al viola e al verde preferisce il rosso e nero con delle giacche degne del miglior John Travolta. E’praticamente sempre in sella alla sua bici con cui viene regolarmente allo stadio: entra allo Zaccheria, a volte anche in sala stampa e poi prova a dire la sua. E’scaramantico, come tutti o quasi da queste parti: prima di alcuni match è anche entrato in campo a gettare il sale dietro le porte. Il tempo di alzare lo sguardo verso le curve, gli applausi dello Zaccheria e lui risponde con un generale Cor***o! Praticamente il suo grido di battaglia.

E’ voluto bene da tutti Emilio, proprio come l’altra divinità del paradiso rossonero degli spalti: lui, un vero nome probabilmente, nemmeno ce l’ha perché lo conoscono tutti come Nonno Ciccio ed è il tifoso più longevo e amato d’Italia: 92 anni, ma un sorriso senza tempo, proprio come la sua giacca – che risale alla seconda guerra mondiale – e i suoi aneddoti. Amato dai calciatori, anche i più recenti, come testimoniano le attenzioni di un giovanissimo Lorenzo Insigne, primo di tutti a salutarlo dal campo durante la fase di riscaldamento nella sua unica stagione giocata in rossonero. L’unico tifoso a cui sono permesse anche le trasferte che vengono proibite alla tifoseria rossonera. Ma d’altronde come dire di no ad un tizio del genere che, a suon di chilometri, è diventato una star pure in Inghilterra, grazie ad un documentario, riservatogli dalla BBC.

C’è oggi Nonno Ciccio, ci sarà domani. Un domani calcistico che i tifosi del Foggia vorrebbero si celebrasse tutti i sabati, come prevede la Lega di Serie B. Anche se, giocando il sabato qualche sacrificio andrà fatto: vorrebbe dire, per esempio, recarsi allo stadio senza aver mangiato la braciola, che non può mancare a tavola di un vero tifoso rossonero la domenica. Un sacrificio sì, non due: il Borghetti, invece, non mancherebbe nemmeno se si giocasse sempre di lunedì mattina. Da buttare giù in un colpo solo, “alla goccia”. U Burghett da accompagnare, perché no, a un bel paio di torcinelli: è carne pure questa che viene consumata praticamente a tutte le ore. Specialmente in uno dei chioschi a due passi dallo stadio.

Sarà l’ennesima domenica di pallone dello Zaccheria, ma sarà anche tutto questo Foggia-Lecce. Uno spettacolo già sold-out da di vivere così: tra i torcinelli, un cicchetto, Emilio e Nonno Ciccio. E che derby sia…Sul campo e fuori!

fonte: gianlucadimarzio.com

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