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26 Febbraio 2021
Dilettanti

SECONDA CATEGORIA CAMPANA. L’integrazione per vincere in campo e fuori. Ecco l’Antonio Spirito Monteverde del tecnico Alessandro Sciarappa

Nove stranieri e sei nazionalità per l’Antonio Spirito Monteverde del tecnico Alessandro Sciarappa. L’integrazione come mezzo per vincere in campo e fuori

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Secka Sheikh detto “Hansen”

[dropcap color=”#” bgcolor=”#” sradius=”0″]N[/dropcap]ove calciatori stranieri in due anni, sei nazionalità rappresentate in organico. L’Antonio Spirito Monteverde del tecnico Alessandro G. Sciarappa si sta ritagliando il piacevole ruolo di piccola oasi dell’integrazione. Il club giallorosso milita in Seconda Categoria Campana (girone D) e rappresenta un paese di appena 800 anime, arroccato sui monti dell’Irpinia, a due passi dal confine con la Lucania. Un borgo dalla bellezza limpida e genuina, diventato uno dei “più belli di Italia” e vegliato dal monte “Serro della Croce”. Un dente dalle pendenze aspre, ricoperto da una fitta vegetazione di castagni, sul quale si erge una croce luminosa, a segnalare il luogo in cui si sarebbe svolta l’epica sfida tra San Michele e Lucifero, vinta ovviamente dal Santo con la spada.

BABELE – Vincere le sfide, dunque, è una prerogativa del luogo. L’ultima, in ordine di tempo, è quella dell’integrazione. Una battaglia portata avanti dalla società del presidente Nicola Pandiscia e dal tecnico foggiano Alessandro G. Sciarappa, orchestrati dalla passione dei dirigenti Gabriele Urbano, Bruno Pandiscia, Antonio Rinaldi, Giancarlo Rorro, Pietro Antonio Raimondo, Maria Rita Giuoco e Marco Policastro. Da due anni nell’organico a disposizione dell’allenatore c’è un mix di culture. Gambia, Ghana, Costa d’Avorio, Senegal e Nuova Guinea sono le nazionalità che si sono sommate a quella italiana. Quattro calciatori nella passata stagione, cinque in quella in corso (Alioune Badara Traorè, Doumbia Issiaka, Boukounta Nanki, Umar Sanda e Secka Sheikh), quasi tutti migranti fuggiti da situazioni difficili nei rispettivi paesi. E con la maglia giallorossa hanno trovato motivo di gioia e aggregazione.

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Il tecnico Alessandro Sciarappa

«Tutti i ragazzi stranieri si sono sempre ambientati bene nello spogliatoio – dice il tecnico Sciarappa -. Anzi, in alcuni casi hanno costituito un valore aggiunto per la squadra. L’anno scorso abbiamo vissuto una partenza di campionato difficile con una manciata di punti conquistati nel girone di andata. Ebbene il loro arrivo (e quello di altri rinforzi) è coinciso con un’importante rimonta. Rimonta che sarebbe stata impossibile senza la coesione perfetta del gruppo, senza il totale affiatamento degli stranieri con gli italiani. La rimonta fu pazzesca con diciannove punti conquistati in tredici gare. Passammo dall’ultimo posto al decimo. Conquistammo la salvezza con una giornata di anticipo. Ma soprattutto ci divertimmo. Eravamo felici di giocare assieme».

SACRIFICI – Per il tecnico Sciarappa non è un problema lavorare con ragazzi che faticano a padroneggiare la lingua italiana. «Sono io che vado incontro a loro – dice il trainer -, cercando di parlare inglese e di imparare le basi del francese. Certe volte non è facile ma il calcio è un linguaggio universale». Magari è un po’ più difficile condurre un allenamento, visti i sacrifici ai quali è costretta una piccola società dilettantistica. Poche risorse, campi in terra battuta, calciatori che lavorano e intemperie a complicare le normali sedute di lavoro. E d’inverno è addirittura peggio perché fa buio prima e l’impianto di illuminazione può rischiarare solo una parte del campo.

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Riscaldamento pre partita

GRUPPO – Ma questo è anche un motivo per fare gruppo: «Bisogna fare di necessità virtù, nelle piccole difficoltà si formano i grandi spogliatoi e questa squadra credo sia sulla buona strada. I miei ragazzi fanno grandi sacrifici. Dopo il lavoro si mettono in macchina per raggiungere il campo di allenamento, dimostrando passione e attaccamento. Non posso fare altro che ringraziarli per la disponibilità. Per quanto riguarda il campionato sappiamo di poter crescere tantissimo tutti insieme e magari di poterci togliere piccole, grandi soddisfazioni. Non abbiamo pretese, se non quella di fare calcio in modo serio, esaltando i valori morali dello sport».

In alto il video resoconto di un allenamento dell’ASD Antonio Spirito Monteverde con le interviste al presidente Nicola Pandiscia, al dirigente Gabriele Urbano e al capitano Marco Benedetto Gatto.

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