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18 Ottobre 2021
Foggia Calcio

Mina vagante contro corazzata, Delio Rossi gioca Foggia-Lecce

Il doppio ex: «Grande derby. Rossoneri imprevedibili, salentini da primato»
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Cinque anni da calciatore rossonero, alcune stagioni da capitano, poi il passaggio a tecnico della Primavera e della prima squadra di Foggia e Lecce. Delio Rossi è il doppio ex della sfida in programma venerdì sera allo Zaccheria. Un derby d’alta quota che torna ad accendere la Puglia a distanza di diciassette anni dall’ultima edizione. Con lui proviamo a fare le carte al big match della sedicesima giornata del girone C di Lega Pro.

Foggia e Lecce sono state due piazze importanti nella sua carriera, quale ricordo conserva?
«Sono molto legato ad entrambe. Forse un po’ più a Foggia, perché mi ha dato la possibilità di essere calciatore professionista, di iniziare la mia carriera di allenatore, mi ha dato l’amore e una famiglia. Ancora adesso ho casa a Foggia».

E di Lecce?
«La considero la tappa decisiva per il mio approdo in grandi club. Arrivai nel 2002 a stagione in corso ma non riuscimmo ad evitare la retrocessione in B, nonostante una rosa costruita per obiettivi importanti. L’anno successivo la società innestò molti ragazzi della Primavera e venimmo promossi in Serie A. Lanciammo calciatori come Vucinic, Chevanton, Bojinov e Ledesma, che fecero la fortuna del club. L’anno successivo ci salvammo senza patemi con due giornate di anticipo, togliendoci la soddisfazione di battere in serie Juventus e Inter».

Foggia – Lecce, in programma venerdì alle 20.45, sarà anche un po’ il suo derby. Che partita si aspetta?
«Spero di vedere un buon match. Le due squadre stanno vivendo ottimi periodi di forma. Il Lecce, però, è l’autentica corazzata del girone, costruita per vincere senza passare dai play off. Il Foggia no. Trascorro le mie vacanze sul Gargano e mi soffermo spesso a parlare con i tifosi. Il loro umore questa estate era molto basso, dopo l’addio di Padalino si parlava di ridimensionamento».

Invece i rossoneri sono a ridosso delle prime e sogna in grande. Che idea si è fatto della formazione di De Zerbi?
«Può essere a mina vagante del torneo. L’allenatore, seppur giovane, si sta affermando velocemente e a Coverciano già ne parlano molto bene. Poi c’è il ds Di Bari che conosce la categoria e sta facendo bene. Non è un caso se la squadra continua a mantenere standard alti anche dopo la rivoluzione tecnica estiva. Nel calcio non si inventa niente, serve programmazione».

Crede che l’entusiasmo rinato a Foggia possa essere un volano per la squadra?
«Il solo fatto che la gente si identifichi nella propria squadra del cuore per il gioco che esprime è importante per una città come Foggia. Da quelle parti, come in tutto il Sud, la squadra di calcio è il biglietto da visita della città. Grazie a quello che stanno facendo questi ragazzi ed il tecnico Foggia sta avendo una vetrina positiva in Italia».

Il Lecce, invece, non può puntare sul fattore sorpresa e sarà chiamato a lottare fino all’ultimo per la promozione diretta.
«A Lecce hanno già capito a loro spese quanto siano difficili i play-off. Da due anni la società investe molti soldi per tentare la risalita. Dopo due tentativi hanno capito che servono i migliori calciatori di categoria, che abbiano il metro dell’intensità e dell’agonismo necessari. Vincere il campionato sarebbe importantissimo ma la concorrenza è agguerrita. Ci sono altri club che hanno investito tanto come Salernitana, Benevento e Juve Stabia».

Corriere del Mezzogiorno – Domenico Carella

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