Bianco: “De Zerbi è un fuoriclasse. Il Foggia Calcio può fare bene perché…”

Bianco: “De Zerbi è un fuoriclasse. Il Foggia Calcio può fare bene perché…”

È stato uno dei gioielli del vivaio rossonero. Cresciuto dal re dei bomber Vittorio Cosimo Nocera, scoperto dal talent scout Peppino Pavone e plasmato dal tecnico Lorenzo Mancano. Ha fatto l’esordio tra i grandi grazie a un certo Tarcisio Burgnich. Questa è la storia di Paolo Bianco, difensore centrale nativo di Ordona diventato, grazie alla sua bravura e caparbietà, un apprezzato difensore di Serie A. Nella sua lunga carriera, conclusa l’anno scorso a Sassuolo, Bianco ha vestito le maglie di Foggia e Catania. Contattato dalla redazione di Foggiasport24.com ha fatto le carte all’atteso match di domani al Massimino.

Domani si gioca Catania – Foggia. Una partita che non la lascia indifferente, vero?
«Sì. Sono foggiano e tifoso del Foggia. Il Catania, invece, è stata una tappa importante della mia carriera. Ma l’ago della bilancia propende per i colori rossoneri anche per l’amicizia che mi lega al ds Di Bari e al tecnico De Zerbi».

Ha esordito giovanissimo con la maglia dl Foggia. Era il 10 marzo del 1996 e si giocava il derby contro l’Andria. Che ricordo conserva dell’esordio?
«Giocavamo a Benevento in campo neutro. La situazione di classifica era molto difficile. Il giovedì prima della partita, dopo avermi visto con la Primavera, il tecnico Burgnich mi aggregò alla prima squadra. La domenica, poco prima della partita, mi disse solamente: “scaldati e vai in campo”. Mi trovai catapultato in un sogno. Perdemmo uno a zero ma ricordo ancora le parole del tecnico in sala stampa: “Quanto il ragazzino esploderà il botto si sentirà fin sulla luna”. Solo qualche settimana dopo mi resi conto di quello che mi stava succedendo. Ancora oggi ringrazio Nocera, Pavone, Mancano e Burgnich per avermi insegnato tanto».

Poi il Foggia colò a picco. Cosa ricorda delle ultime stagioni in rossonero?
«Ho brutte sensazioni. Ricordo che in campionato ad Ancona spaccai il vetro della panchina con un pugno. Vedevo avvicinarsi la retrocessione e la rabbia era tanta. Poi, per un errore di persona, invece di squalificare me punirono il mio compagno Oshadogan. A distanza di anni posso dire che rimanere a Foggia è stato un errore dettato dall’amore per i colori rossoneri. Avevo ricevuto l’offerta dell’Udinese di Zaccheroni in Serie A ma rifiutai. I progetti di risalita si sciolsero come neve al sole e mi ritrovai a vent’anni con la fascia di capitano al braccio alla guida di una squadra senza società. Fu un periodo terribile per me, con critiche aspre da parte di stampa e tifosi».

Invece la ricordano con affetto a Treviso, Cagliari e Catania…
«Sì, a Catania sono amatissimo e quando torno da quelle parti la gente ancora mi riconosce. Io e i miei compagni abbiamo avuto la fortuna e la bravura di riportare la squadra in Serie A dopo 23 anni di purgatorio».

Tra i suoi compagni c’era anche De Zerbi. Avrebbe immaginato un futuro in panchina?
«No, sinceramente no. Anzi, vi svelo un aneddoto. Due anni fa ero in contatto con Di Bari. Quando mi disse che avrebbe puntato tutto su De Zerbi io gli risposi: “Ma che fai? Roberto non ha mai allenato, Foggia non è una piazza facile, soprattutto dopo due campionati vinti”. Ma alla fine Di Bari gli ha dato fiducia e ha vinto la sua scommessa. E’ una vittoria sua e di De Zerbi, che oggi reputo un fuoriclasse della panchina. Qualche tempo dopo ci incontrammo a cena e Roberto mi rinfacciò scherzosamente le mie parole».

Che partita sarà quella del Massimino?
«Prevedo un incontro difficile e combattuto, ma il mio cuore è a Foggia, dove sono nato, cresciuto e dove lavorano due miei grandi amici. Di quel Catania salito in Serie A, purtroppo, non è rimasto più nessuno, se non il calore dei tifosi, ai quali sono vicino con il pensiero».

Quali sono le possibilità di Catania e Foggia in questo campionato? Possono lottare per la vetta?
«Credo che il Foggia abbia qualcosa in più, come la tranquillità societaria. Poi, e lo ribadisco, ha un fuoriclasse in panchina. De Zerbi non è mai stato uno dei tanti, ha sempre fatto qualcosa di più degli altri e lo sta facendo anche da allenatore. In un campionato così difficile, alla lunga, la differenza la faranno la tranquillità societaria e la gestione tecnica».

Ha mai immaginato o sfiorato il ritorno a Foggia?
«L’anno scorso il ds Di Bari mi ha contattato per dare una mano al nascente Foggia di De Zerbi ma io ho rifiutato. Quando lasciai Foggia mi sono ripromesso di non tornare mai più, in nessuna veste. Ho sofferto troppo ed amo troppo questa maglia».

Oggi è nello staff tecnico della Primavera del Sassuolo ed è pronto ad intraprendere la carriera di allenatore. Quali sono i suoi sogni per il futuro?
«Sono il vice di Paolo Mandelli, con il quale ho condiviso la mia prima stagione nel Foggia. Diventare allenatore è un sogno che coltivo da alcuni anni, vale a dire da quando ho conosciuto Giampaolo. Mi ha allenato a Treviso e Cagliari e lo reputo una persona fondamentale nella mia crescita. Il sogno è diventare allenatore di Serie A, ma non ho la presunzione di dire che arriverò sicuramente a questo traguardo. So che devo raggiungerlo con le mie forze ed ho voglia di lavorare e crescere».

Biografia Autore

Domenico Carella

Direttore di Foggiasport24.com - Giornalista del Corriere del Mezzogiorno (dorso del Corriere della Sera) e conduttore della trasmissione social "4 Amici al bar", in onda tutti i lunedì su youtube e i maggiori social network. Autore dei libri "Diavolo di un satanello", "E il diavolo ci mise la coda", "GI4NNI PIR4ZZINI, una vita da capitano" e "Foggia - Inter 3-2, 31 gennaio 1965, l'impresa degli eroi di Pugliese".