80 volte capitan Ciccio Patino

80 volte capitan Ciccio Patino

DI DOMENICO CARELLA – Da bambino avevo poche ma salde certezze sul calcio. Erano quelle trasmesse da mio padre attraverso dei flash che sgorgavano irruente mentre guardavamo una partita del Foggia. Certezze che si contavano sulla punta delle dita: Il capitano era Gianni Pirazzini, il portiere con i baffi da Vichingo era Raffaele Trentini, Majoli era «Gambadilegno», poi, immancabile, ogni verticalizzazione sbagliata durante una partita scattava la frase: «Oltramari e Patino avrebbero già raggiunto quel pallone». Un modo per sottolineare la rapidità delle due ali rossonere della prima Serie A.

Da bambino andavo a cercarne i volti sulle immagini in bianco e nero, le poche a mia disposizione. Il più simpatico era quello di un piccoletto con gli occhietti vispi, con la fascia di capitano al braccio e il gagliardetto del Foggia nelle mani. Ciccio Patino. Più e più volte ho provato a immaginare i suoi movimenti in campo. «Tecnico, sgusciante, veloce» mi dicevano. Per vedere qualche immagine ho dovuto aspettare l’avvento di Youtube. Già, perché io sono cresciuto nell’era del Commodore 64 e delle ore per caricare un videogame stampato su cassetta musicale (ahi, sto invecchiando). Al massimo potevo ascoltare un vecchio inno, nel quale venivano nominati tutti gli interpreti del Foggia di Pugliese, sciorinati come una poesia.

Mai e poi mai avrei immaginato un giorno di poter stringere la mano a uno di questi miei miti in bianco e nero, racchiusi nella cornice di una foto. Eppure un giorno ce l’ho fatta e ne ho conosciuti tanti. Tra tutti oggi amo ricordare il mio primo impatto con capitano Francesco Patino. Ottengo il numero dopo diversi tentativi e lo osservo scritto sul foglio, quasi incredulo. Lo chiamo. Mi risponde una voce calmissima, bassa, sommessa. «Pronto». Penso, «ecco, ho scelto il momento sbagliato. Sembra triste». Mi faccio coraggio e rispondo: «Parlo con il signor Francesco Patino? Sono un giornalista di Foggia». Dall’altra parte del telefono il tono di voce cambia immediatamente. Si apre, s’illumina, sembra sciogliersi nella commozione: «Foggia?!!! Ma come? Un foggiano che mi chiama Francesco? Per voi sono Ciccio! Ciccio!».

Il ghiaccio è rotto. Rimaniamo al telefono per molto tempo e ci facciamo una reciproca promessa, vederci qui in Puglia. Quello che era un semplice proposito diventa una consolidata tradizione che, nel limite del possibile, rinnoviamo ogni anno. Perché Ciccio è una persona straordinaria, da Serie A. Non solo per la sua tecnica calcistica, ma anche e soprattutto per le sue doti umane. Passare un po’ di tempo con lui significa dimenticarsi di tutto e ridere come un bambino. Se ti senti giù lo chiami e lui con due battute ti tira su il morale. E guai a metterlo vicino a Roberto Oltramari, la sua «vittima» preferita, diventerebbe addirittura esilarante.

Oggi Ciccio Patino, «eroe» della storia della nostra città, compie ottant’anni. Un solo articolo di auguri forse è troppo poco per quanto ha fatto in campo. Otto anni al Foggia dal 1959 al 1967. 163 presenze, 17 gol realizzati. Due promozioni in Serie B (1959-60 e 1961-61), una promozione in Serie A (1963-64) e la storica vittoria contro l’Inter «Euromondiale» di Helenio Herrera conquistata con la fascia di capitano. Ottant’anni per un uomo che ama ripetere: «sono di Bari ma mi sento foggiano dalla cima dei capelli alla punta dei piedi». Non esiste frase d’amore più bella. Buon compleanno Ciccio.

Biografia Autore

Domenico Carella

Direttore di Foggiasport24.com - Giornalista del Corriere del Mezzogiorno (dorso del Corriere della Sera) e conduttore della trasmissione social "4 Amici al bar", in onda tutti i lunedì su youtube e i maggiori social network. Autore dei libri "Diavolo di un satanello", "E il diavolo ci mise la coda", "GI4NNI PIR4ZZINI, una vita da capitano" e "Foggia - Inter 3-2, 31 gennaio 1965, l'impresa degli eroi di Pugliese".