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21 Aprile 2021
Attenti a quei 2 Blog Foggia Calcio

Foggia, ecco la Vibonese. Tra ex, “tipografi” e una valigia colma di speranze…

[dropcap color=”#” bgcolor=”#” sradius=”0″]L’[/dropcap]urlo dello Zaccheria squarcia una notte difficile. Complicata dalla resistenza ad oltranza della Lupa Roma, scesa in Capitanata per portare via un punto. È il 10 novembre 2014: 15 anni dopo il crollo di via Giotto, uno dopo la scomparsa di Matteo Amoruso. Due eventi da ricordare per tre punti da conquistare. Esce Cavallaro, entra Leonetti. La risolve lui, il ragazzo di Andria, con un destro sotto la curva Sud. “Una gioia unica il boato dello stadio”, dirà in conferenza stampa. Quel boato che domenica sera comunque non potrà ascoltare perché il pubblico resterà ancora fuori in questo anomalo avvio di campionato allo Zaccheria.

Leonetti esulta
Savino Leonetti con la maglia del Foggia

Cominciamo proprio da lui, da Savino Leonetti e dalla sua Vibonese, il viaggio alla scoperta dei prossimi avversari del Foggia. “Attenti a quei 2” è il titolo scelto per la nostra rubrica, perché ci concentreremo su due elementi (giocatori, allenatori, dirigenti, campi di gioco ecc.) determinanti per la squadra che i rossoneri andranno ad affrontare di volta in volta. Due elementi da cui guardarsi e da cui partire per esplorare l’altra metà del campo, quella meno nota ai tifosi del Foggia. Che poco sanno della Vibonese ma che però conoscono bene Leonetti: tre stagioni in rossonero, dai campi polverosi della serie D sino al “debuttante” De Zerbi. Una rete alla prima ufficiale in Coppa Italia contro l’Arzanese nel 2013/14 con Padalino in panchina; una prestazione monstre a Pagani il giorno della Befana del 2015 quando relegò re Pietro Iemmello sulla fascia sinistra nel 4-3-3 che annichilì gli azzurrostellati grazie anche a un suo centro e al rigore procurato. L’impiego tattico con la Vibonese sarà appena diverso: esterno d’attacco nel 4-2-3-1 che il tecnico Costantino ha disegnato per le prime due uscite dei calabresi nell’attuale torneo. Questo l’undici schierato nelle prime due giornate:

Russo
Paparusso
Sicignano
Manzo
Franchino
Giuffrida
Legras
Scapellato
Chiavazzo
Leonetti
Saraniti

Una formazione, quella rossoblù, all’esordio assoluto in Lega Pro (per la precisione nella Terza Divisione, quella che un tempo si chiamava C1): eliminata dalla Frattese nella semifinale playoff del girone I della serie D della passata stagione, è stata infatti ripescata ad agosto andando a completare il mosaico del girone C. Un cambio epocale per il club di Vibo Valentia, che si stava attrezzando per una serie D d’alta classifica, con l’ingaggio del tecnico Massimo Costantino già in Lega Pro con Vigor Lamezia e Torres, e che si ritrova a lottare in una categoria estremamente competitiva con una rosa completamente rinnovata. Quattro punti in due incontri con Akragas e Fondi rappresentano il bottino dei calabresi, il cui gioco offensivo trova sbocco nelle movenze minacciose e nella confidenza con la porta di Andrea Saraniti, il bomber e capitano, uno dei pochi reduci dal torneo di serie D.

Il gemello Allegretti (50 reti in rossoblù) è emigrato al Taranto dopo un balletto che ha movimentato l’estate di Vibo, Carbonaro – prelevato dal Venezia – non è mai stato tesserato e così del tridente progettato inizialmente è rimasto solo lui. Palermitano classe 1988, ha iniziato nella scuola calcio Ribolla di Totò Schillaci. Lo chiamano il “tipografo” perché ha chiuso gli studi con questa qualifica, il suo idolo è l’islandese Gudjohnsen e nel 2013 fu osservato “da vicino” dal Chievo quando militava nel Città di Messina (serie D). Saraniti ha realizzato sinora 3 reti in 4 match ufficiali ed ha la fame di chi vuole imporsi tra i grandi.

La salvezza dei rossoblù passa anche per i suoi gol (ha già “griffato” il vernissage di Agrigento), così come per la solidità difensiva a cui potrà dare una mano concreta Rocco Sabato, lanciato nella mischia da Costantino nel finale del confronto con il Fondi. Un’iniezione di esperienza per una matricola che viaggerà verso la Capitanata carica di speranze. Le stesse che aveva nella valigia Pino Trento, 130 reti in 150 presenze con la Vibonese, quando lasciò la Calabria nel 1958 per approdare al Foggia in serie B con un ingaggio sontuoso per l’epoca (149mila lire mensili).

L’avventura in terra dauna, però, durò appena un anno: troppo forte era la nostalgia di casa e così la mezzala più prolifica della storia rossoblù tornò a Vibo dove avrebbe indossato la maglia numero 8 sino al 1964. Una figura epica per una società che sta riscrivendo il libro della sua storia. Allo Zaccheria, domenica sera, ci sarà l’autografo su un altro appassionante capitolo.

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