Francia-Italia: fuga per la vittoria

Francia-Italia: fuga per la vittoria

DI RUGGIERO ALBOREA – Ciao a tutti, dopo un’assenza durata 8 partite, ritorna l’appuntamento dedicato alle sfide che hanno fatto la storia del calcio e che ci ricordano in qualche modo la partita domenicale del Foggia: andiamo “A spasso nel tempo”!

Il nostro viaggio era cominciato l’anno scorso, dopo un pareggio 2-2 proprio contro l’Ischia ed è proprio da qui, quindi, che voglio ripartire. Per il Foggia arriva la vittoria, 3-1 in trasferta con un gran bel gol del francese Gigliotti e una doppietta di Cavallaro. Oggi torniamo indietro nel tempo di 76 anni, fino al 12 giugno 1938, per parlare proprio di Francia e di francesi: perché questa è la storia di Francia-Italia, quarti di finale dei mondiali transalpini, i terzi nella storia del calcio.

Prima di scendere sul terreno di gioco, diciamo subito che Francia-Italia, nel 1938, in quel 1938, non è una partita come tutte le altre. Il mondo è sull’orlo della guerra mondiale mentre l’Italia, sotto la dittatura di Mussolini, si avvia a precipitare nella spirale di distruzione del conflitto voluto da Hitler. La Francia è ancora una nazione libera ed ospita molti intellettuali antifascisti, da Pertini a Nenni, da Nitti a Giorgio Amendola. Per la nazionale italiana, campione del mondo in carica, è uno shock quello che accade a Marsiglia, in occasione degli ottavi di finale: prima del calcio d’inizio contro la Norvegia, i ragazzi di Pozzo fanno il saluto romano e sono subissati di fischi e rimproveri, disputando l’intero match, vinto in maniera sofferta ai supplementari, con l’intero stadio contro. La Francia, al contrario, arriva ai quarti dopo aver superato senza troppe difficoltà il Belgio con il punteggio di 3-1.

La vigilia del match è scaldata dalla polemica sulle divise. La Francia, padrona di casa, sceglie la casacca blu, obbligando l’Italia a indossare la seconda tenuta. Bianca, come avveniva frequentemente, o rossa, come un po’ provocatoriamente propongono i cugini d’Oltralpe. La scelta dell’Italia è però diversa: su indicazione diretta di Mussolini, si scende in campo con le divise nere. Per fortuna la politica si ferma qui e in campo, a Colombes, piccolo comune alle porte di Parigi, davanti a 60.000 spettatori, va in scena un match bello, intenso e avvincente.

L’Italia si porta subito avanti con Colaussi che infila l’incerto portiere francese Di Lorto già al nono minuto di gioco; ma il vantaggio dura poco e, dopo 1 solo minuto, la Francia perviene al pareggio con Heisserer. Nella ripresa la musica cambia, Meazza sale in cattedra, mentre il finalizzatore che con una doppietta conduce l’Italia in semifinale risponde al nome di Silvio Piola, il miglior marcatore di tutti i tempi nella storia della serie A. Prima – al 51′ – colpisce di destro, poi – al 72′ – chiude il match con un colpo di testa, in entrambi i casi sfruttando gli assist dell’inarrestabile ala destra Biavati. La partita termina 3-1 per l’Italia e i calciatori, questo tramandano le cronache, lasciano il campo fra gli applausi degli spettatori francesi, consapevoli che a vincere era stata la squadra più forte.

Lo “Stade olympique Yves-du-Manoir” di Colombes sarà anche la sede della finalissima dei mondiali e diventerà famoso per aver ospitato la più celebre partita di calcio nella storia del cinema: quella tra militari tedeschi e prigionieri Alleati in “Fuga per la vittoria”, film di John Huston del 1981. E intanto gli italiani, finalmente tornati azzurri, sconfiggeranno prima Brasile e poi Ungheria per alzare al cielo, il 19 giugno 1938, per la seconda volta consecutiva, la Coppa Rimet. E mentre nel 1934 la vittoria non era stata poi tanto limpida a causa dei soliti favoritismi che spesso premiavano il paese organizzatore, questa volta il trionfo era arrivato in terra straniera. Chissà, forse senza l’assurda follia della seconda guerra mondiale, Meazza, Piola e Vittorio Pozzo avrebbero anticipato di 28 anni l’impresa dei tri-campioni brasiliani, trionfando nella Rimet anche nel 1942!

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