Foggia, ricorda il passato ma non illuderti: questa Casertana non è certo una “bufala”…

Foggia, ricorda il passato ma non illuderti: questa Casertana non è certo una “bufala”…

Riavvolgiamo il nastro dei sogni. Il Catanzaro, la nebbia… è cosa passata. Poco abbiamo visto, ancora meno ci è piaciuto. Ma i tre punti fanno comunque storia. Che si consegnerà ai posteri esattamente come ciò che successe un anno fa. Era il 30 novembre 2015, allo stadio Zaccheria. Di lunedì, in diretta su Raisport. Chi c’era, non dimentica.

Si giocava il posticipo del 13° turno d’andata del girone C: Foggia-Casertana. Proprio come domenica prossima, giorno 27 novembre, ancora di sera. Bruma permettendo… Lì si certificò la follia, l’espressione più feroce del “De Zerbi style”. Godimento allo stato puro. Il clone perfetto del “guardiolismo” estremo. Senza Messi e Neymar ma con Sarno e Iemmello, capaci di aggredire i malcapitati rossoblù come rapaci in picchiata sulla preda. “Li abbiam messi lì” divenne il mantra del vate bresciano, ribadito a pieni polmoni dopo aver dato una lezione di calcio a quella che allora era la capolista indiscussa del torneo.

L’affezione per la casacca rossonera del sottoscritto, umile pennivendolo capitolino al soldo delle emozioni foggiane, esplose proprio quella sera. Una “corrispondenza d’amorosi sensi” fermentata a lungo, però, dopo un primo approccio sentimentale che risaliva addirittura al campionato precedente: Salernitana-Foggia 2-2 e una prima frazione in cui i satanelli fecero ai granata una “capoccia come un dindarolo”, volendo utilizzare uno slang tiberino.

Rewind concluso. Si torna al presente, alla nebbia dello Zaccheria e a una Casertana che ha un’anima meno liberty e più casereccia. Pensi a Caserta e immagini la Reggia, annusi Caserta e scopri il profumo sapido delle mozzarelle di bufala. Il “must” di quelle terre. Ma soprattutto la ragione della gloria imprenditoriale di Giuseppe D’Agostino, da pochi giorni unico proprietario della Casertana.

Un self made man, uno che ha investito nei sapori della sua provincia per costruire un impero caseario. Uno che il calcio lo mastica con gusto, come fanno i clienti con i suoi bocconcini. È stato il presidente del Teano e da quest’anno ha subito il richiamo forte dei colori rossoblù. Un casertano doc patron della squadra locale, uno che “o fa le cose per bene oppure non le fa per niente”, secondo le confidenze di chi lo conosce. Uno che merita l’occhio sempre vigile di “Attenti a quei due”.

Perché se non ci fosse stato lui, ad esempio, il tecnico Andrea Tedesco sarebbe stato esonerato già da tempo, magari durante un allenamento come avevano provato a fare quegli stessi dirigenti che mesi prima avevano sfidato le ire della piazza per imporlo come allenatore. Perché senza di lui, i due punti di penalizzazione (la classifica dice ora 9° posto con 18 punti) che la squadra ha incassato si sarebbero moltiplicati nel tempo. Perché senza di lui, il settore giovanile magari avrebbe alzato bandiera bianca come aveva fatto già lo scorso 16 novembre fermando tutte le sue attività. Insomma, senza il suo intervento il futuro della Casertana sarebbe stato quantomeno nebuloso.

D’Agostino ha fatto scelte sinora risolutive. Di una però deve render merito alla precedente gestione: l’arrivo nei falchetti di Gastón Ezequiel Corado, el Turu, o Pie de Angel, come lo ribattezzarono le hinchas dell’Atlético Talleres, club della città di Remedios de Escalada (dintorni di Buenos Aires) dove il “9” rossoblù si è affermato portando i suoi dalla «C» alla «B» argentina. Penalizzato da un infortunio durante la preparazione, il bomber gaucho (26 gol nel 2015/16) è esploso nell’ultimo mese segnando 3 gol nelle 5 partite giocate da titolare. L’ultimo, il 1° da tre punti, contro il Siracusa, in un confronto che ha visto Tedesco schierare i suoi così:

Ginestra
Pezzella
Rainone
D'Alterio
Finizio
Matute
Rajcic
De Marco
Carlini
Orlando
Corado

RAJCIC
Con il Siracusa Rajcic ha segnato il suo primo gol in campionato

Le chiavi del successo (e del buon momento dei campani, 8 punti nelle ultime 4), oltre alla vena di Corado, sono state la concretezza del centrocampo guidato dagli esperti Rajcic (con lui in campo un solo ko in 5 incontri) e Matute e la ritrovata solidità difensiva (Ginestra, il portiere ex Foggia, non ha preso gol dopo 7 turni), a cui ha contribuito in maniera decisiva la coppia centrale D’Alterio-Rainone.

Quello che arriverà allo Zaccheria domenica sera, dunque, non è certo uno squadrone ma nemmeno un bluff. Anzi, più propriamente, dovremmo dire che non è una “bufala”. Senza offesa, ovviamente, per i nobili animali…

Biografia Autore

Gianpaolo Limardi

Giornalista romano "trapiantato" a Foggia. Ha seguito la Lazio come inviato, radiocronista e commentatore per Radio Flash Roma. Da anni si occupa di serie B e Lega Pro; ha maturato una conoscenza specifica del calcio sudamericano, in particolare di quello brasiliano di cui è grande estimatore, oltre che appassionato. E del quale sente una costante "Saudade".